Mirkoeilcane e la sua “Stiamo tutti bene” alla conquista del Festival di Sanremo

0
Mirkoeilcane

Mirko Mancini, romano, classe 1986, in arte Mirkoeilcane: ha superato tre selezioni e dal 6 al 10 febbraio sarà in gara al Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte. Chitarrista e compositore di colonne sonore, due anni fa ha pubblicato il suo primo disco, intitolato semplicemente Mirkoeilcane. Poi, in rapida successione, ha vinto il Premio Bindi, il Premio InCanto,  il premio per il miglior testo e la migliore interpretazione di cover al Premio Musica Controcorrente e, per buon peso, il sul primo disco è stato tra le cinquanta opere prime candidate al Premio Tenco. Nel 2017 ha poi vinto Musicultura.

Lo scorso 15 dicembre, con la sua Stiamo tutti bene, ha conquistato giuria e pubblico da casa di Sarà Sanremo, acquisendo il diritto di partecipare alla più importante manifestazione musicale italiana (dove sarà diretto dal maestro Fio Zanotti). La canzone è arrivata inaspettata e diretta, anche grazie ad un’interpretazione così particolare da risultare subito efficace. E’ un personaggio fuori dagli schemi Mirkoeilcane, uno di quelli che dopo due minuti di conversazione hai già capito tutto il suo enorme amore per la musica. Lo abbiamo intervistato.

Mirkoeilcane

Stiamo tutti bene è un brano che rappresenta la tua musica o è un episodio a parte?
La rappresenta nella parte relativa al testo. Faccio sempre molta attenzione affinché il testo abbia un senso logico, che le parole siano quelle giuste, senza mai cadere nel banale. Nel senso del genere musicale, invece, vagamente esula. Di solito sono un po’ più ironico nelle canzoni, ma anche in questa c’è un filino di ironia, se la si va a cercare.

Tratti un tema molto difficile, come quello dei migranti, visto attraverso gli occhi di un bambino. Perché questa chiave di lettura?
E’ il modo in cui mi è arrivato questo messaggio. Ho immaginato che la tipologia di persona meno indicata per affrontare questo tipo di viaggio fosse proprio un bambino. E poi, sicuramente, è un modo più semplice ed efficace per fare arrivare un messaggio che altrimenti sembrerebbe banale e già ascoltato. Sentendo un bambino che parla di queste cose con ingenuità il messaggio arriva prima.

Quando si trattano temi così, c’è il rischio di cadere nella retorica?
Assolutamente sì. Nel mio caso mi auguro non accada e forse il fatto di far parlare un bambino fa parte anche della volontà di sfuggire dalla retorica, che con un argomento così è dietro l’angolo. La vediamo in tv, sui giornali, ovunque tutti i giorni, tanto da esserci ormai abituati ad alcune immagini. Ho cercato di fare mia questa realtà e fare in modo che il messaggio arrivasse veramente e non entrasse da un orecchio per uscire dall’altro.

Hai un produttore importante come Steve Lyon (ha lavorato con Paul McCartney, Depeche Mode e Cure, ndr). Come è nata questa collaborazione e cosa ha dato in più alla canzone?
Il suo curriculum precede qualsiasi altra informazione in merito. Ci siamo incontrati in occasione di un Premio al quale ho partecipato un po’ di tempo fa e che ho vinto e lui ha espresso un giudizio positivo nei confronti della mia musica. Successivamente abbiamo deciso di collaborare. Per quanto riguarda la canzone, ha contributo con la sua capacità di trovare soluzioni non banali. E’ stato molto bravo a caratterizzare alcune parti del pezzo e a renderle anche musicali, considerando fra l’altro che la canzone ha una struttura particolare, senza ritornello.

La canzone di Sanremo anticipa un disco?
Sì, anticipa il mio secondo disco, che uscirà subito dopo il Festival. Sarebbe uscito comunque in questo periodo, non è stato preparato apposta per l’occasione.

Un disco all’attivo, uno di prossima uscita, ma su Facebook scrivi che stai già lavorando al terzo…
E’ vero. Sarà il periodo, saranno le cose che mi circondano, ma scrivo continuamente e leggo continuamente. Vado avanti: finché c’è attenzione e finché c’è l’ispirazione, scrivo.

Mirkoeilcane

Cosa ti aspetti dal Festival?
Mi auguro che, in un modo o nell’altro, molte persone si affezionino al mio modo di fare musica e non solo a questa canzone. E spero di fare amicizia con più persone possibili e mantenerle vicine nel mio percorso musicale.

Che atteggiamento hai nei confronti di questa manifestazione? Per te è solo una vetrina promozionale?
Assolutamente no, non sono il tipo da snobbare una cosa sacra come il Festival di Sanremo. L’ho visto per trenta volte sul divano di casa e la trentunesima sarò sul palco. Ho grande rispetto per questa manifestazione e sono orgoglioso di parteciparvi.

Hai vinto premi importanti. Partecipare a questi concorsi ti ha aiutato nel tuo percorso?
Mi ha aiutato dal punto di vista dell’autostima, facendo il cantautore non sai mai se quello che stai facendo è utile o piaccia a qualcuno. Avere delle conferme sicuramente mi ha dato forza per continuare. Non so in realtà quanto questi Premi abbiano influito sul fatto di essere arrivato al Festival, sicuramente in una scaletta di importanza Sanremo sta in cima. E’ una cosa molto grande da affrontare, anche perché è un confronto molto bello con chi, come me, scrive canzoni e si sbatte per cercare di farle conoscere a quante più persone possibili.

L’ipotesi di partecipare ad un talent l’hai mai presa in considerazione o è un mondo che non ti piace?
Non mi piace, ma non per stereotipo, ma semplicemente perché sono un cantautore. Questi talent si propongo di trovare “la voce della nazione”, mentre io ho una vocalità adatta a cantare canzoni da cantautore, non potrei mai cantare una cover di chissà chi, con particolare estensione. Mi basta cantare le mie canzoni.

In passato hai scritto anche un libro, intitolato Whisky per favore. La carriera di scrittore l’hai abbandonata?
In realtà è più che altro una canzone molto lunga, tanto è vero che lo stesso titolo lo si trova anche sul mio primo disco. E’ stato un modo diverso di esternare quello che ho da dire. Sto continuando a scrivere, ma senza voler mischiare le due cose. E’ più un’esigenza che una cosa a cui punto.

Ci riveli perché ti chiami Mirkoeilcane?
Me lo chiedono tutti, ma è una cosa che tengo segreta. Non la sanno nemmeno mamma e papà, è un gioco e rimane tale.

CONDIVIDI
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here