Roger Waters live a Milano: dai brani dei Pink Floyd a Trump in versione maiale (racconto e scaletta)

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Rock in Roma

Ieri sera al Mediolanum Forum di Milano è andato in scena il primo dei due concerti meneghini di Roger Waters, bassista e genio creativo dei Pink Floyd.
Dopo il successo planetario di The Wall, Waters torna in Europa e in Italia con un nuovo tour, Us+Them, che prevede brani storici dei Floyd, uniti ad alcune canzoni tratte dall’ultimo album di inediti Is this the life we really want? (qui la nostra recensione).

Il concerto è, sia di fatto che concettualmente, diviso in due parti: si apre con quello che, ai tempi degli LP, era il lato A di The dark side of the moon, con l’unica particolarità della sostistuzione di On the run con One of these days, in una sostituzione tra brani strumentali che guarda un po’ anche alla storia floydiana. Tra Welcome the machine e Wish you were here c’è una parentesi con tre brani del nuovo album, mentre successivamente si passa ad un estratto di The wall che, come nel precedente tour, vede un gruppo di bambini sul palco, vestiti con le tute arancioni dei carcerati e con un cappuccio nero in testa, immobili e “prigionieri” all’inizio, ma che come i bambini di Another brick in the wall, si ribellano al maestro, strappandosi la divisa carceraria e mostrando le maglie con scritto “resist”. Con Waters che ringrazia i bambini, specificando che in ogni data del tour vengono scelti ragazzi locali, si chiude la prima parte del concerto.
La seconda parte dello show è completamente diversa dalla prima,  altamente spettacolare e di forte matrice politica: al centro del palazzetto si materializza la Battersea power station di Londra, ed è il momento dedicato ad Animals, con l’esecuzione prima di Dogs (finalmente, dopo decenni che non si sentiva live) e poi di Pigs, in cui viene irriso e deriso il presidente americano Donald Trump, paragonato neanche troppo velatamente proprio ad un suino, con una scritta sugli schermi a fine brano che recitava, in italiano, “Trump è un maiale”. E ovviamente il classico maiale che vola sulle teste degli spettatori non poteva mancare, ovviamente aggiornato al 2018, quindi con la faccia del presidente americano stampata sopra.
Il punto di contatto per spostarsi da Animals ad un altro periodo musicale è molto semplice: i soldi. Ed è proprio la volta di Money, che tra i vari ricchi e potenti del mondo proiettati sugli schermi ci mostra anche Berlusconi. Si continua sempre coi brani di Dark side, quindi Us and them, mentre la strumentale Any colour you like viene sostituita da Smell the roses. La chiusura è affidata ovviamente a Brain damage ed Eclipse, con un gonfiabile a forma di Luna che gira per il palazzetto ed un enorme prisma fatto coi laser che si materializza sopra le prime file del parterre, a ricomporre la copertina più iconica e riconoscibile della storia della musica.
Pubblico in visibilio e ovvia standing ovation di tutto il palazzetto.

L’unico momento in cui Roger prende la parola e si rivolge al pubblico è a fine concerto, prima dei bis, e ovviamente come suo solito non ci va leggero, definendo “fake” l’attacco con armi chimiche in Siria, considerato un pretesto ideato ad arte solamente per permettere a “Theresa fucking May, Fucking Macron and Fucking Trump” di poter bombardare Damasco. Ringrazia l’Italia, che si fa carico di salvare migliaia e migliaia di profughi e migranti nel Mar Mediterraneo e chiede al pubblico di portare un po’ della propria umanità al mondo, per cercare di preservare il pianeta per le future generazioni.
Dopo i bis (Mother e Comfortably numb), nel salutare per un’ultima volta i 10.000 del Forum, mostra una sciarpa con la bandiera della Palestina, per confermare la propria vicinanza a quel popolo, contro l’oppressione di Israele.

Pur avendo fatto parte della stessa band per decenni e avendo creato insieme alcune delle pagine più importanti della storia della musica mondiale, Roger Waters e David Gilmour sono due persone completamente diverse, con mentalità totalmente differenti, e queste differenti personalità di rispecchiano ovviamente nei rispettivi show. Quelli del bassista, oltre ad essere una raccolta di canzoni storiche, vogliono anche stimolare e svegliare le coscienze, e grazie al sapiente impiego della tecnologia come ausilio che Waters ha sempre fatto, centra in pieno l’obiettivo, perchè se non tutti conosceranno o capiranno a memoria le parole di Pigs, vedere un maiale con la faccia di Trump sicuramente ha un impatto immediato. Il tutto riuscendo a proporre ogni volta uno show nuovo e innovativo, con trovate che riescono a stupire ed emozionare lo spettatore.

La band è formata dall’ormai fidato Dave Kilminster alle chitarre, confermato dopo il tour di The Wall, un nuovo chitarrista e cantante (Jonathan Wilson) che ricorda molto per aspetto il Gilmour degli anni ’70, Gus Seyffert a chitarre e basso, Bo Koster alle tastiere, il fido Jon Carin a pianoforte, tastiere, chitarre, Ian Ritchie al sax, Joey Waronker alla batteria, Jess Wolfe e Holly Laessig ai cori.
Se si può trovare un difetto in una band perfettamente rodata all’interno di uno show che ormai va avanti da mesi e mesi, l’anello debole risiede nel batterista, che spesso “esagera”, come in Time e in altri brani, inserendo parti che vanno a snaturare le batterie originali di Nick Mason.

Stasera si replica, ovviamente sold out, mentre nei prossimi giorni il tour si sposterà alla Unipol Arena di Bologna per 4 show dal 21 al 25 aprile.

Ecco la scaletta del concerto:
1. Breathe
2. One of these days
3. Time
4. Breathe (reprise)
5. The greag gig in the sky
6. Welcome to the machine
7. Déjà vù
8. The last refugee
9. Picture that
10. Wish you were here
11. The happiest days of our lives
12. Another brick in the wall (part 2)
13. Another brick in the wall (part 3)

14. Dogs
15. Pigs (three different ones)
16. Money
17. Us and them
18. Smell the roses
19. Brain damage
20. Eclipse

21. Mother
22. Comfortably numb

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

1 COMMENTO

  1. ho lanciato io la sciarpa della palestina e sono commossa perche’ il grande Roger e’ sceso per raccoglierla e mostrarla ai 10 mila spettori….per confermare la sua condanna alla occupazione israeliana criminale.

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