Sanremo 2018: le canzoni del festival di Baglioni in anteprima

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Claudio Baglioni

Le abbiamo ascoltate. Tutte. Sono le venti canzoni di Sanremo 2018, il Festival targato Baglioni. Lui non c’era all’anteprima nella sede Rai di Milano, costretto a collegarsi in videoconferenza da Roma per la classica influenza che colpisce i conduttori “ma che ho preso prima per portarmi avanti”, scherza. La scommessa è grande, affidare la manifestazione regina della canzone italiana a un cantante vero, estraneo a giochi televisivi e discografici, che a Sanremo aveva messo piede una volta sola per ricevere il premio Canzone del Secolo e che a momenti manco lo facevano salire sul palco a causa di una maschera solerte che pretendeva di vedere il suo pass. Baglioni ha scelto la canzone, entrare nel meccanismo per guardare a “interpreti sperimentati e canzoni ben fatte” come unico criterio di scelta. Sanremo, si sa, è il Festival di tutti, e tutti lo vorrebbero a modo proprio, terra di motivetti futili da cantare sotto la doccia o manifesto dell’arte canora italiana, sperimentale o tradizionale, melodico o aperto alle novità, palcosecnico del nuovo che vuole avanzare o vetrina immarcescibile del vecchio stabile e immutabile.
Che dire quindi di queste venti canzoni? Che sono forse il mucchio selvaggio di miglior qualità media da anni a questa parte a prescindere dai gusti e dai risultati che otterranno. Sono canzoni d’amore non banali, con una bella scrittura e molte citazioni, con attenzione al mondo che vive e respira attorno alla vita, e con interpreti all’altezza del ruolo.
Se si deve partire da una, scegliamo quella di Ron, “Almeno pensami”, scritta da Lucio Dalla, eredità del grande cantautore bolognese a cui l’amico Ron rende omaggio traducendone lo stile e il respiro. È un concentrato di piccola grande poesia (“se è troppo buio svegliati, se stai dormendo sognami, se stai sognando io sono lì, dentro di te”).
Me se dobbiamo citare una canzone fuori schema non può che essere “Arrivedorci”, l’addio alle scene di Elio e le Storie Tese, omaggio a Stanlio e Ollio e a “una carriera artistica dolcemente statica, ma elogiata dalla critica”. Il pezzo non è granché ma non c’è dubbio che gli Elii lo useranno per invenzioni teatrali a sorpresa e ci chiuderanno i loro ultimi show.

Sanremo 2018
Foto di Pigi Cipelli

C’è un fascino antico nella canzone di Enzo Avitabile con Peppe Servillo, “Il coraggio di ogni giorno”, popolaresca, quasi rinascimentale, con un inserto in napoletano. Luca Barbarossa si rivolge invece alla sua romanità con una grande stornellata d’amore in dialetto che celebra un amore mai sopito nel tempo per la propria donna.
I Decibel di Enrico Ruggeri hanno un altro omaggio in mente, quello al Duca Bianco, David Bowie, con una “Lettera dal duca” in chiave rock che recupera molte delle atmosfere di Bowie. Mario Biondi invece guarda a Sinatra e al jazz fumoso dei club odoranti di sigaro e bourbon: “Averti qui ha il sapore dell’eternità” canta la sua voce baritonale e calda, sulle note di un piano e pochi strumenti, e un’orchestra soffusa che sembra citare “Strangers in the night”.
Originale e particolare è la scelta di Max Gazzé, una bella melodia colta che guida la storia di un mito, lei rapita dalle sirene e sprofondata in catene nel mare, lui che torna e si trasforma in scoglio attendendo anche cent’anni che un’onda la riporti a galla.
Anche Ornella Vanoni è un mito e sta perfettamente a galla con Bungaro e Pacifico che scrivono per lei una bella canzone vera sulla necessità di gustarsi la vita per quello che è e vivere ogni istante “fino all’ultima emozione”. Il tema non è diverso da quello che canta Lo Stato Sociale, band fortemente voluta da Baglioni, che con “Una vita in vacanza” dall’intro vivaldiana e un ritmo incalzante celebra la fuga dal presente, dalle mille insoddisfazioni di mille lavori, sognando una eterna vacanza nello stile di Antoine.
Se qui siamo nella leggerezza, Fabrizio Moro e Ermal Meta scrivono insieme invece una canzone che parla di terrorismo e di paura, citando in sintesi i numerosi attacchi al cuore dell’Occidente per rifiutarsi di aver paura e cambiare vita: “Non mi avete fatto niente, non mi avete tolto niente”, ribadiscono nel ritornello di un bel brano che avrebbe potuto avere musica migliore.

