Ready Player One

Dall'opera prima di Ernest Cline il film di Steven Spielberg sul nostro futuro virtuale

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Ready Player One
di Steven Spielberg
con Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelsohn, T.J. Miller, Simon Pegg, Mark Rylance.
Voto: spielberghiano per la gioventù

Siamo qualche anno prima di Blade Runner 2048.  Anche qui il mondo è una pattumiera diffusa e i poveri (impoveriti dai debiti con le multinazionali dei mondi virtuali) vivono in roulotte accatastate in verticale, Le Cataste, e giocano freneticamente in realtà virtuale a tempo pieno. Perché la realtà reale fa schifo.  L’eroico giovane povero protagonista partecipa a una corsa virtuale il cui premio, se uno durante il percorso scopre  gli Easter Egg, (letteralmente le uova di Pasqua, le sorprese disseminate dai programmatori nei software) è il possesso del software. Chi vince diventa la persona più potente della Terra. È chiaro che la multinazionale che dirige il gioco è disposta a usare le maniere forti se uno comincia a vincere davvero. Nella sua corsa l’eroe, aiutato da un gruppo di “Goonies” giocatori e da una fanciulla della Resistenza, incontra tutti gli eroi e i personaggi dell’immaginario pop, fumettistico, elettronico, musicale, televisivo e cinematografico del secolo (potrebbe essere la variante Spielberg del cinema che incrocia e mescola tutti i supereroi) e  fa tutto quello che farebbe un videogamer entusiasta, scopre l’amore e salva il mondo. Chi ama le citazioni e il cinema elettronico frenetico avrà pane per i suoi denti, c’è un gigantesco (per le misure) omaggio a Kubrick con una rivisitazione (e una rimodellazione) del suo Shining (che non piaceva a Stephen King), c’è tutta la seconda anima giocattolaia e giocosa per adolescenti gamer e cosplayer dello Spielberg sempre dalla parte di Peter Pan. Chi cercasse la sua variante di Matrix avrà la sensazione d’essere finito nella stanza dei ragazzi e ne uscirà con un sorriso. Ah, l’eroe si chiama Parsifal, e come quello della tavola rotonda trova il suo Graal (e la formula chiave è la stessa recitata in Excalibur…)… Ovviamente il film è girato bene e il messaggio è “state coi piedi nel reale”. Il titolo viene dalla schermata di apertura dei primi videogame.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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