I Måneskin entusiasmano il pubblico di Bologna. Ma cosa c’è dietro?

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Maneskin
Foto di Enrico Ballestrazzi

Ricordo bene il giorno in cui uscirono le date dei Måneskin, in particolare ricordo lo stupore che provai quando vidi che tutti i concerti del tour andarono sold out in poche ore. Mi sembrava incredibile che una band potesse, dal niente, organizzare un tour simile, dopo aver fatto “solo” un’esperienza televisiva ed avendo una discografia vuota, singolo di lancio a parte.

Per questo motivo, dopo la positiva esperienza di X-Factor, la curiosità di vederli dal vivo era molta. Ieri sera hanno suonato al Locomotiv Club di Bologna, uno dei luoghi cult per la musica dal vivo emiliana. Un locale strapieno, con tante ragazzine (ed altrettanti genitori), ma anche con la presenza di un pubblico più maturo. Il tutto condito da una produzione di serie A, tra tecnici, staff e scenografie.

Inutile dire che con una premessa di questo genere le aspettative per il concerto fossero alte, ma purtroppo sono rimaste deluse. I Måneskin sono sì un progetto interessante e sicuramente da seguire, ma in questo momento quel che balza agli occhi è che sono un progetto vuoto. Il contenitore in cui sono inseriti è luccicante e splendente, ma se si tolgono le scenografie, le luci, i tecnici e lo staff, i Måneskin non sono altro che una cover band con un paio di brani inediti. E fa sorridere che una cover band possa fare un tour simile.

A prescindere dagli aspetti tecnici (importanti ma non fondamentali) e dall’euforia del pubblico, tornato a casa entusiasta dopo il concerto, la domanda sorge spontanea: qual è il senso di tutto questo? Non sarebbe più produttivo che questi ragazzi provassero a produrre del materiale loro? E’ ovvio che dalla camera dei bottoni si senta la necessità di battere il ferro finché è caldo, ma il rischio di bruciare una band che, rapportata all’età, ha talento da vendere, è altissimo. Anche perchè i Måneskin in quanto a spavalderia non sono secondi a nessuno, basti pensare che Damiano ha salutato il pubblico dicendo «Non preoccupatevi, ci prendiamo tutto».

Non bisogna nemmeno dimenticare che questi ragazzi hanno tra i 16 ed i 18 anni e che a quell’età è normale perdere l’equilibro dopo aver vissuto sei mesi della propria vita a mille all’ora. E’ indubbio il loro carisma, come sono indubbie le loro potenzialità sono evidenti, ma fino a quando non metteranno dei contenuti a questo bellissimo contenitore, rimarranno sempre degli incompiuti.
Fortunatamente il tempo è dalla loro parte.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

2 COMMENTI

  1. se non riesci a capire il fenomeno Måneskin e lo bolli come contenitore vuoto mi sa che quello che ha problemi sei tu.
    Fatevene una ragione, non sono una cover band!
    Il loro sound esiste ed è riconoscibilissimo anche se hanno solo 16 e 19 anni.
    Devono crescere, indubbiamente, ma invece di sparargli contro perchè vi rode che sono usciti da un talent, dovreste almeno essere obiettivi.

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