Eman: «Con Icaro cado per rialzarmi e riscoprirmi uomo»

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«Icaro sono io, ma Icaro sei anche tu. Icaro è chiunque. Quando scrivo, mi ispiro alla mia vita, ma ascolto anche le storie degli altri, mi ci affeziono. E tutto questo confluisce nella mia musica e, quindi, anche in Icaro». Usa queste parole Eman, giovane cantautore calabrese, per presentare il suo nuovo singolo (qui su Spotify), il primo di un album che uscirà prossimamente. «Sarà un concept sulla vita, manifesto sulla figura dell’uomo, ma senza consigli o indicazioni. Dobbiamo smettere di pensare che la vita sarebbe bella se… No, la vita è questa, va presa così ed è bella così. Nel disco racconterò la quotidianità dei rapporti: l’innamorarsi, l’interrompere una storia, la solitudine, le ambizioni. Tutto. Se Amen era una denuncia sociale chiara e limpida, questo album avrà venature intime ma, allo stesso tempo, universali, perché noi uomini siamo tutti uguali e ci facciamo tutti le stesse domande». Un’universalizzazione dell’individualità, quindi, che parte però sempre dalla prima persona: «Scrivo quando ho qualcosa da dire. Negli ultimi tempi ho dovuto fare molte scelte che avevano un peso specifico di un certo rilievo. Scelte che dovevo prendere in autonomia. Riguardavano il lavoro, la mia vita. Ho cambiato città. Era un periodo in cui ero pieno di dubbi. Icaro si ispira al mito, ma soprattutto rappresenta il volo come metafora dell’ambizione. La caduta di Icaro non è intesa con accezione negativa, ma è un rialzarsi che consente di sentirsi più forte, più uomo. Con i fallimenti scopriamo i nostri limiti e la nostra essenza. In Amen dicevo “Padre se non do il mio meglio puoi uccidermi”. In Icaro non do retta a nessuno: vado oltre, commettendo anche degli errori. Ma gli errori devono essere sempre e solo i miei». Il tutto, con sonorità difficilmente catalogabilI: «Mi dicono che suono un non-genere. In realtà non è vero. È il mio genere, con tantissime influenze: De André, Afterhours, Litfiba, Led Zeppelin, Flaming Lips. E poi il reggae, con cui ho iniziato da giovane. Un tempo gli ascoltatori erano molto più orientati ad avere un loro stile preferito. Nel 2018, con lo streaming, è tutto più fruibile: sono stato influenzato dai tempi».

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Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife e Italpress.

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