Un sogno chiamato Florida

I poveri nell'America di oggi, al confine con i parchi Disney

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Un sogno chiamato Florida di Sean Baker
con Willem Dafoe, Brooklynn Prince, Bria Vinaite, Valeria Cotto, Christopher Rivera.
Voto 6/7

Le case di periferia dei poveri della Florida hanno gli stessi colori di plastica giocattolo dei parchi Disney poco distanti. Solo che hanno le cimici. Ogni tanto i turisti si sbagliano e i tassisti imprecano. Ogni tanto un elicottero le sorvola come una zona di guerra. Di là vendono il divertimento, di qua impera la sfiga: le mamme hanno le tette tatuate, ciondolano in piscina, fanno mestieri improbabili, parlano sporchissimo, i papà sono ricordi o fantasmi, i bambini sono bambini e si divertono a mangiare porcherie, dire porcate, imparare stupidaggini, spiare cose squallide come fossero avventure. Magari incendiano appartamenti abbandonati, poi tutti a ridere quando arrivano i pompieri. Da grandi potrebbero essere peggio o meglio, chissà. Tra il monito morale e l’analisi sociologica questo film indipendente sceglie il punto di vista dei bambini, anzi, spesso piazza la macchina da presa ad altezza di bambino, ed è circolare come la percezione del reale nel bambino: potrebbe andare avanti a nutrirsi dello stesso niente noioso e  giocarci ad oltranza. Ne esce un’immagine d’America che rotola con allegra disperazione tra rifiuti, illegalità e incidenti simile alle supertrasmissioni televisive  fatte di frammenti girati coi cellulari. L’inferno dev’essere come la noia dei poveri della Florida. In questa circolarità il custode delle case (Willem Dafoe), l’uomo della manutenzione e degli affitti, è forse l’ultimo ad avere a cuore la legalità. Forse è addirittura il custode della civiltà. Forse.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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