Liam Gallagher. Milano evening glory

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Liam Gallagher è un figo. Punto. Impermeabile verde, sale sul palco del Fabrique di Milano per la prima data italiana del tour (domani sarà a Padova, il 21 giugno all’I-Days Festival di Milano) alle 21 in punto. Un’ora e tredici di concerto. «È stata l’ora e tredici più bella della mia vita», sento dire a una ragazza fuori dal locale.
La scaletta è equamente suddivisa tra i pezzi degli Oasis (inizia con loro e finisce con loro) e quelli tratti dal suo primo (e unico) album da solista, uscito a fine 2017. Il concerto è una specie di non-luogo in un non-tempo, con ragazzi dentro il locale che fumano e bevono birra, alcuni persino con il caschetto in stile Beatles. Età media: sui 30 anni. Lì per cantare le canzoni che sono state colonna sonora di una generazione, ma anche di quelle a seguire. Perché Wonderwall è una di quelle canzoni che non si possono non suonare durante un falò sulla spiaggia: tanto che tu sia nato negli anni ’80, quanto che tu sia un “millennial”.
Liam sta sul palco nella sua classica posa, teso per raggiungere il microfono, in alto. Dietro di lui, un tappeto sonoro capace di contare fino a quattro chitarre contemporaneamente, e che alterna potenza (Rock’n’roll star) a ballate acustiche (Paper crown).
Il pubblico è uno spettacolo: sventola bandiere dell’Inghilterra, sciarpe del Manchester City, canta a memoria tanto i grandi classici degli Oasis (lasciandosi andare a un certo punto anche al coro “Oasis-Oasis”), quanto i brani del Gallagher solista. Liam canta un brano dopo l’altro, con pochissime interruzioni (ma ci piazza qualche ringraziamento: toh!). Prima, con in mano il tamburello a mezzaluna (regalato a un fortunato fan), poi con le maracas.
Finisce il concerto con Wanderwall. Il ritornello lo lascia al pubblico del Fabrique. Il bis è ancora dedicato agli Oasis: Cigarettes & alcohol, per concludere con Live forever.
Un’ora e tredici prima, Rock’n’roll star come dichiarazione d’intenti: biografia sul pentagramma del cantante della più grande band di tutti i tempi (parole sue). Live forever, l’accettazione e l’affermazione di questo concetto: la frase “We’re gonna live forever” cantata da centinaia di voci all’unisono, alla fine, è stata un spettacolo.

La scaletta del concerto:

  1. Rock ‘n’ roll star (Oasis)
  2. Morning glory (Oasis)
  3. Greedy soul
  4. Wall of glass
  5. Paper crown
  6. Bold
  7. For what it’s worth
  8. Some might say (Oasis)
  9. Slide away (Oasis
  10. Come back to me
  11. You better run
  12. Universal gleam
  13. Be here now (Oasis)
  14. Wonderwall (Oasis)BIS
    15. Cigarettes & alcohol (Oasis)
    16. Live forever (Oasis)

Un video del concerto (Wonderwall):

Liam Gallagher al Fabrique di Milano: Wonderwall! ☀️

Pubblicato da Laura Berlinghieri su lunedì 26 febbraio 2018

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su D.Repubblica.it, Amica.it, La Nuova Venezia, il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso.

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