Il jazz è quel tipo di musica che si riesce a realizzare con ogni formazione immaginabile, dall’unico strumento solista (ricordiamo perfino performance solitarie con il basso tuba) alla grande orchestra di dimensioni quasi sinfoniche. Certo gli album più “classici” sono stati prodotti da quartetti o quintetti, quelli di più ampio respiro da ensemble orchestrali o quasi, quelli più intensi dal pianoforte solo, ma si può affermare – anche se ovviamente con la dovuta dose di approssimazione – che la compagine che porta con sé una maggiore tendenza alla sperimentazione e all’indagine sonora è quella del duo. Un’accoppiata sempre più praticata in momenti come il nostro, in cui la contrazione del mercato e le difficoltà economiche dei festival mettono in condizione di ridurre gli organici e di sviscerare quanto di meglio da un numero anche così ridotto di musicisti. Vi proponiamo qui un poker di cd di jazzisti italiani che hanno saputo dare un’impronta personale alle loro tematiche.

Luca Aquino
Aqustico Vol. 2
(AeA Cop)
Voto: 7/8

Iniziamo con l’analizzare la proposta di Luca Aquino, trombettista e soprattutto flicornista beneventano, noto per gli album incisi in situazioni ambientali dalle sonorità particolari: l’hammam di Skopje, le chiese sconsacrate, il sito archeologico di Petra… Per questo suo secondo capitolo della serie Aqustico (che, of course, non è un errore di ortografia ma la crasi con il suo cognome) si sbarazza della sezione ritmica, riducendo il quintetto del precedente a un duo con il solo fisarmonicista Carmine Ioanna.
Il risultato, senza perdere vivacità, vola alto alla ricerca dell’essenzialità sonora da un lato, con un confronto di volta in volta meditato oppure serrato tra i due strumenti, mentre dall’altro si abbandonano i confini di ogni schema prefissato, anche grazie alla lunga frequentazione tra i protagonisti, che suonano fianco a fianco da oltre dieci anni. Registrato in tre ore filate, il cd sviluppa una serie di pensieri e di illuminazioni, passando dallo scanzonato al malinconico, dall’umorale al profondo, senza soluzione di continuità né di narrazione, ma con la libertà e l’istinto a farla da padroni. Un bravo e l’augurio di una perfetta guarigione dall’inconveniente che lo ha tenuto fermo per diversi mesi.

Michele Francesconi/Laura Avanzolini
Songs
(Alfa Projects)
Voto: 7

Passiamo alla linearità più “prevedibile” con il nuovo lavoro del pianista Michele Francesconi e della vocalist Laura Avanzolini, nato da una lezione sul canto jazz, portata a lungo in giro dai due, che hanno analizzato, approfondito, rivisitato, limato decine di canzoni che spaziano dal classico great american songbook al pop, dal latino alla chanson d’Oltralpe.
Francesconi sottolinea: “Spesso, come performer, i nostri obiettivi si concentrano sul costante miglioramento del timing, del fraseggio, dell’interplay. Sono le cose che un musicista jazz cerca con assiduità. Con il tempo ho capito però anche la differenza fondamentale tra gesto (how to play) e contenuto (what to play), e di conseguenza tra il senso poetico e quello legato all’originalità del linguaggio. Quando ci si confronta con le song il terreno di partenza è evergreen, per cui credo importante saperlo ricontestualizzare attraverso l’approccio al nostro strumento, senza scadere in un mainstream di maniera, ma rispettando il senso della canzone con quello che alcuni giovani jazzisti americani chiamano honesty of expression.” Operazione riuscita.

Luca Roseto featuring Carmine Ioanna
Irpinia
(Videoradio)
Voto: 8

La combinazione sassofoni (alto e soprano)/fisarmonica melodica è molto particolare e caratterizzata, per affinità riferibile a quella del lavoro succitato di Aquino, che vede protagonista lo stesso Ioanna. Luca Roseto è un altro “prezioso” musicista campano, diplomato al conservatorio e già ascoltato a fianco di personaggi come Dario Deidda e Ray Gelato, Stefano di Battista ed Eugenio Finardi. Qui debutta come titolare, componendo pressoché tutti i brani (fanno eccezione la cover della “Che ore so” di Pino Daniele, la combattiva “Fu rosso rubino” del partner e il tradizionale “Migranti” con un nuovo testo di Claudia D’Amico, che lo narra) e proponendosi vigoroso e mobile strumentista.
Il disco è vivace e intenso nel miscelare un sound di matrice popolare con un jazz effervescente oppure sensibile, propositivo e persino istintivo (nella fusion rockeggiante del conclusivo “I Need A Rock”, che vede il contributo del tastierista e percussionista Eric Capone). La sonorità è piena ed equilibrata, non lascia spazi vuoti anche nei momenti più lirici (l’omaggio al compianto fotografo e promoter Isio Saba), corre sull’orlo del tempo e dello spazio, coniugando lo swing al folklore, il blues alla cantabilità, la varietà alla compostezza.

Andrea Polinelli/Antonio Magli
Visions of Sylvian
(Alfa Projects)
Voto: 9

Chi, come il sottoscritto, è un fan dichiarato di David Sylvian non può non apprezzare l’operazione condotta in porto con maestria da due (tre, se si aggiunge il “pontiere” – con Christopher Young, biografo e amico dell’ex-leader dei Japan – nonché eccellente fiatista Nicola Alesini, presente al clarinetto popolare e al soprano nella paradigmatica “Come Morning”) musicisti intelligenti, appassionati, colti e dagli orizzonti sconfinati.
L’altista Polinelli, che ha scritto molto per la danza e il teatro, ha collaborato con jazzisti, folkman e orchestre, ha fatto il regista e anche tradotto la bella bio scritta da Young Alla periferia, sa dosare ogni momento, sostituendo alla voce inimitabile di Sylvian il suo sax, così malleabile che, verrebbe da dire, sa “capire” il senso profondo dei testi – spirituali e profondi e legati a molte diverse culture – che “canta”. Magli è pianista “vigile”, che sa intessere le trame, di volta in volta più rock o più bluesy, più new age o più jazzy, con un’emozionalità discorsiva. Ottime anche le note di copertina, che spiegano il pollen path dei nativi navajo: il “cammino del polline” (considerato fonte di vita) è un viaggio verso la comprensione degli aspetti più profondi dell’io. Come questo magnifico cd.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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