Gizelle Smith
Ruthless Day
(Jalapeno)
8,5/10

Attraversava un periodo di depressione Gizelle Smith, la nuova eroina del funk inglese, quando il suo amico e produttore “Def Stef” Wagner l’ha convinta a concentrarsi sulle canzoni per trovare una via d’uscita. Il risultato positivo su entrambi i fronti è questo cd spumeggiante, intelligente, piacevolissimo. Eppure “i temi sono talvolta crudi e tutto l’album evoca quel periodo della mia vita, ma la pesantezza dei soggetti è risolta con un groove funk, con una scorrevolezza ottimista oppure quasi psichedelica”.
Una scelta coraggiosa e brillante che riporta la ragazza figlia di uno dei leggendari Four Tops, uno dei gruppi vocali cardine del suono Motown anni 60, e fin da bambina attiva nella nascente scena funk di Manchester, al centro del nuovo suono black inglese, come già aveva fatto con il suo debutto insieme ai funkeggianti Mighty Mocambos, che le era valso l’appellativo di “Golden Girl Of Funk”. Questo Ruthless Day è pieno di un funk moderno e vibrante e sa allargare le prospettive del precedente con spruzzate jazzy e psichedeliche, con arrangiamenti ispirati e talvolta avventurosi.
Gizelle, che ha lavorato in compagnie teatrali, ha suonato la tromba in alcune orchestre locali e ha un master universitario in composizione di colonne sonore, possiede una vocalità naturale e perfettamente “classica” nelle intonazioni errebì-funk. Per questo la sua ricerca, durata molti mesi, di una nuova elaborazione stilistica è così centrata e carica di emozione, con un piglio assolutamente moderno e ad ampio raggio, anche per la scelta strumentale piena di corde, fiati ed elettroniche.
Parlare di esplosività è fuori luogo, perché qui si tratta soprattutto di talento diffuso continuativamente, di fuoco a raffica, di mitragliate senza pause. Un piccolo capolavoro della nuova scena inglese, con riferimenti come Rotary Connection e Thundercat, Cymande e Childish Gambino. A cominciare dai duetti con Eric “E da Boss” Cooke del duo Myron & E, il soul tradizionale “S.T.A.Y.” e l’elegante “Hero”, per continuare con i due brani scritti con il “cattivo” gruppo russo di funk dei Soul Surfers, la swingante title-track e la corposa “Around Again”, con il primo singolo “Sweet Memories” dalle sfumature psycho rock, con il funk propulsivo di “Dust”, con il bel neo gospel conclusivo “Amen”.
Tutti sorretti dalla voce formidabile e l’energia bruciante di Gizelle, che illumina ogni traccia del disco, sulla scia delle bravissime N’Dea Davenport oppure Carleen Anderson. E che partecipa a fondo alle trame e alle idee proposte dai testi e dagli incroci espressivi, nonostante abbia registrato le sue parti “al buio” in studio, luogo che non ama: “è come essere ibernati senza avere il vantaggio di essere addormentati”.

@ Nico Pancorvo

E la protagonista aggiunge: “ho sempre considerato la musica soul come il veicolo della narrazione socio-politica e stiamo per vivere dei cambiamenti molto interessanti in termini di struttura della società e di diverse soluzioni politiche, perciò immagino che la rinascita del soul cui stiamo assistendo possa continuare a lungo. Almeno lo spero. Se no mi toccherà fuggire e raggiungere un circo… oppure un gruppo rock.”
Prossimi impegni? “Sono già in giro con queste canzoni, e sarò occupata con il tour per diversi mesi. Però non commetterò lo stesso errore della volta scorsa, non smetterò di scrivere. Sarebbe stupido. Per due ragioni: primo perché gli appassionati sono incostanti e io sono stata più che fortunata a trovarne di incredibili che mi hanno attesa per oltre due anni; secondo perché sarebbe pregiudizievole per il mio benessere personale, lavorare sulla musica e suonare mantiene il mio cervello in ordine, ormai l’ho imparato.” Terzo, viene da dire, priverebbe noi di ottime canzoni.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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