Francesca Michielin a 2640 metri sul livello del mare

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Michielin

Stretti come sardine per ascoltare e sentire cose sull’ultimo album di Francesca Michielin, quel 2640 che altri non è che l’altezza di Bogotà, un’altezza che ti avvicina alle nuvole. Michielin si presenta con un gruppo di giovanissimi alle spalle, gli stessi musicisti con cui partirà in tour il 17 marzo da Milano, dopo l’anteprima di Parma del giorno prima. Primo album italiano a uscire in questo 2018, preparato nel corso dell’ultimo anno passato tra preproduzione, incisione e missaggi, quindi tra gli studi americano e milanese di Michele Canova, che ha prodotto l’album. Per i missaggi ci hanno messo lo zampino anche Pat Simonini e Pino “Pinaxa” Pischetola nei rispettivi studi milanesi.
«È stato un lavoro di preproduzione molto accurato – precisa Michielin – si è poi trattato di capire quali fossero le cose importanti da mantenere, da potenziare o perfino eliminare. Per filosofia ho scelto la regola “less is more”, anche se appare un disco denso, ma in realtà non ci sono tantissime cose dentro. Di base è stato mantenuto il lavoro di preproduzione, tranne che in Tropicale, una ballad che ha subìto un sostanziale cambiamento nella realizzazione finale».
Per far ascoltare le prime canzoni Michielin imbraccia un grosso basso Fender, poi passa ad armeggiare aggeggi elettronici per modificare la voce, usando due microfoni, secondo l’effetto da produrre. Il singolo Vulcano è già conosciuto, essenso in rotazione da tempo, ma ora ha lasciato il posto al nuovo singolo Io non abito al mare scritto con Calcutta, che con lei firma pure La serie B, titolo ispirato alla retrocessione del Vicenza, come metafora di una grande delusione d’amore.
«In effetti è stata una grande delusione per tutti noi in famiglia – aggiunge Michielin – noi che avevamo i poster della squadra appesi nelle camerette». Lo sport è molto presente nelle nuove canzoni, un album in velocità, che spazia da un argomento all’altro. La canzone che chiude l’album si intitola addirittura Alonso: «Ho voluto dedicarla al pilota di Formula Uno perché mentre stavo preparando l’album guardavo le gare di Formula Uno e notavo le difficoltà che incontrava un pilota come Alonso, il dover lottare con una macchina che non gli offriva occasioni di vittoria. Così, dopo aver scritto la canzone, sono andata a trovarlo ai box l’estate scorsa e ho potuto constatare che è una persona dolce e forse nella canzone sono stata un po’ struggente, me ne sono quasi pentita di averla scritta così».
Ancora firmata con Calcutta c’è Tapioca, brano dove sono state inserite tracce in lingua ghanese campionate da Cosmo, brano di ringraziamento e pieno di gioia e ancora Calcutta, insieme a Dario Faini, firma Tropicale, ricco di sonorità innovative, come si diceva molto lavorato in sala di incisione.
L’album si muove su una triade di simboli che rappresentano lo stato attuale della ventiduenne Michielin, tre simboli che diventano i temi del disco. Il primo è un Vulcano rosso, come le parole più crude da comunicare. Il secondo è un Mare, blu e caotico, da imparare a ascoltare. E il terzo è una Montagna, alta, dove si arriva sulla cima solo per provare a immaginare. Così recitano le note d’accompagnamento di un disco che si muove su più fronti arrivando perfino a proporre un brano come Lava che lei stessa definisce «violento». Un brano tutto in inglese, piacevolissimo con ritmo da discoteca: «Si, perché Franceschina non è solo carina -precisa – ho voluto riprendere un concetto di comunità e di donne nella comunità. Come un manifesto per i diritti che ancora oggi le donne sono costrette a conquistare. Il testo parla di un episodio di amore molto complesso e rabbioso, in cui la donna è un oggetto, è il divertimento dell’uomo, e viene anche ferita sia verbalmente, sia fisicamente. Il testo è ispirato a Tahiti di Bat For Lashes, dove però la protagonista sembra essere completamente soggiogata dalla comunità e dalla figura maschile. Qui invece c’è ribellione, desiderio di ritrovarsi, o meglio, c’è voglia di trasformare il malessere in energia potente e comunicativa. I suoni rievocano un vulcano intento ad esplodere, c’è visceralità, c’è senso di ribollire interno, reso soprattutto dalla componente drum&bass». E con questo possiamo chiudere questa presentazione. Domani il disco sarà disponibile e scopriremo altre canzoni, altri testi, altri suoni, in attesa del Festival di Sanremo, di cui, fortunatamente, non si è parlato.
Nel video che segue, Francesca Michielin racconta il suo nuovo album.

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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