Hostiles- Ostili

L'ultima missione di un cacciatore di indiani dopo la fine della Frontiera: scortare un indiano

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Hostiles- Ostili
di Scott Cooper con Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi, Adam Beach, Rory Cochrane, Peter Mullan, Scott Wilson, Paul Anderson.
Voto 7 

1892. Esce da un dagherrotipo (e sembra Nietzsche) il capitano dell’esercito Blocker di Christian Bale: cacciatore di indiani con un passato di sangue, legge Giulio Cesare e rimugina, poi gli  affidano la missione più terribile: obbedire a un ordine politico. Accompagnare (e proteggere) l’uomo che vorrebbe uccidere, suo antico nemico, un capo indiano morente di cancro, dal carcere  in Arizona  alla lontana riserva destinatagli dal governo nel Montana. Questo farà contenti i politici di Washington, riempirà i giornali e significherà un salto di carriera per il suo superiore. Blocker manda tutti al diavolo, ma deve accettare “spontaneamente” o ci rimetterà la pensione. Almeno sui giornali è la fine della Frontiera: in realtà il viaggio si rivela un’odissea violentissima di soldati al limite dei nervi: crimini di guerra da ambedue le parti, bande indiane fuori controllo, desperados, stupri, crudeltà, menzogne, intrallazzi, alleanze inattese e un nuovo ordine socio-economico che sta rottamando tutti i vecchi protagonisti della conquista, vincitori e vinti, e dove fa capolino il “politicamente corretto”. Blocker è la variante moderna del personaggio di John Wayne nella Trilogia della cavalleria di John Ford: là dove Ford lasciava intuire (ammorbidito dalla commedia) su che basi violente era stata costruita la civilizzazione (fino al culmine di Sentieri selvaggi: uno scontro di civiltà vissuto dal basso), qui tutto è mostrato e raccontato fino alla feccia. L’odio è il motore della Storia, ma può anche essere il collante interrazziale tra i diseredati.  E in maniera ruvida spunta anche l’amore. Il tentativo è curioso, è la chiusura di un cerchio passato attraverso il western revisionista e quello dalla parte dei nativi per riapprodare alla guerra pura, ma per quanto l’on-the-road di Blocker sia una marcia funebre di ferro e sangue, qualcosa nella narrazione rende il tutto sia déjà-vu che a misura della nuova America. Cioè, è una tesi disperata travestita da western.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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