Dove sta andando la musica dal vivo?

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Elio e Le Storie Tese in concerto al Forum di Assago il 19 dicembre 2017 - © Foto: Riccardo Medana

Ieri diversi siti hanno riportato una notizia che, fermandosi al titoli, sembrerebbe sensazionalististica: Paul McCartney lancia l’allarme, la musica è in pericolo.
In realtà se si va a fondo alla questione si scopre che il discorso è ben più ampio: McCartney, insieme a Nick Mason e Billy Bragg, si è schierato in appoggio a una campagna parlamentare che mira a proteggere dalla chiusura i locali in cui si fa musica.
Ha dato il suo sostegno all’iniziativa di UK Music promossa dal parlamentare laburista John Spellar nel tentativo di attuare il principio dell’”Agente di cambiamento”. Questo principio costringerebbe gli speculatori edilizi a tenere conto dell’impatto dei loro affari sulle attività preesistenti, salvaguardando ad esempio i locali in cui si suona.

Il suo commento è stato lapidario «Senza i club, i pub e i piccoli locali la mia carriera nella musica sarebbe stata molto diversa. Se non supportiamo la musica a quel livello, il futuro della musica in generale è in pericolo».

E in Italia come siamo messi? Dove sta andando la musica dal vivo? I grandi numeri ci dicono che il settore è florido ed in espansione, come testimoniano i dati rilasciati da Assomusica in occasione della Milano Music Week. Ma la musica nei club, dei piccoli locali che dovrebbero veder nascere i talenti del futuro in che condizioni versa? Pessime, mancano i locali, manca chi crede ed investe sulla musica di qualità e cosa ancora più importante, manca il pubblico. Ed i pochi imprenditori ancora rimasti che eroicamente credono nella musica stanno scomparendo.
Qualche mese fa ha annunciato che presto chiuderà i battenti, dopo 18 anni, un locale storico di Milano, la Salumeria della Musica, ed a sentire il fondatore, Massimo Genchi Pilloli, la situazione è estrema. «Sono io ad essermi stufato di questo mondo. A Milano c’è poca gente disposta a investire sulla musica di qualità. Noi abbiamo cominciato col jazz – racconta Genchi – ma via via, per far andare avanti l’azienda, abbiamo dovuto cambiare. Sono costretto a mettere in programmazione serate più lontane dal mio gusto, come i tributi a grandi del passato, ad esempio Lucio Battisti. Gradualmente il livello del pubblico, e della musica, si è abbassato. E anche per me c’è un limite a tutto».
E questo è solo uno di tanti esempi simili.

Avevamo parlato di questo argomento anche con Federico Poggipollini (QUI l’intervista completa). Lui si era detto dispiaciuto del fatto che «la musica live fosse penalizzata. Penalizzata non dai locali che fanno di tutto per tenerla viva, ma dal fatto che secondo me stiamo assistendo ad un progressivo disinteresse verso quel che non si conosce. Trovo che la gente abbia bisogno di essere pilotata verso cose già sentite. Trovo che sia sparita la curiosità, ed è una cosa che succede anche a me, di andare a scoprire qualcosa di diverso, che non si conosceva. Una volta invece riuscire a portare nella tua compagnia qualcosa che gli altri non avevano mai sentito o non conoscevano era motivo di vanto».

In questo contesto già drammatico si inseriscono poi i Talent Show, additati spesso come il male assoluto o come l’elemento che ha distrutto il mondo musicale. Una delle critiche più ricorrenti che viene fatta ai (pochi) talenti che escono da questi programmi è la “fretta” di voler tutto e subito e l’assenza, nel proprio percorso, di una qualsiasi gavetta.

Una cosa è certa, se questo trend dovesse proseguire, quali sono le possibilità di scoprire nel prossimo futuro artisti che han fatto del sudore e dei concerti il loro credo come i Thegiornalisti, Calcutta, Cosmo o Ermal Meta?

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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