Assassinio sull’Orient Express

Il classico di Agatha Christie alla maniera del cinema teatral-popolare di Kenneth Branagh

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Assassinio sull’Orient Express
di e con Kenneth Branagh e con
Penélope Cruz, Michelle Pfeiffer, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad
Voto: postmoderno

Quarantatre anni dopo di nuovo tutti in treno per scoprire chi ha ucciso l’uomo il cui delitto ha unito tanti destini. Branagh si confronta con L’assassinio sull’Orient Express di Sidney Lumet del ’74, che giocava in punta di star (Bacall, Bergman, Cassel, Connery, Bisset, Perkins, Widmark, Redgrave, Gielgud) e si prende da gigione pure la parte dell’investigatore Poirot (che allora era toccata a un algido Albert Finney). È l’occasione per fare il suo cinema postmoderno teatrale: il consueto plot alla Agatha Christie (tantissimi indiziati con una storia misteriosa alle spalle in un ambiente claustrofobico) è stato trasformato in un’opera shakespeariana di teatro popolare, con fondali evidenti e favolosi aiutati dall’elettronica: un Orient Express da rivista pulp in una natura tra la Transilvania del Dracula di Coppola e i ghiacci del Frankenstein di Branagh. E con movimenti di macchina da presa curiosi per un film statico ambientato su un treno deragliato.  Il Poirot di Branagh è un teatrante tragico e virile (l’opposto dell’ometto/ovetto tutta testa, persino un po’ eunuco, dei film precedenti) che dirige i suoi attori sul tema della Coscienza e della Giustizia come in un feuilleton. In partenza si concede un prologo da avventura neovittoriana “en plein air” e in arrivo si confeziona addirittura il trailer di Assassinio sul Nilo: sì, lo farà lui e si confronterà con la regia di Guillermin e il Poirot di Peter Ustinov…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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