Happy Bruce Year!

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Ci siamo, anche quest’anno siamo arrivati al momento dei consuntivi e delle speranze. E’ stato un anno bello, gratificante? O al contrario, sono stati 365 giorni di fatiche, delusioni, incazzature? Lascio ad ognuno i propri conti. Io – da queste righe – faccio un piccolo bilancio dell 2017 di Bruce. Un anno che per il Nostro si è aperto con il party di commiato dalla Casa Bianca di Michelle e Barack Obama, ormai grandi amici suoi e di Patti. Poi c’è stata l’enorme delusione per l’elezione dell’ineleggibile che ha spinto Bruce – nel frattempo partito in tour per Australia e Nuova Zelanda  – a (auto) proclamarsi come la New American Resistance. C’è stata anche l’apertura di un museo interamente dedicato a lui che raccoglie tutto ciò che è stato pubblicato nel mondo, oltre a una serie di “cimeli” di fronte ai quali si è stupito perfino lui che ha detto: “Ci sono più cose mie qui dentro che nella cantina di mia madre!”. Ma ciò che ha caratterizzato il 2017 di Springsteen (e in parte il nostro) è stato l’annuncio dello spettacolo teatrale a Broadway: il racconto fatto dallo stesso Bruce della sua vita, della sua musica, della sua carriera. Il tutto fatto con l’ausilio di un pianoforte e di una chitarra, in un teatro da 960 posti. Be’, il sogno (per me) di una vita. Avere la possibilità di vedere il tuo idolo assoluto, il tuo modello di uomo, il tuo Artista di riferimento, quello che ti ha cambiato la vita, nella città che più ami al mondo (insieme a Roma). Un sogno, appunto. Perché per comprare i biglietti ti dovevi registrare (fatto!)  e sperare in una botta di fortuna colossale. Non sono mai stata fortunata al gioco, inutile dirlo. Nel frattempo l’autobiografia di Bruce, o meglio la sua versione audio (letta – va da sé – da lui stesso),  ha ricevuto la nomination al Grammy 2018 come Best Spoken Word Album, ma di questo parleremo tra qualche settimana perché la cerimonia di assegnazione si terrà il 28 gennaio prossimo a New York, ovviamente. Se dovessi fare una compilation con 12 canzoni che  hanno caratterizzato questo 2017 e che ho ascoltato di più, sarebbe questa:

1. American Skin, a gennaio l’elezione dell’ineleggibile con tutte le sue conseguenze e le manifestazioni di protesta, mi ha fatto ripensare molto che si può essere ammazzati solo per voler vivere nella tua pelle americana 

2. My love will not let you down, a febbraio c’è il mio compleanno e l’amore di chi mi circonda non mi delude mai!

3. Jungleland, a marzo a Roma si ricomincia ad uscire molto più spesso e vi assicuro che la Capitale è sempre più giungla…

4. Secret Garden, aprile dolce dormire e questa è una delle canzoni più tenere e sognanti di Bruce

5. Better Days, a maggio si comincia a respirare il profumo dell’estate

6. Drive All Night, a giugno le giornate sono infinite e fare l’alba guidando verso il mare è un’esperienza indimenticabile

7. Tougher Than The Rest, a luglio iniziano le vacanze, il mare, la prova costume, le feste estive… ci vuole il fisico!

8. The River, eh sì, ad agosto ci stanno sempre bene le notti giù al fiume, sul lago o in riva al mare

9. Working on a Dream, a settembre ricomincia veramente l’anno: partono i buoni propositi e i nuovi progetti su cui lavorare

10. The Rising, a ottobre bisogna sempre comunque rialzarsi per ricominciare l’anno

11. Bobby Jean, novembre è il mese più triste dell’anno e solo gli amici veri possono farti passare la malinconia…

12. Santa Claus is Coming to Town, dicembre è Natale, punto.

Non mi resta che augurare a tutti gli Springsteeniani un 2018 pieno di gioia, di felicità e di canzoni del Boss (a proposito, il 2018 pare sia l’anno buono per il nuovo disco…). Tra i miei sogni – che resteranno tali – quello di rivedere ancora una volta sul palco abbracciato a Bruce il leggendario Clarence (lacrima…), tra quelli invece che si potrebbero avverare, inutile dirlo, un bel viaggio a New York anzi a Broadway. Sognate tutti, sognate sempre, sognate anche quando rimanete delusi perché i sogni poi, alla fine, si avverano. Lo dice anche Bruce: Talk about a dream and try to make it real…

 

 

La foto in evidenza è presa da internet

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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