Carl Theodor Dreyer, un omaggio a 50 anni dalla scomparsa

Dal 30 marzo al 22 aprile 2018 all'Oberdan sette capolavori del grande regista danese

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Ordet - La Parola

Dal 30 marzo al 22 aprile 2018 al Cinema Spazio Oberdan Milano una rassegna di sette capolavori (tre muti e quattro sonori) del grande regista danese

Non è stata fortunata la vita di Carl Theodor Dreyer nato a Copenaghen il 3 febbraio  1889, praticamente abbandonato dalla madre e cresciuto nella famiglia di un certo Carl Th. Dreyer di professione tipografo. I genitori adottivi non gli daranno mai l’affetto che lui cercava. Diventato giornalista entra poi nel mondo del cinema sottoponendosi alla tipica gavetta professionale che lo porterà nel 1920 dietro la macchina da presa per il suo primo film Pagine dal libro di Satana (martedì 3 aprile ore 21,15 con accompagnamento dal vivo al pianoforte di Antonio Zambini). Il suo stile caratterizzato da scenografie scarne e da un linguaggio narrativo originale, lo impone come un autore di rilievo del cinema europeo di quel periodo. Nel 1925 è la volta di Il padrone di casa- L’ angelo del focolare (domenica 15 aprile ore 17, accompagnamento dal vivo al pianoforte di Francesca Badalini), incentrato sulla banalità quotidiana presente nella vita di migliaia di cittadini abitanti di una grande città. Trasferitosi in Francia dopo aver studiato gli atti del vero processo che portò al rogo la Pulzella d’Orleans, la cui vita lo attrae fortemente, gira nel 1928 La passione di Giovanna d’Arco (domenica 8 aprile ore 17, ancora al pianoforte Francesca Badalini) che lo rivelò al mondo; un capolavoro della storia del cinema per il montaggio, per la fotografia di Rudolph Maté e per l’interpretazione dell’attrice teatrale francese Maria Falconetti. Deluso dall’insuccesso commerciale della pellicola, il regista danese dovrà attendere fino all’estate del 1931 per realizzare il mitico Vampyr (venerdì 13 ore 18,15 e martedì 17 aprile ore 17), il cui lavoro d’insonorizzazione gli causerà un grave esaurimento nervoso e la necessità di un soggiorno in una casa di cura. Nel 1943 firma Dies Irae (venerdì 30 marzo ore 21,15 e domenica 1° aprile ore 15), girato in Danimarca durante l’invasione tedesca, storia del processo di una presunta strega nel XVII secolo che finalmente incontra l’interesse del pubblico anche se la critica lo accoglie malissimo. Del 1955 è Ordet (venerdì  6 ore 18,45 e giovedì 19 aprile ore 16,45), stupendo dramma incentrato su due diverse concezioni etico-religiose premiato il 10 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia con il Leone d’Oro.  Nel 1964 Dreyer chiude la sua eccezionale carriera di cineasta con Gertrud (venerdì 20 aprile ore 18,45 e domenica 22 ore 14,30), altro capolavoro e sublime ritratto tragico di una donna che preferisce la solitudine ai compromessi della vita. Anche in questo caso ingiustamente la critica nella grande maggioranza lo giudica con eccezionale cattiveria. Muore il 20 marzo 1968 all’ospedale di Frederiksberg a Copenaghen.

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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