Il ritorno di Cosmo è smaccatamente elettropop [video intervista]

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Cosmo

Esce domani Cosmotronic, il nuovo album di Cosmo. Una boccata di aria fresca smaccatamente elettropop che non ha nessun’altra velleità se non quella per cui è stata pensata: far ballare le persone.

Un disco doppio che prima cede alla tentazione della canzone d’autore, anche se dell’aggettivo rimane solo il fatto che Cosmo abbia scritto testi e musica, e poi si lascia andare a brani puramente dedicati alla cultura del clubbing, da suonare nelle discoteche di tutta Italia. Cosmo diventa un producer, un Dj – anche se ci tiene a sottolineare che lo è da poco – si appassiona ai suoni del mondo, alle voci, alle melodie etniche. Campiona musica siriana, grida di figli e amici come quelle di Francesca Michielin e Calcutta (contenute nel brano Tristan Zarra), parla di politica a modo suo, mascherando il  pensiero dietro un muro di caos (sempre Tristan Zarra) e in riferimento al brano dice: «Questa canzone è la più sperimentale e audace che abbia mai scritto e ho voluto prendermi tutte le libertà del caso nascondendo la sperimentazione dietro ad un brano all’apparenza pop e demenziale. In realtà è un pezzo politico, anarchico, dadaista. La struttura e ciò che accade musicalmente sono uno schiaffo dopo l’altro è uno schiaffo alle regole della canzone italiana».

Cosmo

Cosmotronic si ascolta, ma soprattutto si balla. I concerti previsti in primavera saranno feste lunghe tutta la notte, dopo l’esibizione di Cosmo ci saranno di data in data alcuni dj ospiti speciali. Prima di approdare in Italia Marco Jacopo Bianchi, questo il nome all’anagrafe, suonerà nei club europei.

Le date di Cosmotronic – Il Tour:

17 marzo – Bologna – Link
23 marzo – Firenze – Tenax
24 marzo – Milano – Fabrique
30 marzo – Torino – OGR
06 aprile – Roma – Atlantico
07 aprile – Napoli – Duel Beat
14 aprile – Marghera (VE) – Rivolta
21 aprile – Bari – Demodè

I biglietti sono disponibili su Ticketone.

Cosmo racconta “Cosmotronic”

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Vent’anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.

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