Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Una madre, un delitto, un on-the-road tra lutto e legge

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Tre manifesti a Ebbing, Missouri
di Martin McDonagh
con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hodges
Voto 8

Ebbing. Missouri. Una ragazza è stata massacrata. La madre ha fatto scrivere su tre cartelloni pubblicitari in nero su rosso tre frasi da leggere arrivando in auto: “stuprata mentre moriva”, “nessun arresto?” e “ come mai capo Willoughby?”. I tre manifesti hanno un effetto deflagrante. I poliziotti (che hanno una brutta fama di razzisti e picchiatori) si innervosiscono, i buoni cittadini perbene si innervosiscono e si dividono, lo sceriffo è al limite… Da qui per non dire di più dovreste aspettarvi un film sudista, sudato, manesco e tutto dialogato a base di fuck!. E lo è. E insieme è un film inatteso, brillante, sulla disperazione, sul combattimento e sulla pietà, un corpo a corpo spirituale che spesso, sull’orlo della tragedia fa scoppiare a ridere. Il regista McDonagh è quello di In Bruges, storia di killer che sembrava un Tarantino ripassato su Beckett. È un drammaturgo inglese, McDonagh, adora le storie complicate che si snodano per complicazioni e non si prendono sul serio (era suo anche 7 psicopatici), ha in mente immagini chiave della cultura americana: la protagonista è vestita esattamente come l’operaia del manifesto di propaganda di guerra della Westinghouse We Can Do It: tuta, foulard stretto alla nuca, muscolo in vista.“ Rosina la rivettatrice”, simbolo della donna operaia americana che mai avrebbe mollato e poi manifesto femminista. È tutto lì. E spiega i premi alla sceneggiatura a Venezia, il premio del pubblico a Toronto, i Golden Globe che di solito sono anticamere dell’Oscar. Occhio alla performance di Sam Rockwell…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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