Lorenzo live 2018. Un rock’n’roll show che esalta la figura di Don Chisciotte

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Lorenzo Live 2018
Foto di Michele Lugaresi

Se col tour negli stadi camminava tre metri sopra il cielo, stavolta Lorenzo Jovanotti è tornato con i piedi sulla terra. Ovviamente lo ha fatto a modo suo, mettendo comunque al centro la forza dell’immaginazione. Lo show del 2015 partiva dall’idea del supereroe, stavolta invece tutto ruota attorno alla figura di Don Chisciotte, «Il mito dell’occidente. Assieme a Ulisse, il personaggio dei personaggi, la suprema sintesi dell’essere umano nella sua forma più smagliante, con quella volontà infinita di trasfigurare la realtà».
A tratti, Lorenzo indossa persino gli abiti di Don Chisciotte: lo fa in uno dei video che accompagnano le canzoni. Ma sulla parte visual, che pure è importante, bisogna dire subito che stavolta è meno preponderante rispetto all’altro tour. Ci sono molte idee, che a volte magari sono un’amplificazione surreale di quello che succede sul palco. Però ora conta molto di più quello che succede sul palco rispetto a quel che si vede negli schermi. Ecco perché, semplificando, diciamo che Lorenzo è tornato coi piedi sulla terra.

Lo spettacolo è colorato, divertente, ritmico, a tratti persino oltraggioso. Il suo scopo principale è opporsi alla cupezza che ci opprime nella quotidianità. Dice Lorenzo: «Quando ho iniziato a pensarci, ho avuto una visione precisa: trasformare il palazzetto in un salone delle feste. In quel periodo mi è capitato di leggere un adattamento del Don Chisciotte e mi ha colpito una coincidenza: il personaggio di Cervantes pare vecchio e decrepito, in realtà ha 51 anni. La mia età! L’ho considerato una specie di segno. Subito dopo ho iniziato a registrare il mio ultimo album in una bellissima villa attorno a Firenze. C’era questo lampadario fantastico e io lo guardavo sempre. Quando abbiamo iniziato a parlare dello show non avevo nessuna idea, ma all’improvviso ho avuto un’illuminazione: realizzare un lampadario enorme, di 25 metri!  Ne ho parlato con i designer dello studio Giò Forma, e una settimana dopo mi hanno presentato un progetto: non uno, ma tanti lampadari i 3,5 metri cadauno da distribuire lungo tutto il palasport e usarli come tante macchine sceniche».

La genesi del Lorenzo live 2018 è questa. Dice Jova: «A mio avviso è un rock’n’roll show, e prego voler notare che in questa definizione il termine rock’n’roll viene prima di show, quindi è quello più importante. Infatti non uso costumi, ma una gran quantità di vestiti, che cambieranno ogni sera: ho un guardaroba immenso e mi diverto a scegliere quello che mi va di volta in volta…. Se dovessi scegliere delle parole per definire il mio concerto direi eccitante, luminoso, stupire, buio/luce, allegria, energia».
Il concerto è un mix di pezzi nuovi (ce ne sono ben otto, sette dei quali piazzati nella prima metà della scaletta e uno, Viva la libertà, messo in chiusura) e grandi successi, dall’iniziale Ti porto via con me, ideale punto di congiunzione con il tour negli stadi, visto che in quel caso era il brano che lo chiudeva, a Mi fido di te e L’ombelico del mondo, giusto per citare solo tre superclassici i Lorenzo.
C’è l’ormai consueto intermezzo in cui Jova torna a fare il Dj: dopo Fame proposta da rapper, una parte della passerella diventa un palco a sé e sale verso il soffitto del Forum e lì, con due piatti, Jova “pompa” alla grande un medley composto da Attaccami la spina, Non m’annoio, Muoviti muoviti, Una tribù che balla e Tanto tanto tanto.

Al termine del Dj set c’è uno dei momenti più emozionanti: gli altoparlanti diffondono le note di Libiamo ne’ lieti calici (dalla Traviata) cantata da Luciano Pavarotti (non è il solo omaggio alla classica: l’overture è di Rossini), che è una sorta di anello di congiunzione con la seconda parte del set, quella che fa letteralmente saltare in aria il palazzetto: un’ora abbondate di “all hits”, con un blocco al fulmicotone che trasforma il Forum in uno scatenato Sambodromo (L’estate addosso, Tutto l’amore che ho, Safari, Tensione evolutiva, Sabato, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Ciao mamma, Ragazzo fortunato).

