L’Auditorium Parco della Musica di Roma cambia appalto: paghe da fame!

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Auditorium Parco della Musica

Clima di tempesta all’Auditorium Parco della Musica di Roma per il cambio appalto appena avvenuto che sta coinvolgendo tutti i lavoratori e le lavoratrici che operano all’interno dell’Auditorium per le mansioni di sicurezza non armata, guardiania, accoglienza.
Finora i servizi erano gestiti da Best Union Company Spa e National Services Srl, mentre la subentrante è la Rear Multiservice Group, che si è aggiudicata la gara di appalto con l’offerta econ
omicamente più vantaggiosa, ma che a ben vedere costringe i lavoratori a paghe che per un posto dove si produce cultura sembrano davvero una beffa, una contraddizione in termini, oltre ad uno svilimento della dignità delle persone e delle professionalità acquisite. Per dirla con lo slogan dei lavoratori: “nel tempio della cultura, non c’è la cultura del lavoro”, infatti la nuova retribuzione dei lavoratori consisterà in “ben” 5,37 € lordi l’ora.

«Noi non ci fermiamo, – queste le parole di Andrea De Donati, lavoratore – continueremo ad oltranza fin quando non saranno rispettati i nostri diritti di lavoratori e la nostra dignità di persone. La strada è ancora lunga, ma vogliamo e speriamo di tornare a lavorare il prima possibile.»

Con il nuovo appalto, secondo un comunicato stampa emesso dalla Filcams CGIL, «vengono lesi tutti i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che, di fatto, passeranno dal contratto Turismo/Multiservizi al nulla. La lettera d’assunzione non cita all’interno nessun Ccnl, non riporta orari di lavoro e nomina “clausole di flessibilità” (non applicabili dal momento che mancano le simulazioni orarie)».

La denuncia del sindacato prosegue: «Il nuovo appalto prevede: taglio dei parametri orari del 50%; annullamento della 14esima; 32 ore di permessi retribuiti mentre i lavoratori nel precedente appalto ne avevano 72 (ccnl Multiservizi) e 104 (ccnl Turismo); non prevede la clausola di salvaguardia rendendo di fatto i lavoratori a rischio licenziamento nel prossimo cambio; welfare sanitario peggiorativo».

«Ci chiediamo» si legge nella nota sindacale «come sia possibile che una Fondazione – dove i soci sono Comune di Roma, Camera di Commercio, provincia di Roma, Regione Lazio – che produce cultura e che si dichiara eticamente giusta, permetta alle aziende di comportarsi in questo modo, svilendo il lavoro, abbassando i salari e togliendo diritti conquistati con anni di contrattazione. Abbiamo dichiarato lo stato d’agitazione e faremo azioni di lotta sindacale a tutela dei diritti di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti».

C’è un precedente importante che coinvolge proprio la società che si è aggiudicata l’appalto, la cooperativa Rear, riguardante il Torino Film Festival del 2012: in quell’occasione il regista britannico Ken Loach si schierò dalla parte dei lavoratori e in segno di solidarietà rifiutò di ritirare il Gran Premio Torino, diffondendo questa lettera: «È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film. I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema. Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile. A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari. In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili. Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, Bread and Roses. Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni.
Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio».

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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