Quando l’amore non è salvezza: i Baustelle raccontano “L’amore e la violenza vol. 2”

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Baustelle

A soli 14 mesi dal volume 1, i Baustelle tornano a sorpresa con L’amore e la violenza vol. 2 – Dodici nuovi pezzi facili, in vendita da venerdì 23 marzo. È la prima volta che il gruppo toscano formato da Rachele Bastreghi, Francesco Bianconi e Claudio Brasini si cimenta in un volume 2, interamente scritto durante il tour del primo.
«Sentivamo di non aver ancora trattato tutti gli argomenti – dicono i tre – e se i brani de L’amore e la violenza erano canzoni d’amore in tempi di guerra con una speranza d’amore appena accennata, quelle del volume 2 sono, citando Cinque pezzi facili (film con Jack Nicholson, ndr), molto più incentrate sul tema amoroso, per l’appunto “facili”, perché l’amore è un materiale ampiamente trattato».
E l’amore in chiave Baustelle è fisico, sacrificante, sporco, distruttore, insomma L’amore è negativo, come cantano nell’omonimo brano provocatoriamente antiromantico: «Viviamo in una società fortemente incentrata sul nostro ego – dice Bianconi, autore dei testi – pensiamo alla palestra, alla salute, professiamo un vero e proprio culto del corpo e tutto questo è contrario all’amore che è quasi una forma ascetica di vita, un annullamento dell’io in favore di un altro soggetto. Amare, quindi, è togliersi, è un segno negativo. Sono partito da questa concezione, teorizzata in Eros in Agonia, un libro del filosofo sudcoreano Byung-Chul Han, per trattare il tema in modo un po’ diverso».
Non credono nel potere salvifico dell’amore, lo declinano in vari modi, da quello impossibile de Il minotauro di Borges, ispirato a La casa di Asterione di Jorge Luis Borges, a quello finito senza rancori e veli di tristezza cantato in Jesse James e Billy Kid, che pur citando due famosi criminali statunitensi racconta l’approccio sereno agli amori conclusi.
Intriso di riferimenti e citazioni letterarie, L’amore e la violenza vol.2 non è affatto un album di brani “facili” da comprendere, che arrivano al primo ascolto, ma canzoni da decodificare perché «di canzoni facili in giro ce ne sono già troppe, è bello fare fatica, far lavorare il cervello. Tutto ciò che ha bisogno di un lavoro interpretativo è anche qualcosa che tende a rimanere nella storia».
Testi ricercati, dunque, ma armonicamente meno elaborati, costruiti musicalmente tutti sulla chitarra, come spiegano i Baustelle: «Quando ti siedi al pianoforte tendi sempre ad una maggiore complessità, hai una tavolozza di colori molto più ampia. In questo caso scrivere con la chitarra, durante il tour, ci ha spinti a creare pezzi meno complessi. L’aggiunta dei sintetizzatori ha, poi, dato una continuità con il lavoro precedente».
Il risultato è un album molto più pop rock del solito per il gruppo capostipite dell’indie nello stivale. Ma, secondo i Baustelle, i muri tra i generi sono ormai stati parzialmente abbattuti, rendendo i pezzi come i loro apprezzati da una larga fetta di pubblico (L’amore e la violenza è stato, infatti, certificato oro). «Bisogna solo far attenzione – sottolineano – a non rendere la musica alternativa sinonimo del pop becero dal fine puramente commerciale».
La commistione di generi, poi, è una loro prerogativa sin dagli esordi «Siamo nati in un periodo storico in cui all’estero riscoprivano i grandi compositori di colonne sonore italiani, che anche in Italia non erano poi così noti. Noi abbiamo sempre mescolato il rock e le colonne sonore, è un mondo che ci ha sempre attirato, abbiamo sempre avuto un grande amore per il cinema. Il sogno sarebbe scrivere una colonna sonora per Quentin Tarantino».
La loro realtà a breve termine è, invece, fatta di instore di presentazione nell’attesa del tour che inizierà ufficialmente il 7 aprile al Mamamia di Senigallia dove ci proporranno, oltre al nuovo album, anche buona parte del precedente, ma anche diversi brani celebri del loro repertorio debitamente riarrangiati.

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Nata a Foggia in un’estate di notti magiche in cui si inseguivano goal, a 19 anni parte prima alla volta di Roma per poi approdare a Milano. Ha iniziato a 20 anni a collaborare con riviste cartacee o web scrivendo principalmente di musica e spettacolo. Parla tanto, canta, suona (male), insomma pratica qualunque attività fastidiosa vi venga in mente. Per evitare di snervare eccessivamente chi le è vicino si è “sfogata” al microfono collaborando con alcune radio web e locali. Medaglia olimpica di stage non retribuiti.

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