Diego Spagnoli: «Modena Park e Imola 1998, due concerti indimenticabili»

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Diego Spagnoli
Foto di Biagio Ruggieri

Intervista e foto sono di Biagio Ruggieri, che ringraziamo per la collaborazione.

Da 35 anni è il direttore di palco di Vasco Rossi. Ma per i fan del Blasco, dal 1996, è anche il “presentatore della band”. Abbiamo incontrato ed intervistato Diego Spagnoli allo Showroom di Noventa Padovana, in occasione del Christmas Party organizzato dalla tribute band Nuovo Fronte del Vasco e da Naviglio, insieme al Vasco Fan Club Caorle (nella foto sotto alcuni iscritti).

Diego Spagnoli

Modena Park: per te è stato un concerto come tutti gli altri o il tuo lavoro è stato più difficile?
In apparenza era un concerto come tutti gli altri. Mi sono accorto che non lo era nel momento in cui ho realizzato che era unico e irripetibile. Quando vai a fare un lavoro e devi avere la scorta della scorta… Devi pensare che può essere più difficile  perché  non puoi assolutamente sbagliare. Me ne sono reso conto dopo di quanto era imponente.

Lavori con Vasco da 35 anni: qual è l’episodio più curioso che ti è capitato di vivere in questo lungo arco di tempo?
Legato al pubblico avvenne credo durante un concerto del 1985. Un ragazzo, per dimostrare il suo attaccamento verso il cantante, continuava ad alzarsi e a sputare sul palco, tanto che Vasco a un certo punto mi disse: «se lo fa ancora, io prendo e me ne vado». A quel punto scesi e feci una cazzata, mettendogli le mani addosso. Capii di aver commesso un errore e cercai in tutti i modi di rimediare a fine concerto. Lo trovai nuovamente e gli chiesi scusa per l’enorme cavolata fatta. Ma lui mi ringraziò esclamando: «Noo… per Vasco questo ed altro».
Legato al cantante nel 1990 a San Siro: alla fine di Albachiara, come tutti sanno, Vasco prende e scappa via senza salutare. Quella volta, invece, all’improvviso tornò indietro e mi disse: «Ma non era meglio se c’era qui la Steve Rogers Band?». E’ una cosa bella sapere quanto l’artista tenesse ad ogni singola persona del gruppo, che lo ha aiutato in vari momenti di vita non positivi.

Tralasciando Modena Park, qual è il concerto che non dimenticherai mai?
Il primo di Imola, quello del 1998. Ero stato promosso di grado ed eravamo senza un’agenzia. Quindi, per quel concerto, mi sono ritrovato a fare non solo il mio lavoro, ma molto di più, e il risultato lo si è visto. Ci aspettavamo 30-40 mila persone ed ogni minuto aumentavano, tanto che per i primi quattro pezzi, data l’emozione, non riuscivo nemmeno a guardare la band.

Come nascono le presentazioni della band? E’ tutta farina del tuo sacco?
Assolutamente sì. Nascono anche per caso, o per la necessità di capire davvero cosa il pubblico vuole sentire. Spesso e volentieri nascono anche all’ultimo minuto.

Qual è il tuo rapporto con i fan?
Per me i fan sono il mio stipendio. La gente che ama Vasco o me merita rispetto, ognuno di loro ha la voglia di condividere attimi splendidi di musica. Loro sono il termometro di quello che stiamo portando avanti. Non mi reputo rappresentante di nessuno, perché faccio parte di una meravigliosa famiglia.

Se non avessi fatto questo lavoro, quale avresti scelto?
Ho cercato nella mia vita  quasi sempre di mandare giù dei rospi, ma fortunatamente ho fatto fin dall’inizio qualcosa che mi piaceva. Sono cresciuto con la musica ed ho capito che potevo trarre del vantaggio cercando un lavoro in questo campo e così è stato. Bisogna sempre credere in se stessi!

Qual è’ la tua canzone preferita di Vasco?
Ce ne sono molte, ma la mia preferita è Vivere.

Noti mai gli striscioni allo stadio ? Ce n’è uno che ti è rimasto impresso?
Non li guardo spesso, ma me ne hanno fatto vedere uno che mi ha colpito più di tutti. Diceva: «Vasco come Padre Pio». Fa ridere, lo so, ma fa capire la sensazione che uno prova quando va ad un suo concerto… E’ come una comunione! Siamo tutti lì, a condividere dei momenti di pura emozione.

C’è un artista con il quale ti piacerebbe lavorare?
Gli artisti sono molto strani, fa parte dell’arte. A volte sul palco sono differenti rispetto alla vita reale. Vasco invece è come lo vedete. Se dovessi scegliere con chi lavorare, e solo per curiosità, direi Fabri Fibra. Mi intriga come utilizza le parole e come personaggio mi stimola.

Hai dovuto rinunciare a qualcosa nella tua vita per arrivare a ciò che sei?
A pensarci bene no, perché l’amore mi ha aiutato. Certe volte devi mettere sul piatto della bilancia che cosa può  essere bene o male. Ricordatevi che con gli errori si cresce e non con i successi.

«Il cielo lasciamolo ai passeri, noi restiamo con i piedi per terra»: che significato hanno per te queste parole?
Sono molto legato  a queste parole, perché tutto è partito da Fronte del Palco. Sappiamo che abbiamo una vita al di fuori di un concerto. La vita non è facile, ma a volte basta avere un complice e tutto è già più semplice. Vorrei sentirmi un complice di tutti voi quando dico questa frase.

Un ricordo di Guido Elmi?
Guido è stato non un fratello, anche se mi chiamava cosi, ma un padre, come  per molti altri. E’ stata una persona che ha lasciato il segno. Anche se non condivisa da molti, apprezzavo di lui la sua onestà intellettuale.

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