I Negrita a Milano: siamo ancora qua (“nel palazzetto più bello d’Italia”)!

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Negrita in concerto al Mediolanum Forum di Assago – 14 aprile 2018 – © Foto: Fabio Beretta

I Negrita arrivano a Milano, e come sempre sprigionano sul palco tutta la loro energia e tutto il loro amore per questa città e per questo palazzetto, con una grande dedica “Milano stanotte”, scritta in onore della movida milanese, del Forum “il palazzetto più importante d’Italia”.

Il concerto è stato un’esplosione di musica, luci, colori e rock’n’roll, quello che dagli anni ’90 i tre ragazzini di Arezzo scaricano sul palco. Com’è andato il concerto già lo sappiamo, ce lo ha descritto Andrea raccontando di Bologna, e allora ne approfitto per raccontarvi delle emozioni che ho vissuto.

Ormai i ragazzi li conosco bene: da quel lontano 1994 sono passato sotto il loro palco 53 volte (contate). Questa volta mi sono permesso di dare un occhio al pubblico in giro più che agli artisti sul palco, e ho visto qualcosa che mi ha emozionato: i Negrita superano il contrasto generazionale!

Sotto il palco c’erano tutti: c’erano i millennial con i loro telefonini e le loro storie su Instagram, c’erano i ragazzi più grandi che cercavano di fumare anche se la sicurezza gli urlava contro e c’erano i ragazzi degli anni ’80 e ’90, quelli con le prime magliette dei Negrita ormai slavate e i primi capelli bianchi.

Ma ciò che mi ha emozionato di più è stato vedere i genitori con i figli, non come ai concerti di Justin Bieber o di Benji e Fede (quando i genitori portano i figli al concerto e aspettano che finisca per riportarli a casa), lì c’erano padri e madri che cantavano con i loro ragazzi, che facevano “il verso” a Drigo quando faceva gli assoli, che alzavano le mani e applaudivano con il papà.

E allora ho pensato che li vedo cantare da 23 anni, che sono diventato anch’io “vecchio” come loro, che quando li ho visti la prima volta avevo anch’io l’età dei ragazzini che c’erano sotto il palco, e oggi sicuramente qualcuno che c’era a quei tempi era lì ancora, come me, e magari era uno di quelli che cantava e ballava A modo mio con suo figlio.

Trovo che sia questo a rendere unica la musica e i concerti: adesso, che sto vivendo un momento magico della mia vita, spero di poter essere un giorno anch’io sotto un palco, magari proprio il loro palco, a cantare e ballare con mio figlio.

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Fabio Beretta, classe '77, l'anno in cui muore Elvis e nasce il punk… fin da piccolo è stato appassionato di musica, cresciuto in una famiglia con la radio sempre accesa, ha provato a farne parte prima con la chitarra poi con la tromba ma alla fine quello con cui sembra riuscire meglio pare essere una macchina fotografica e il posto preferito anziché sopra è sotto ad un palco. "Fotografando i concerti si vivono in un modo completamente diverso, sento meno la musica ma è come entrare in contatto con il musicista, conoscerlo meglio."

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