Vi spieghiamo perché Sanremo l’ha vinto Baglioni…

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Sanremo
Foto di Alessandro Dobici

«Un’immagine vale più di mille parole», diceva Confucio. E questo beffardo grafico che circola sul web racconta alla perfezione chi è il vero vincitore di Sanremo 2018. Su Claudio Baglioni, il “dittatore artistico”, potrei scrivere un’elegia oppure – se avessi soltanto una briciola del genio di Umberto Eco – una fenomenologia, come quella su Mike Buongiorno. Che pur essendo datata 1961 è molto più attuale e più avanti di tante analisi che capita di leggere oggi.
Quindi mi limito alla pubblicazione di questo grafico, realizzato da qualche sconosciuto genietto dotato di molta ironia (non ho idea chi sia, altrimenti lo avrei citato volentieri): a mio avviso sintetizza perfettamente e spiega con humour il perché del titolo di questo post.
Sanremo 2018Certo, una volta detto che Sanremo sta stabilendo record di ascolti, che tutto sommato i conduttori sono bravi, che le canzoni non fanno poi così schifo, resta la realtà quotidiana. Non bisogna dimenticare che siamo nella settimana del Festival, pertanto i parametri di giudizio subiscono notevoli alterazioni. È un po’ come quando si entra in un locale con le luci strobo e magari hai bevuto una birra di troppo: tutti ti sembrano dei fighi pazzeschi. Poi ti ritrovi dentro al letto con una di cui non conosci nemmeno il nome e ti domandi sconsolato: ma dove ho raccattata questa?
Insomma, se uno si guarda attorno scopre che la realtà, nonostante tutto il nostro darci un gran da fare attorno a questo oggetto luccicante chiamato Festival, è molto diversa. Magari non ci piace nemmeno quel tipo di realtà-reale, fatta di rotazioni radiofoniche, ascolti in streaming, talent e social. Però è la realtà attorno alla quale ruota la (spesso brutta) musica d’oggi.
Ecco, per esempio, qual è la situazione odierna della Viral 50 Italia di Spotify:
Sanremo Chiudo questo post un po’ stralunato con un altro post letto e “rubato” su Facebook. Siccome ho la fortuna di conoscere l’autore, l’ho chiamato e gli ho chiesto l’autorizzazione per poterlo pubblicare. Così almeno evitiamo problemi legati al “regolamento”.
Scusate la battutaccia, ma il post di Gianni Maroccolo (grande musicista, già con Liftiba, CCCP, Beau Geste, CSI, PGR, Deproducers) in parte si occupa proprio di questo: del terribile regolamento di Sanremo. Poi parla della altrettanto terribile situazione di gran parte della musica in Italia. Io l’ho letto molto volentieri. Quindi invito anche voi a leggerlo. Un’intelligente riflessione che arriva da un musicista “navigato” e che nonostante tutto continua a fare il suo mestiere con grande passione è sempre la benvenuta….

di Gianni Maroccolo

Magari sento Ferretti e gli propongo di modificare il testo del ritornello di forma e sostanza… Invece che “voglio ciò che mi spetta etc….” qualcosa del tipo: basta con il razzismo che siamo tutti uguali e fratelli… stop alle guerre. amiamoci e uniamoci per sconfiggere ogni violenza, ogni ingiustizia, per dire basta! a tutte queste vite violate, spezzate senza un perché etc…. Potremmo poi organizzare una reunion dei Csi e presentarci il prx anno a sanremo nella sezione “jurassic”….
Un p.s. da navigato e rintronato musicista: pare che il ritornello di una canzone in quella che viene definita (non da me) “musica leggera o pop che dir si voglia”, non sia più la parte fondamentale di un pezzo. ormai, apprendo, non si sta più dietro a questi aspetti quando si compone una canzone… mah… sarà… Non capisco allora perché tutti o quasi i pezzi di sanremo e/o che si ascoltano mediamente in radio, sono strutturati nello stesso modo: intro / strofa / ritornello / metà strofa (a volte preceduta da breve giro strumentale) / ritornello doppio / finale. a seconda dei casi, il ritornello (climax del testo compreso) arriva sempre intorno al primo minuto di pezzo… i più arditi lo fanno entrare addirittura a 0.50 circa. Chi poi sperimenta e osa, usa il rit.llo strum.le addirittura come intro… ma qui siamo a livelli davvero altissimi.
E sia chiaro, non sono uno snob puzzone, uno che se la tira, un invidioso né un grande musicista. Però, come ci si può arrampicare sugli specchi con tali affermazioni? Per giustificare cosa/chi? Non ce l’ho con nessuno…. nessuno mi ha fatto niente…. né Baglioni (che manco sa della mie esistenza) né tantomeno Sanremo che non mi è mai dispiaciuto…
Mi amareggia solo un po’ che la musica venga spesso trattata male e vilipesa proprio da chi la fa. Siamo noi musicisti per primi che dovremmo rispettare il nostro mestiere vivendolo con onestà intellettuale e sincerità dovuta, ma sono anche consapevole che, essendo un mestiere, come tale possa essere vissuto anche in altri modi tutti più o meno legittimi…
Ma la differenza sta tutta qui appunto, nel “come” oltre che, ovviamente, nel talento artistico e umano di chi scrive musica e parole. dopodiché c’è spazio per tutti, ci mancherebbe…alla fine l’ho trovato pure io un piccolo pertugio… hugs

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

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