Final Portrait – L’arte di essere amici

Come Giacometti mise in posa il suo critico e biografico e gli insegnò l'arte di Penelope alla tela...

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Final Portrait-L’arte di essere amici di Stanley Tucci
con Geoffrey Rush, Armie Hammer, Tony Shalhoub, Sylvie Testud, Clémence Poésy, James Faulkner, Attila G. Kerekes, Philippe Spall.
Voto 7

Il film ha una predominante color grigio piombo (come certi quadri e le sculture di Giacometti), si svolge al novanta per cento nello studio parigino di Giacometti, nel 1964, e vede Giacometti (Rush) che mette in posa per un ritratto il critico e biografo americano James Lord (Hammer). Lord disdice la prenotazione per il volo di ritorno e rimanda la partenza di giorno in giorno. Gli costa una fortuna. Giacometti di giorno in giorno a grugniti e parolacce dipinge e disfa quel che ha dipinto, perennemente insoddisfatto. Giacometti crea e distrugge, Lord fotografa il ritratto che si fa e si cancella, intorno si muovono la moglie, la modella amante prostituta che Giacometti affitta, i macrò che la rivogliono, il fratello di Giacometti (Shaloub) che osserva e assiste silenzioso e ironico, si gettano via preziosissime statuette, vanno e vengono milioni in banconote nascoste sulle travi o dimenticate altrove, si fa l’arte, un po’ come probabilmente si fa (il lavoro di Penelope sulla tela) un po’ come adoriamo conoscerla per aneddoti. Rush e Hammer sono come la scenografia: una ricostruzione perfetta e ossessiva degli originali  nei colori, nelle forme e nei tagli degli abiti. È una macchina del tempo. Tucci al suo quinto film (a dieci anni dall’ultimo) conferma la sua predilezione per le miniature temperate da un’ironia surreale. Chi ama i film d’azione si ricordi che sono sedute di posa…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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