L’Italia balla urban, a ritmo di Vida Loca, Rehab e Sfera Ebbasta

0
Vida Loca

Anni fa sembrava impossibile ma ormai la situazione è consolidata: anche l’Italia balla a ritmo di urban, ovvero un mix di pop, reggaeton, hip hop, trap e r’n’b. Da anni ormai il groove prevalente nel mondo è questo, ovvero un sound pieno di pause e ritmi sinuosi, diverso dalla solita “cassa in 4/4” della house, della techno… È un ritmo molto più divertente ed efficace delle sonorità pseudo dance che per troppi anni hanno rovinato le serate in disco dei ragazzi italiani, grazie a pessimi dj set in cui la norma erano mash up e bootleg di bassa qualità sonora e musicale.

Oggi nelle discoteche “normali”, in città e in provincia, si balla urban. Se nel locale c’è un party davvero conosciuto come Vida Loca, festa capace di spostare ogni sera migliaia di persone grazie ai dj set di Tommy Luciani e Giulia Aliberti e show mozzafiato, l’evento è un must. Il successo di questo party al Peter Pan di Riccione per tutto l’inverno è stato davvero notevole, così come quello di tutte o quasi le altre date dell’infinito tour Vida Loca (spesso addirittura tre o quattro a weekend). È un party pensato per emozionare chiunque, non solo gli esperti di beat e gli appassionati di musica. Tra live show, performance e scenografie è difficile non farsi coinvolgere.

Ma se anche in console in discoteca o al discobar c’è semplicemente il dj resident, quest’ultimo, per far ballare, non può proporre anche o soprattutto pop, reggaeton, hip hop, trap e r’n’b. Non è affatto vero, come dicono spesso alcuni dj tra loro, che «non ci sono più le hit di una volta». Ci sono un sacco di successi “riempi pista”, solo che sono soprattutto trap o hip hop. Il bello è che questa tendenza non è certo solo milanese o metropolitana. Uno dei party hip hop più conosciuti in Italia è Rehab, che prende vita ogni giovedì al Circus beatclub di Brescia. Da qui l’altra sera è passato, senza essere annunciato, Sfera Ebbasta, che ha accompagnato Shablo, che invece si è esibito (nella foto). Viene da pensare che i protagonisti della scena hip hop italiana, almeno i più giovani, si divertano ancora ad andare per locali, anche solo a farsi guardare e a supportare gli amici e i colleghi. Nell’ambito del djing italiano questa bella abitudine sembra scomparsa.

Ovviamente il sound urban non è, per fortuna, unico: locali importanti come il Bolgia di Bergamo, dove il 3 marzo torna Chris Liebing o il Cocoricò, dove ogni dj sa ciò che fa, resteranno sempre fedeli alla loro elettronica ‘pesante’. E pure la house più melodica, quella di dj sofisticati come Samuele Sartini (una canzone prodotta da Tim Berg con una sua melodia è stata appena utilizzata da Clint Eastwood per un film) e The Cube Guys ha, per fortuna, nicchie di eccellenza e diversità.

Ma sono eccezioni, così come i grandi festival dedicato all’EDM, personaggi come Gianluca Vacchi, il revival divertente del Deejay Time o degli Eiffel 65. Il presente dell’Italia che balla è urban e non è così male.

CONDIVIDI
Giornalista & comunicatore (o viceversa), Lorenzo Tiezzi sta online più o meno tutto il giorno. Il sito della sua agenzia è www.lorenzotiezzi.it, il suo clubbing blog AllaDiscoteca.com. All'attività di comunicatore affianca quella di giornalista freelance. Scrive di tendenze, musica, nightlife, ovvero, riassumendo all’osso, di amenità. Fiorentino, classe ‘72, si è laureato in Dams Musica nel 1996. Prima di dedicarsi a giornalismo e comunicazione ha lavorato in tv come coautore e curatore (Tmc2, Mtv) e in teatro come direttore di palco. Appassionato di arte, vino e sport, nel novembre 2013 ha corso la sua prima maratona e punta tutto su un tempo improbabile (3h e 30’’).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here