La passione di Stefano Bagnoli per Rimbaud diventa un concept album

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Stefano Bagnoli
I dischi e i concerti in cui ha suonato Stefano Bagnoli non si contano. Figlio d’arte, in attività da decenni, è da tempo legato artisticamente ai gruppi di Paolo Fresu (Devil Quartet), Franco Ambrosetti, Paolo Jannacci, Dado Moroni e Franco Cerri. Dal 2012 è leader di un proprio trio, We Kids Trio, formato assieme ai due giovani talenti, Francesco Patti e Giuseppe Cucchiara, sostituiti nel 2016 da Giuseppe Vitale e Stefano Zambon. Da poche settimane è in circolazione il suo ultimo album da solista, Rimbaud, uscito per la Tǔk Music di Paolo Fresu. Un Bagnoli che non si limita alla sola batteria ma si cimenta con pianoforte, tastiere, vibrafono, contrabbasso ed elettronica. 
Unica concessione è il cameo di Umberto Petrin, che nel brano finale Rimbaud Reprise recita una frase del poeta che tende a racchiudere la malinconica serenità della vita: «ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d’oro da stella a stella, e danzo». Nel libretto accluso ogni brano viene commentato accompagnandoci in un percorso con un inizio e una fine, tra letteratura, visioni vitali e filosofiche, l’amicizia con Paul Verlaine e tanto altro. Ma iniziamo con le domande:
Quando è iniziata questa passione per Rimbaud?
Anni fa vidi un bellissimo film (Poeti dall’inferno) dedicato al tortuoso sodalizio tra Rimbaud e Verlaine, protagonisti Leonardo di Caprio (Rimbaud) e David Thewlis (Verlaine). Ebbene il film fece da tramite emotivo affinché mi appassionassi alla letteratura rimbaudiana documentandomi sulle sue opere e divorando ogni saggio biografico su di lui.
Possiamo dire sia stato ideato come un album concept? Dove si tracciano le varie fasi della vita del poeta.
Si, è pensato come una piccola colonna sonora non pretenziosa, che sviluppa il mio istinto emotivo evocato da alcune vicende di vita del poeta oltre ad alcuni personaggi determinanti nel suo percorso letterario.
Album suonato interamente, un viaggio in cui volevi essere unico esecutore?
La voglia di sperimentare con la curiosità di mettermi in gioco oltre la batteria, strumento che amo e che mi fa vivere in tutti i sensi ma che in età matura comincia, parzialmente, ad annoiarmi! Non ho nessuna velleità compositiva, scrivo musica al pianoforte, ma sono istintivo senza troppe formalità seppur con una logica melodica-armonica-ritmica funzionale e collaudata. Un retaggio di studi in Conservatorio sul pianoforte mi permettono di buttarmi a capofitto nell’assecondare quella parte musicale che con la batteria non potrei mai mettere in pratica se non veicolando un mio gusto estetico-musicale apprezzato da chi mi chiama a suonare. Sono anni che non studio più tecnica batteristica (alcuni diranno: “si sente!”) preferisco migliorarmi sotto il profilo interpretativo e creativo piuttosto che meccanico. E’ una scelta personale oltreché un’indole fisiologica che emerge sempre più prepotentemente e che assecondo con piacere.
Percussioni a creare ritmi e colori, contrabbasso, pianoforte e elettronica, non hai sentito la mancanza di qualche strumento al punto di pensare di far intervenire qualche artista, visto che con tantissimi ci collabori?
Ho voluto realizzare questo lavoro senza coinvolgere nomi blasonati che avrebbero senza dubbio aggiunto valore artistico alla musica, tuttavia vanificando l’intento profondo di sperimentare le mie capacità sino in fondo. Avere come amici e colleghi alcuni tra i più grandi artisti del nostro Paese non deve deviare l’intento di mettermi in gioco seppur rischiando un capitombolo! Non mi esalta premeditare un disco a mio nome convocando Star di successo, preferisco chiamare al mio fianco giovani talenti da far conoscere al pubblico piuttosto che inventarmi un disco tutto da solo. Vivo da anni l’orgoglio di poter suonare con le Star come sideman, quindi sfrutto il mio spazio personale assecondando altre finalità, più rischiose e meno eclatanti tuttavia più appaganti in termini divulgativi.
Del Jazz si dice che non si coglie il meglio se non lo si ascolta dal vivo, saranno questi brani che farai sentire dal vivo?