C’è ancora tempo per tre bis: un’emozionante versione de Le tasche piene di sassi proposta dal solo Lorenzo sul palco con una chitarra forse un po’ troppo acida, una coloratissima e scatenata Mezzogiorno e la già citata Viva la libertà, che trasforma il palco in un angolino caraibico, con in musicisti che rompono ogni schema e suonano mentre passeggiano.
Un cenno alla band è obbligatorio, perché è davvero compatta ed è il supporto ideale alle scorribande del Jova: superbo come sempre Saturnino, assolutamente indispensabile il lavoro di Christian Rigano, così come sono una sicurezza Riccardo Onori, Leo Di Angilla e Gareth Brown, sorprendente Franco Santarnecchi, che stavolta oltre alle abituali tastiere si diletta anche con la fisarmonica e durante un’indiavolata versione di Penso positivo suona quello che era lo strumento con cui iniziò, la batteria. Menzione a parte per il trio di fiati, guidato da uno strepitoso Gianluca Petrella (trombone), affiancato dagli americani Jordan McLean (tromba) e Matthew Bauder (sax): il loro apporto non è quello della semplice sezione di fiati, ma in alcune canzoni danno un contributo creativo notevole.

Lorenzo canta e balla, ma a tratti inframmezza le canzoni con ragionamenti che invitano a pensare. Come quando, introducendo Sbagliato, cita la teoria dell’evoluzione di Darwin: «C’è sempre un motore che fa muovere le cose. Spesso succede che questo accade quando si fanno cose giuste in un momento sbagliato, o cose sbagliate in un momento giusto. Poi ci sono cose come il razzismo, che è una cosa sbagliata in un momento sbagliato. La complessità della vita va studiata e compresa, occorre tracciare sentieri giusti in un’epoca sbagliata. Se faccio musica, è perché sono cresciuto in un mondo che mi ha aperto le porte dell’immaginazione».

Ecco una sintesi video del concerto

Ultima annotazione: il tour è partito a Milano, perché proprio qui, 30 anni fa, Lorenzo fece il suo primo concerto. Ecco ampi stralci di una nota scritta di suo pugno dallo stesso Jova poco prima dell’inizio del Lorenzo Live 2018 in cui racconta il suo stato d’animo: «È la prima volta che apro un tour a Milano, lo abbiamo deciso perché quest’anno c’è di mezzo una cifra tonda, sono 30 anni esatti dal mio primo “concerto” che fu al Rolling Stone di Milano, con due giradischi e un Revox per mandare le basi. Venivo dalla console dei locali di Roma e dei posti di mare e avevo appena fatto un album, Jovanotti For President, che aveva venduto una cifra assurda senza preavviso. Mi ritrovai dentro a questa storia incredibile che ora passa da questi 12 Forum e poi da una sessantina di concerti che faremo da oggi al prossimo giugno portando in giro un rock’n’roll show senza precedenti in Italia. Quei due giradischi sono diventati 27 camion e 120 persone in giro con me, e non è un modo di dire se affermo con una sicurezza da campione di flipper al baretto sotto casa che lo spirito non è cambiato, anzi si è rafforzato. Grazie all’affetto di tantissimi, alla sfida lanciata da alcuni, al ritmo che da sempre sento scorrere in me e a una certa tenacia nel credere che fosse possibile, un giorno alla volta, un passo alla volta, senza pianificare troppo, mantenendo l’allegria come obiettivo a corto raggio. Questo show l’ho sognato e insieme alla mia formidabile squadra lo abbiamo progettato con l’unico intento di rappresentare una visione che sento mia, quella di un mondo che non si ferma mai, complesso, confuso, aperto, bollente, pulsante, strepitoso, difficile, imprevedibile dove però è sempre possibile lo scatto della fantasia che dribbla la realtà e la trasforma in un trampolino verso un nuovo slancio vitale. È un rock’n’roll show come lo vedo io, pura goduria, emozione, buio, luce, sangue, sudore, gioia, battiti accelerati,tecnologia, ritmo, fantasmagoria, invenzione, sensualità, romanticismo, immaginazione, energia. È una “festa”. Trent’anni fa in nella notte di capodanno del 1987 per la prima volta iniziai a domandare gridando come un pazzo al microfono sopra ai dischi: “È qui la festa?”e nella tradizione del funk la pista rispondeva “Si!!!”. La parola festa sta spesso nelle mie canzoni, perché in fondo sta nei miei pensieri. Sono nato terzo figlio di una famiglia numerosa e quando ho iniziato a distinguere il mondo che vedevo intorno a me mi sembrò un posto pieno di gente e di cose dove io arrivavo che era già iniziato tutto da prima, senza di me».

Attenzione: spoiler. Dopo la foto, c’è la scaletta. Chi non vuole leggerla è avvertito!
Lorenzo live 2018
Foto di Michele Lugaresi

Lorenzo live 2018

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

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