La mostra sui Pink Floyd sbarca a Roma: tutte le info utili

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Mostra Pink Floyd a Roma
Articolo di Stefano Girolami (The Lunatics)

La hall del Museo d’Arte Contemporanea di Roma (Macro) è un luccichio di flash quasi accecante quando fanno il loro ingresso due attempati giovanotti di nome Nick Mason e Roger Waters. C’è un po’ di calca e i primi momenti della conferenza stampa di The Pink Floyd Exhibition, Their Mortal Remains (la mostra è visitabile dal 19 gennaio al primo luglio 2018, 18 euro d’ingresso) sono piuttosto concitati, fra equilibrismi da fotografo e palpabili emozioni d’antan. Al lungo tavolo della presentazione, insieme a Nick e Roger, siedono la sindaca di Roma Virginia Raggi, il vicesindaco con delega alla cultura Luca Bergamo e il commissario per la gestione provvisoria di Palaexpo Innocenzo Cipolletta. Dietro gli astanti, con taglia di pantalone particolarmente larga, si può ammirare un pupazzo gonfiabile gigante con sigaro nella mano, storico residuato del set di gonfiabili che durante il tour di Animals ’77 rappresentava la “classica famiglia americana” e i vari simboli della certezza borghese (per gli amanti della storia Floyd erano: papà in abito gessato con sigaro, mamma anch’essa un po’ sovrappeso, due figli, televisore, frigorifero e auto famigliare).

Dopo le foto di rito, inizia la presentazione vera e propria: questa è la prima tappa di un tour itinerante della mostra che al Victoria and Albert Museum di Londra ha staccato 400.000 biglietti.

Ripetono gli organizzatori: «Più che una mostra è un viaggio, invitiamo tutti a venire perché è un’esperienza avvolgente». In effetti, l’impressione generale che suscita Their Mortail Remains è quella di un’immersione multisensoriale lungo la spina dorsale di oltre 50 anni di storia, snocciolata attraverso un sapiente uso di multimedialità e oggetti di grande fascino storico, location misteriose e immagini evocative. Lo spettatore è avvolto nella spirale floydiana con l’ausilio del sistema audio Sennheiser, il resto è il sapore fascinoso e intrigante di quella simbiosi infinita fra musica e artwok, storico marchio di fabbrica dei Pink Floyd. Curata da Aubrey “Po” Powell, direttore creativo dei Pink Floyd (pioniere, insieme al compianto Storm Thorgerson, dello studio grafico Hipgnosis), la mostra si snoda attraverso varie sale, con alcune differenze (non troppe, in realtà) rispetto all’omologa organizzata a Londra, con oltre 350 oggetti rappresentativi della storia del gruppo dagli esordi a oggi.

È la prima volta di Roger Waters alla mostra Their Mortal Remains, il cui titolo è stato suggerito proprio dall’ex membro della band. Durante la conferenza non manca qualche siparietto divertente, con il duo che dimostra un’intesa e un’amicizia mai appassite nel tempo, al di là di qualsiasi considerazione (del tutto taciuta) sulle vicende passate. Abbottonati quando serve, a briglie sciolte in altri momenti. Nick a ricordare il legame dei Pink Floyd con la città di Roma, alveo dei sogni di grandezza di un gruppo di ragazzi che calcarono i palchi della capitale sin dai primissimi anni di attività: accade allo storico Piper Club il 18/19 aprile 1968, quando David Gilmour era da poco subentrato a Syd Barrett. E ancora, il 6 maggio dello stesso anno, International Pop Festival al Palasport, e il 20 giugno 1971 al Palaeur. Ci sarebbe materia per rinverdire i ricordi e riassaporare fragranze di gioventù perduta, ma è lo stesso Waters a tagliare corto, certo rispettando il senso dei legami con il passato, ma sottolineando la sua personale visione delle cose: “guardare al futuro”.

Mostra Pink Floyd a Roma
Foto di Eva Di Mare

Non è una frase di rito, né un modo politicamente corretto di svicolare considerazioni sul suo ex gruppo. Già in anni insospettabili (dicembre 1971) Waters rilasciò dichiarazioni simili, in un 16 millimetri girato agli studi Europasonor di Parigi, con sapiente regia di Adrian Maben, il deux ex machina di Live At Pompeii. «Io non ho tempo di sezionare la nostra musica passata, Adrian. Io guardo avanti, guardo al futuro». Ed il futuro, così come l’immediato presente, sono al centro delle sue considerazioni ancora oggi. «Il passato è passato. Bello ricordarlo. Ma io sono più interessato a me e a voi nei tempi in cui viviamo». Anni di sferzate musicali ed impegno politico, con rimandi alle origini dell’uomo («Arriviamo tutti dall’Africa, quindi in un certo senso siamo tutti africani») e alla lotta per i diritti inalienabili nel complesso scacchiere internazionale odierno. Con una particolare sensibilità verso i giovani e al tema dell’empatia fra gli individui, un concetto che si ripropone nella sua carriera artistica con punti di vista sempre attuali sin dal primo passo – ricorda lo stesso Waters – avvenuto nella suite Echoes di Meddle (1971) con la frase «strangers passing in the street / by chance two separate glances meet / and i am you and what i see is me» (Sconosciuti camminano per strada / per caso due sguardi diversi che si incrociano / e io sono te e quello che vedo sono io).

La giornata è proseguita con un epilogo serale ad ingresso riservato, con ospiti di rilievo. Nuovamente coinvolti sia Waters che Mason, così come la sindaca  Raggi e varie personalità dello spettacolo e della politica. In attesa dell’apertura ufficiale della mostra, prevista per il 19 gennaio, ecco alcune info utili ai visitatori.

Sede della mostra: Museo d’Arte Contemporanea Roma (MACRO), via Nizza 138, quartiere Salario-Nomentano  
Durata: 19 gennaio – 1 luglio 2018
Orari: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.00 alle 21,00, con ingresso consentito fino alle 21.00
Aperture straordinarie: 1 aprile, 2 aprile, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno e 29 giugno.
Ingresso a 18 euro per gli adulti, convenzioni disponibili. Si consiglia di prenotare in anticipo.
I biglietti si possono acquistare online su Vivaticket.it, nei punti vendita Vivaticket e per telefono al numero 02.92897777
Link sulla mostra

Chiudiamo con un’ampia fotogallery

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