Giancane: Ansia e Disagio 66cl alla volta

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Giancane

L’anno nuovo spesso porta un’agognata seconda chance, o meglio il concetto di liminalità ci spinge a crederci ma insomma il concetto è questo: è una scusa per riprovare o ricominciare.

Dall’ultimo concerto vissuto all’Olimpico di Roma con Bono e compagnia suonante mi sono ritrovato alla seconda data romana di Giancane: per fare un paragone rapido (supponendo che voi siate maggiorenni altrimenti mi denunciano) andate dal fialettaro di San Lorenzo e sparatevi tre Baudelaire di fila (Assenzio e altre cosette carine) poi recatevi dal Bangladino e prendete una birra in bottiglia.

Più specificamente una Peroni da 66.

L’effetto è quello.

Negativo? Tutt’altro.

Giancarlo e la sua formazione si confermano portatori sani di un bagaglio musicale sempre interessantissimo, ma questo d’altronde non lo scopriamo certo oggi, sia dal punto di vista della qualità che della varietà: la scaletta mescola sapientemente i due album accontentando tutti e lasciando tempo per respirare tra un pogo e l’altro (con l’ultimo particolarmente violento per soddisfare le richiesti di un Lucchesi carico a pallettoni).
GiancaneNonostante la moderata capacità del Largo Venue e le previsioni del mio amico che sentenziò “Ao saremo tipo tre persone” ho potuto notare con piacere che l’affluenza era abbastanza numerosa da dare parecchia soddisfazione a chi sta sul palco ma allo stesso tempo permetteva di muoversi e di non stare troppo appiccicati, il che senza dubbio contribuisce alla fruibilità della serata.

Immancabile nell’atteggiamento e nelle liriche quell’ironia sfacciata, nichilista e discretamente grottesca manifesto del suo stile che riporta alla mente sempre il famoso bit  di Louis C.K. in cui dimostra che il cervello umano è diviso sempre tra l’Of course e il But Maybe… (andate a cercarlo perché merita veramente tanto)

Si strilla. Si balla. Si ride.

Se dovessi riassumere la serata in una parola direi Sticazzi.

Scusate il francese ma Sticazzi è la parola d’ordine dal primo all’ultimo istante di concerto: dal mood della formazione al cantante che sbaglia le strofe e riparte con classe, dal ritardo che causano all’agenda del locale fino all’imprevisto del Blackout che si abbatte proprio sul momento clou di 2 Volte 6 passando per il microfono che fa le bizze.

E se abbiamo calcolato male i tempi e per qualche motivo non tutti sul palco sono pronti?

Ci pensa Lucchesi che tira fuori dal cilindro La Solitudine della cara Laura facendola cantare anche a chi aveva l’aspetto di esser appena tornato dal set di Sons Of Anarchy (tra l’altro hanno annunciato oggi lo spin-off e sto in solluchero).

La scaletta come abbiamo già detto porta tutti i pezzi più importanti di ambo gli album: Hogan Blu, Disagio, Limone e (ovviamente) Vecchi Di Merda dominano la scena e fanno raggiungere il picco di decibel da parte di chi è sotto il palco ma la partecipazione del pubblico rimane sempre costante mentre un folk cattivissimo infiamma i pressi del Forte Prenestino.

Il romanticismo più puro e sincero di 2 volte 6 (come già detto purtroppo spezzata da un improvviso black-out), l’inno Una vita al top, quel tocco cinico e dissacrante di Buon compleanno Gesù compongono altri momenti alti di un concerto con un’ossatura solida e creano un clima fantastico per la conclusione a effetto con la comparsa “a sorpresa” di Rancore proprio nel mezzo di Ipocondria.

Tarek è come al solito ineccepibile e clamoroso (mi fermo qua sennò esagererei nel mio fangirlare in maniera vergognosa) e quel poco che fa lo fa valere molto, si ferma poi a cantare anche Tattattira giusto per gradire e dare il La all’epilogo: una ripetizione di Disagio ma più carica per chi suona e più violenta per chi ascolta.

Se tu che leggi conosci già Giancane ti servirà solo una piccola conferma, in caso contrario beh se questo gruppo di debosciati passa vicino casa tua e hai 10 € a disposizione facci un salto senza esitare, magari non ti piacerà ma ti divertirai.

A quel punto se proprio non ti è piaciuta la serata con i due euro rimanenti dirigiti al primo minimarket e stappati una Peroni da 66 più fredda della notte di Gennaio, su questo almeno Giancane ci ha azzeccato.

Non dir di no!

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Uomo dell'anno 2006 secondo il Times,Procrastinatore olimpico, radio speaker senza seguito, drogato di musica e cinema, calamita per gente al limite del caso umano. Ma ho anche dei difetti. Ah e scrivo articoli.

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