Da ventinove a trenta

Un anno in viaggio verso il grande salto

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Da ventinove a trenta
di Riccardo Medana
YouCanPrint
12 euro

Un libro polaroid.
A me all’inizio avevano presentato il Riccardo sviluppatore, poi ho saputo che era un insegnante, un fotografo, un organizzatore, un camminatore (dipendeva dai mesi: sito, università, concerti, eventi, vacanze) e ora anche scrittore: ha scritto un libro, ma da buon fotografo dice che è fatto di polaroid. Ha descritto il grande passaggio dai 29 ai 30 (anni). Gli invidio due volte il titolo. Perché è originale, e perché io potrò usarlo solo se avrò un’altra vita.

Le polaroid ai miei tempi si arricciavamo come foglie. Le polaroid di Riccardo spesso sono malinconiche come le foglie: annotazioni secche, nel senso di rapide, esatte, ma soprattutto tenere. Il fotografo ha un bello sguardo e lo scatto rapido, lo scrittore ci ritrae come un viandante: vede, annota mentalmente, passa, ci pensa, ci de-scrive. È sempre molto misurato. Introverso. Uno che ha in tasca un plettro da chitarrista tra le monetine, che pensa ai campanari, a quelli che risalgono il metrò come i salmoni, ai bagni dei bar che si aprono solo col codice sugli scontrini e via così. “Tranches de vie” si diceva una volta. Oggi potrebbero essere schegge di social, ma sarebbe fargli torto: Riccardo del social ha solo il tratto svelto, niente piagnistei, niente veleni, niente brutte cose. Ha una bella mano: leggetevi le 11 righe di “The Cat is on the Table”, sintesi perfetta dei dolori dell’italiano che deve parlare in inglese ad altri italiani che ‘tacci loro cannot choose the corso in italiano. Ci sono anche meditazioni: le relazioni tra umani simbolizzate dall’aquilone (il vento lo tiene su, ma può spezzare il filo…), la vita come le professioni del cinema (sei scenografo, regista, sceneggiatore, attore dei tuoi desideri), un piccolo elogio della malinconia. Riccardo ha diviso il libro per trimestri, come i bilanci delle aziende di computer o le stagioni: a volte ricorda un concerto, a volte si immagina un dialogo per viaggiare con la sua solitudine, a un certo punto ti spiega che quello del formaggino Mio ha un giardino con fenicotteri rosa nel centro di Milano, in una riga ti dice che i bisogni sono i sogni che valgono per due.
Da piccolo voleva fare l’illusionista (anche Woody Allen). L’illusione che ha messo nel libro è che sia una raccolta occasionale di pensieri leggeri. E invece “sembrano” leggeri: diciamo che sono calibrati. Ci sono anche ritratti (quello di Springsteen è ai limiti della dichiarazione d’amore), piccole confessioni sul mancato taglio della barba, impressioni portoghesi con battuta finale (“Impressionante il Portogallo”), sorprese agli amici inseguiti alla fine del mondo, il cammino di Santiago (Di Compostela): Riccardo è anche un pellegrino. Direi che ha fatto un pellegrinaggio dai ventinove ai trenta e intanto ha spiato il mondo e suoi coetanei (e il suo cane, e gli anziani, e le militanti, e le signore in piscina che si sono fatte tatuare cose tribali di cui pentirsi, e tutti gli altri) per capirsi. Anche nel bagno di Ligabue o vedendo Star Wars da solo. Leggere per credere…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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