Praga magica: le fiabe del ghetto. E Il Golem di Wegener

Domenica 8 aprile alla Libreria Gruppo Anima la sesta puntata di La nostra Europa – Il cinema e i diritti, a cura di Lele Jandon, sulle radici spirituali della cultura occidentale

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Domenica 8 aprile 2018 dalle 16,30 alle 19,15 presso la Libreria Gruppo Anima (Galleria Unione, 1 Milano) la sesta puntata di La nostra Europa – Il cinema e i diritti, ciclo speciale curato da Lele Jandon sulle radici spirituali della nostra cultura occidentale con recita di fiabe e favole magiche ebraiche ceche ambientate nella Città magica o a Yerushalàyim (Gerusalemme) e con la proiezione della pellicola in versione restaurata diretta da Paul Wegener

Appartenente a una famiglia di proprietari terrieri Paul Wegener, nato a Bischdorf in Germania nel 1874, s’iscrive a giurisprudenza, ma già a ventuno anni comincia la carriera di attore (è il grande Max Reinhardt che lo ha scoperto e lanciato sul palcoscenico) e poi di autore di soggetti e sceneggiatori. Nel ‘13 debutta nel cinema scrivendo il copione del film Lo studente di Praga diretto da Stellan Rye, dove interpreta anche il ruolo del giovane che vende l’anima al diavolo.  Wegener, affascinato dall’espressionismo tedesco con le sue scenografie astratte, il suo alternare tra sogno e realtà, le sue luci e le sue ombre, crede fermamente nel cinema come autentica arte e come narrazione fantastica. Questa sua convinzione culturale la mette in pratica con Il Golem, 1915, una pellicola ispirata alla medioevale leggenda del rabbino Loew di Praga, che racconta del ritrovamento durante gli scavi effettuati sul terreno di una vecchia sinagoga di un’enorme statua d’argilla. Consegnato a un antiquario, grazie ad una formula magica scovata in un volume antico, il Golem subisce una profonda metamorfosi. Si trasforma nel servo dell’antiquario e s’innamora anche di sua figlia dimostrando avere un’anima. Poi però, respinto dalla ragazza, il mostro infuriato e deluso distrugge ogni cosa in giro per la città cadendo infine da una torre sbriciolandosi completamente. Dopo altri due film-fiaba, Le nozze di Rübezahl, 1916 e Il cacciatore di topi di Hamelin, 1918, il regista continua a lavorare in Germania non accorgendosi quasi degli orrori del nazismo arrivato al potere. A differenza di tanti suoi colleghi (Fritz Lang, Billy Wilder, Peter Lorre, ecc.) emigrati a Hollywood rimane in patria diventando anzi uno degli attori ufficiali del regime che lo premierà nel 1937 con un’onorificenza. Interprete di diversi film di propaganda diretti da Veit Harlan, Wegener secondo alcune fonti storiche sembra in realtà che invece nel corso della seconda guerra mondiale abbia collaborato attivamente con gruppi della Resistenza antinazista. Muore nel 1948 non prima di aver avuto la soddisfazione di vedere applicate da Laurence Olivier nel film Enrico V, 1944, le sue teorie sull’applicazione del colore messe in atto nel lontano 1923 con la sua opera Herzog ferrantes Ende.

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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