Il disco l’ha prodotto Paolo Fresu con la sua etichetta Tuk Music. Vittorio Albani, il manager di Paolo, ha partorito l’idea di presentare il disco dal vivo coinvolgendo i due fantastici ragazzi del mio We Kids Trio (Giuseppe Vitale al pianoforte e Stefano Zambon al contrabbasso), pertanto in queste settimane stiamo lavorando sodo per rielaborare in trio il progetto solistico del disco. E’ un lavoro impegnativo, ma stiamo ottenendo degli ottimi risultati e ne sono fiero poiché se è vero che il disco Rimbaud va ascoltato come una colonna sonora, assecondata da un dettagliato booklet che spiega le ragioni emotive di ogni singolo brano, è altrettanto vero che dal vivo con il trio tutto si può sviluppare ulteriormente giocando con l’interplay e la creatività. Il 21 marzo debutteremo col progetto Rimbaud dal vivo in trio alla Cantina Bentivoglio di Bologna, spero piaccia e che possa essere l’inizio di un’altra avventura con i miei ragazzi.
Dal tuo curriculum si legge che hai fatto parte della scuola dei percussionisti dove ha militato anche Carlo Boccadoro che ne parla nel suo libro 12. Hai qualche ricordo in merito?
Ricordi meravigliosi della classe di Percussioni in compagnia di Boccadoro, ma anche Andrea Dulbecco, Luca Gusella e tanti altri musicisti che hanno preso strade artistiche diversificate. Franco Campioni è stato un Maestro importante, così come lo è stato precedentemente Carlo Sola e tutti gli altri “maestri di vita” che mi hanno fatto stratificare una gavetta musicale monumentale e variopinta. Non posso nominarli tutti, ma l’ambiente del Jazz milanese del mio esordio (primi anni ’80) me lo sono goduto tutto, senza esclusione di colpi.
Figlio d’arte con padre e zio che hanno militato nella mitica Milan College Jazz Society che ha esordito nel 1952 al Santa Tecla di Milano. Quanto sei stato indirizzato dalla loro esperienza? 
Oltre a mio zio Carlo, al banjo e al sax baritono, nella Milan College c’era mio papà Gigi al contrabbasso. L’aria che respiravo in casa sin da bambino ha segnato il mio destino, non c’è dubbio. Se mi permetti apro una parentesi allontanandomi dalla tua domanda: in quegli anni la Milan College contribuì fortemente alla divulgazione del Jazz tradizionale in Italia e per una ragione tra le tante: i grandi professionisti dell’epoca oltre ad essere ottimi jazzisti erano anche “obbligati” a suonare di tutto un pò per ovvie ragioni di sostentamento. I ragazzi della Milan College invece erano studenti o lavoravano in altri ambiti (mio papà era bancario) pertanto quella sorta di purezza stilistica relativa al Jazz tradizionale che veniva alimentata da una passione avulsa da qualsiasi tipo di esigenza economica, creò un sound incontaminato di cui il grande pubblico si innamorò. Ci tengo a precisare in ogni caso che la band si faceva pagare profumatamente pur essendo amatoriale…..un senso del rispetto verso chi con la musica manteneva la famiglia che oggi non esiste più!
Prossimi impegni discografici e dal vivo?
E’ da poco uscito il nuovo cd Carpe Diem del Devil Quartet di Paolo Fresu, con il quale abbiamo concluso da poco un tour di presentazione; a giugno registrerò il terzo disco con il gruppo Malìa di Massimo Ranieri (con Rava, Di Battista, Marcotulli e Fioravanti); ho appena registrato il nuovo cd del mio We Kids Trio per la Abeat di Mario Caccia; ho terminato di registrare un nuovo dvd didattico per la UltrasoundRecords dedicato alle spazzole, assieme a quattro miei ex allievi che oggi stanno consolidando una loro forte personalità artistica. In questi ultimi anni l’attività concertistica si è concentrata su poche collaborazioni (alcune ormai storiche come con Fresu, Franco Ambrosetti, Dado Moroni e Paolo Jannacci) di gran qualità musicale. Inoltre con il mio trio di super giovani coltivo ulteriormente la soddisfazione di far crescere dei talenti strepitosi e di migliorare me stesso assieme a loro. A 55 anni, penso che uno degli scopi della vita sia non solo quello di stare sul palco con i “pezzi da novanta” bensì di mettermi in gioco con le giovani promesse. Noi adulti dovremmo farlo tutti: ci si rende conto di quanto sia meraviglioso vivere con la musica sebbene essa faccia tranquillamente a meno di noi. Con questa filosofia mi godo da 40 anni un costante fermento musicale che mi mantiene sereno, vigile e curioso.
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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