Quella volta che Robert Plant incise “La musica è finita” di Umberto Bindi (omaggiato questa sera a Sanremo)

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Led Zeppelin

Il Sanremo di Baglioni ha deciso di giocare in casa, fatte salve poche eccezioni, anche per quanto riguarda gli ospiti. Allora si può dare libero sfogo ai ricordi, a quando nella Città dei Fiori passavano grandi star internazionali, per alcuni anni addirittura in gara, magari facendogli cantare canzoni di poco conto e abbinandoli a personaggi non proprio di primissimo piano.
Di riffa o di raffa, quello che ancora oggi è considerato uno dei gruppi rock più importanti di sempre, i mitici Led Zeppelin, con Sanremo ha avuto una qualche liaisons più o meno dangereuses. La prima volta fu in un remoto 1966, quando ancora esistevano soltanto i loro progenitori, gli Yardbirds. Eric Clapton se ne era già andato, inseguendo il sogno del blues. Lo aveva sostituito Jeff Beck e completavano la formazione il cantante Keith Relf, il secondo chitarrista Chris Dreja, il batterista Jim McCarthy e il bassista Paul Samwell Smith (che pochi mesi dopo sarebbe stato sostituito da un certo Jimmy Page, il quale però ben presto avrebbe scambiato il suo basso con la chitarra di Chris Dreja).
Led ZeppelinDicevamo di Sanremo. Gli Yardbirds suonarono sul palco del Casinò il 27 e il 28 gennaio 1966. Furono accoppiati con un giovanissimo Lucio Dalla per proporre la versione in inglese di Paff Bum…  e con Bobby Solo, che presentava Questa volta. In questo caso Relf cantò col suo italiano stentato, come si usava allora. Nessuna delle due canzoni arrivò in finale e della loro presenza al Festival l’unico cosa che è rimasta nella memoria collettiva è che Mike Buongiorno li presentò traducendone il nome in “Gallinacci”.
Cosa meno nota, è che l’anno successivo il diciannovenne Robert Plant, non ancora cantante dei Led Zeppelin, incise un 45 giri contenente una versione in inglese di un classico della canzone italiana, La musica è finita di Umberto Bindi, presentata a Sanremo con un certo successo da Ornella Vanoni e poi ripresa anche da Mina, Franco Califano e altri. La versione di Plant si intitola Our Song e fu un vero fiasco, però nel 2003 fu inserita nella raccolta Sixty Six To Timbuktu edita dalla Atlantic, che ripercorre la sua carriera artistica fin dall’inizio.
Led ZeppelinMica finisce qui la liaisons Sanremo-Led Zeppelin: nel 1998 la coppia Jimmy Page & Robert Plant tornò nella Città dei Fiori (stavolta in compagnia di un nutrito numero di ospiti (questi sì “super”) internazionali: Madonna, Celine Dion fresca reduce dal successo planetario di Titanic, Michael Bolton, Backstreet Boys, Ricky Martin, Bryan Adams, finanche Robbie Robertson. Il cantante e il chitarrista degli Zep stavano promuovendo il loro album Walking Into Clarksdale e proposero un inglorioso playback di Most High. Per l’occasione li intervistai pure, il pomeriggio dopo le prove, ma non ricordo molta empatia, né un’intervista particolarmente interessante: praticamente l’unico argomento di cui si poteva parlare era l’album nuovo, proibite domande sugli Zeppelin e tanto meno su ipotesi di reunion.
In fin dei conti gli unici che hanno portato qualche nota legata ai Led Zeppelin sul palco di Sanremo sarebbero stati i Gazosa, una boy band dal futuro poco brillante in gara nel 2001 con una canzone intitolata Stai con me, contenente richiami piuttosto evidenti a un brano mitico come Kashmir (1975).

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

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