Vanoni: Le star molestate? Penso più alle commesse

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Bungaro

La signora della canzone, la più anziana cantante mai stata in gara al festival, la leggendaria Ornella che ricorda citando Picasso che “ci son voluti molti anni per diventare giovane” si concede ai giornalisti e alla routine promozionale di Sanremo senza aver ben capito ancora – dice – “perché sono qui e sono in gara”.

Baglioni ha avuto l’idea di chiederle di cantare questa canzone di Pacifico e Bungaro, e la Vanoni, con Mario Lavezzi, ha pensato che sarebbe stato bello valorizzare gli autori e portarli con lei sul palco in questa versione a tre voci. «Pacifico ha scritto un testo straordinario e me l’ha pennellato addosso – spiega l’83enne cantante milanese – perché la “gabbia di ossa” di cui parla sono io, che ho imparato che alla fine ciò che conta è il cuore».

Interprete elegante, Ornella Vanoni ha cominciato a raccogliere consensi dopo la prima esibizione di Bisogna imparare ad amarsi. Strehler, il grande regista con cui mosse i primi passi teatrali, le insegnò cose che ancora adesso le sono utili: «Gli chiedevo dove mettere le mani e lui mi rispondeva: “dove le metti di solito?”. Oggi vedo cantanti che sembra che nuotino. Curano tanto la vocalità e poco come confezionano le parole. Invece le parole si devono capire. Fiorella Mannoia non ha fatto teatro, ma quello che canta si capisce, e questo lo ha imparato con l’esperienza».

La chiave della canzone è una regola di vita: «Bisogna imparare a perdonare e a perdonarsi o si resta col rancore dentro tutta la vita. Io ho perdonato tutti. Tutti meno uno. Ma non dico chi, sono affari miei». Inutile chiederle cosa sta amando di questo festival: «Non ho potuto ascoltare nulla, neanche i Kolors anche se sono pazza di quel ragazzo che canta, Stash. Poi ci sono Servillo e Avitabile che mi sono sempre piaciuti».

Baglioni?
«Era molto emozionato. Ha un peso grande su di sé e stamattina ho letto sui giornali commenti terrificanti su di lui, tanto che sarebbe difficile per me salire sul palco al posto suo. Ma qui è tutto cambiato rispetto a un tempo. Una volta era importante cantare, ora sembra un dettaglio. Vengono prima i selfie, le duemila radio…»
Son tutti lì col telefonino a riprendere e scattare: «Eva ci ha sputtanato, e Steve Jobs ci ha rincoglionito», commenta sarcastica. «Ora la donna si è liberata, ma nel ‘68 non si liberò sessualmente, ebbe libertà di parola. E imparare ad amarsi non è solo amare se stessi ma amarsi l’un l’altro. Non c’è solo il sesso. La costruzione di un amore viene dopo la passione».

Arrivata a questa età ha idee molto chiare sulle cose del mondo: «Basta politici, non li sopporto. Nessuno. So già per chi votare, voterò Bonino e basta. È stata il miglior ministro degli esteri che abbiamo mai avuto ed è stata in prima linea nelle principali battaglie del nostro Paese. Quanto alla battaglia contro la violenza e le molestie alle donne, posso dire che delle star molestate non mi importa niente. Mi importa delle commesse dei supermarket, delle donne deboli che rischiano il posto e sono sottoposte a ricatti. Le star, che la diano o no, son problemi loro».

Giò Alajmo
(c) 7 febbraio 2018

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Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.

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