Sanremo 2018
Foto di Paolo De Francesco

E poi ci sono i Pooh, stavolta divisi. Due mondi diversi, con Red Canzian che sceglie una canzone rock anni ‘70 per cantare la sua storia di testimone del tempo, dove ognuno ha il suo racconto e nessuno ha una storia uguale a un’altra, mentre Facchinetti e Fogli celebrano insieme il passato e la nostalgia Pooh in un brano di Pacifico che sembra uscito dal repertorio storico del gruppo appena scioltosi.

Sanremo 2018
Foto di Luisa Carcavale

Andiamo con ordine. Annalisa con “Il mondo prima di te” trova forse la sua miglior canzone, matura come scrittura e interpretazione, Giovanni Caccamo (testo di Cheope) è perfetto interprete della melodia moderna contemporanea che tanto piace ai ragazzini e alle ragazzine che amano naufragare nel mare d’amore, Diodato e Roy Paci aspirano a un mondo in cui la gente abbandoni gli eccessi virtuali e tecnologici per riscoprire il piacere di incontrarsi e parlarsi di persona e vivere davvero senza mediazioni, The Kolors partono rock e poi virano verso una canzoncina fatua dedicata a Frida per far la rima con “sfida”, Noemi canta nello stile di Noemi una canzone che piacerà ai fan di Noemi, Renzo Rubino si lancia in una strana e ruvida storia di odio amore, di litigi e riconciliazioni tra una lei “travestita d’innocenza” e un lui dal “carisma usato male” che non possono che produrre “un cardo viola”.
Si rivedono Le Vibrazioni, già gruppo rock tra Led Zeppelin, psichedelia e canzone d’autore, che tornano in vita senza infamia, anche se qualcosa di più ci si poteva aspettare.
Alla lettera Z c’è infine Nina Zilli, con una particolare storia di emozioni di donna con le sue insicurezze e fragilità, forte nelle debolezze, e decisa a non appartenere a niente e a nessuno.
Sanremo 2018“Ci sarebbero state almeno altre venti canzoni da portare e avevo proposto di fare un festival di due settimane ma non hanno accettato”, spiega Baglioni.
Si nota l’assenza del rap, ma il motivo, spiega il neo direttore artistico, è che non ci sono state proposte e che gli artisti pur contattati non avevano un brano pronto o adatto e “c’è stato poco tempo per convincerli che Sanremo può diventare anche una festa della musica e non solo un evento mediatico e televisivo”.
La scommessa sarà ora mantenere alta l’attenzione per cinque giorni senza eliminazioni, sangue artistico e lacrime che fanno tanto audience.
Intanto si definisce meglio il venerdì dei duetti, in cui ospiti giungeranno a creare nuove versioni dei venti brani in gara. Al momento sono confermati Skin per le Vibrazioni, Alessandro Preziosi per Vanoni Bungaro e Pacifico, Serena Rossi per Rubino, Giusy Ferreri per Facchinetti-Fogli, Michele Bravi per Annalisa, Anna Foglietta per Barbarossa, Daniel Jobim e Ana Carolina per Biondi, Arisa per Caccamo, Masini per Canzian, Neri per Caso per gli Elii, Alice per Ron.
Giò Alajmo
(c) 18 gennaio 2018

Questi i 20 Campioni in gara:
Roby Facchinetti e Riccardo Fogli con Il segreto del tempo
Nina Zilli con Senza appartenere
The Kolors con Frida
Diodato e Roy Paci con Adesso
Mario Biondi con Rivederti
Luca Barbarossa con Passame er sale
Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza
Annalisa con Il mondo prima di te
Giovanni Caccamo con Eterno
Enzo Avitabile e Peppe Servillo con Il coraggio di ogni giorno
Ornella Vanoni e Bungaro e Pacifico con Imparare ad amarsi
Renzo Rubino con Custodire
Noemi con Non smettere mai di cercarmi
Ermal Meta e Fabrizio Moro con Non mi avete fatto niente
Le Vibrazioni con Così sbagliato,
Ron con Almeno pensami
Max Gazzè con La leggenda di Cristalda e Pizzomunno
Decibel con Lettera dal duca
Red Canzian con Ognuno ha il suo racconto
Elio e le storie tese con Arrivedorci

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