16 febbraio 1957, esce Il Settimo Sigillo

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Quando usci in Svezia nel 1957, certo non si immaginarono che Ingmar Bergman aveva di fatto creato un archetipo nella cultura popolare e nell’immaginario collettivo del mondo intero. Il suo Uomo dal volto bianco coperto da mantello e cappuccio, impegnato in una partita a scacchi con un ancora sconosciuto Max Von Sidow, è ufficialmente come ci rappresentiamo la Morte nel nostro immaginario (nonché citata mille altre volte, tra cinema, e fumetti, non ultimo il nostro Dylan Dog). E dire che si tratta di un film ambientato nel Medioevo e ormai 50 anni fa, dovremmo averne fatta di strada.

Se le immagini colpirono molto l’immaginazione delle persone, lo stesso si può dire dei testi, tanto che l’Academy Award, sempre attentissima a non offendere le sensibilità religiose, rifiutò la candidatura de Il Settimo Sigillo  da parte della Svezia come Film Straniero, nonostante fosse già considerato un capolavoro assoluto dalla critica a stelle e strisce. Una frase incriminata su tutte. “facciamo un idolo della nostra paura, e lo chiamiamo Dio”.

Eppure il film, cosi pieno di allegorie e poeticità nelle immagini di un bianco e nero  efficace come poche volte al cinema (e non casualmente giocano a scacchi), evoca una spiritualità che sì sconfigge la morte attraverso un atto di Fede, non in chissà quale Dio, ma nella bellezza e nell’amore che creiamo e ci sopravvivono.

Altre ricorrenze

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  • 1989, nasce Elizabeth Olsen, attrice in The Avengers e nel remake di Oldboy
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Nato a Reggello (FI), classe 1973. Vive a Milano dal Settembre 2001, giusto qualche giorno prima del crollo delle Torri Gemelle. Laurea in Giurisprudenza precocemente e saggiamente riposta in un cassetto, si occupa da sempre o quasi di Risorse Umane e Apprendimento (non necessariamente assieme). Appassionato di Cinema, fumetti, viaggi, gatti.

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