Intervista a Massimo Di Cataldo: «I miei primi 50 anni (e 25 di carriera)»

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Massimo Di Cataldo

Tra pochi giorni compirà 50 anni di età e 25 di carriera, e proprio nel giorno del suo compleanno, il 25 aprile, ha deciso di fare una grande festa al Piper di Roma per celebrare la ricorrenza con amici, collaboratori storici e ovviamente coi suoi fan.
Stiamo parlando di Massimo Di Cataldo, che abbiamo incontrato per un’intervista che spazia dagli esordi fino all’ultimo singolo Domani chissà, con uno sguardo ovviamente al presente e alla grande festa in programma tra pochi giorni.

Partiamo dal presente: un concerto-evento per festeggiare sia il tuo compleanno che 25 anni di carriera.
Infatti è una bella coincidenza. In realtà mi sono accorto di questo successivamente, nel senso che inizialmente pensavo solo a festeggiare i miei 50 anni, poi ho cominciato a fare un percorso a ritroso, anche per la lista degli invitati al concerto, ovvero le persone che hanno fatto parte del mio percorso umano e lavorativo, dai collaboratori agli amici del liceo, e mi sono reso conto che è stato proprio 25 anni che ho partecipato per la prima volta in veste di cantautore a una trasmissione ufficiale. Era il 1993 al Festival di Castrocaro, e arrivai in finale con una canzone scritta da me, Io sto sbroccando per te: quella canzone finì su un cd che tra l’altro ho comprato da poco su Ebay, quindi dopo 25 anni sono riuscito ad avere fisicamente questo cd in mano, e la cosa fa anche un certo effetto.

Ci puoi anticipare qualcuno degli ospiti che sarà con te sul palco?
Stiamo lavorando su tanti fronti: molti amici hanno dato subito l’adesione e mi hanno detto che vorrebbero farne parte con piacere, però ancora non ho avuto le conferme da tutti, quindi non ti posso svelare tutti i nomi. Tra quelli che hanno già detto di sì ti posso fare i nomi di Antonio Giuliani, Leonardo Fiaschi, Carmine Farago, ma ce ne saranno ancora altri che sono in via di conferma. Al momento, come vedi, quelli con cui potrebbe succedere qualcosa insieme sul palco sono per lo più attori brillanti, quindi sicuramente la comicità e il divertimento non mancheranno. Per quello che riguarda il lato musicale ci sarò ovviamente io insieme alla mia band e ci saranno sicuramente altri amici da cui stiamo aspettando conferma.

Visto che avrai diversi attori sul palco con te al concerto, c’è una curiosità da raccontare: non tutti sanno che prima di iniziare la carriera da cantautore hai fatto l’attore…
E’ vero. E’ stato un incidente di percorso, se vogliamo chiamarlo così. Io facevo musica fin da ragazzino, ma è stato importante provare anche altre arti e soprattutto il teatro, che è una grande scuola. Ho iniziato recitando Shakespeare diretto da Bolognini, quindi si può dire che è stato un esordio piuttosto importante. Poi ho fatto delle cose televisive tipo I ragazzi del muretto, oltre a un paio di film come Belli e dannati e Sabato italiano. Per cinque-sei anni, mentre continuavo ad incidere provini e a mandarli in giro alle varie etichette sono andato avanti lavorando come attore, poi a Castrocaro le sorti della mia carriera sono cambiate, perché quella sera fui notato da uno dei direttori artistici della Sony music e da lì è iniziato il mio percorso musicale.

Oltre ad essere un cantante suoni anche diversi strumenti. Cosa ti ha spinto a voler imparare a suonarli e a quali età hai iniziato?
Ho iniziato da piccolino sperimentando, ma in realtà i miei maestri sono stati tutti i musicisti e i produttori con cui ho collaborato e a cui ho cercato di rubare un po’ il mestiere. Io mi sono limitato, per quello che faccio, ad una forma pop, nel senso che non sono un pianista come chi ha studiato uno strumento e magari si è diplomato al conservatorio, ma ho imparato a suonare sulle canzoni dei Beatles, sul pop anni ’80 dei Duran Duran. Magari ti posso suonare un giro di basso di una canzone piuttosto che un riff di chitarra, o delle parti di tastiera, mentre ultimamente lo strumento che suono meglio e che mi diverte di più è la batteria.
Nonostante tutto il mio strumento principale è e rimane la voce, però ho sempre lavorato con la mente, quindi gli arrangiamenti nascono così e mi piace l’idea dei quattro strumenti principali con cui si può fare tutto: batteria, basso, chitarra e piano. Con quei quattro strumenti i Beatles hanno costruito la musica contemporanea, e con semplicità sono riusciti a portare ad altissimo livello il pop.

C’è qualcosa, in 25 anni di carriera, che non rifaresti, e qualcosa di cui vai estremamente fiero?
Io rivedrei tanti mix di alcune canzoni, perché mentre ci sono delle canzoni di 20 anni fa che ancora suonano bene oggi, altre cose più recenti, uscite in un determinato momento in cui c’era un determinato uso dell’elettronica o di certe sonorità, erano molto attuali al momento della pubblicazione, però poi ad un tratto sono diventate anacronistiche. Mi piacerebbe quindi ripercorrere in qualche modo quell’aspetto dell’arrangiamento e della produzione, prendere certi brani e rivalorizzarli. Per il resto è andata come è andata e va bene così.

Nel 2006 hai partecipato a Music Farm arrivando secondo. Cosa ti è rimasto di quell’esperienza e mi dai un ricordo di Franco Califano?
Franco in quell’occasione si è distinto per la sua spontaneità e veracità rispetto ad altri che invece di fronte alle telecamere simulavano in qualche modo. Se vogliamo quello di “recitare” a volte è il primo approccio che hai davanti ad un apparecchio che ti registra, come ad esempio adesso: inizialmente sei un po’ impostato e poi dopo ti sciogli, invece lui ha rotto subito gli schemi con la sua naturalezza. All’inizio ci siamo un po’ studiati, poi però siamo diventati molto amici e questo è stato straordinario, perché eravamo due persone completamente diverse, anche se in questa diversità abbiamo scoperto che c’erano molte similitudini. Io lo vedevo come Walt Whitman, che è stato un grande scrittore che traeva ispirazione dal proprio vissuto, dalle proprie esperienze. Quando è scomparso ho cantato al concerto-tributo in Piazza del Popolo una delle sue canzoni, Una ragione di più, brano che aveva scritto insieme a Mino Reitano per Ornella Vanoni. Io avevo scritto una canzone a suo tempo che per errore aveva lo stesso titolo, visto che inizialmente doveva chiamarsi in un altro modo, e lui una volta me lo disse (imitando la voce, ndr): «Tu hai scritto ‘na canzone cor titolo come una mia. M’hai copiato er titolo».

E per finire il futuro: tra poco 50 anni e Domani chissà, per dirla con le parole del tuo ultimo singolo…
E’ vero, domani chissà. Certe volte penso a Bryan Adams che aveva fatto una caterva di successo con un disco (Waking Up The Neighbours, ndr) e poi fece un best of che si chiamava So Far So Good, cioè “fin qui tutto bene”, come a dire “poi dopo chissà”. Io penso che ancora sia tutto da vivere e che il futuro non esiste, è il presente che conta, per questo dico “domani chissà”. Mi piace l’idea di stare qui in questo momento e fare l’intervista con te, poi magari dopo devo andare a pagare una bolletta o la multa. Il futuro è fatto di queste cose noiose, per cui è bello vivere il presente e cercare di essere sempre più possibilmente presenti in ciò che si fa. Poi c’è una cosa che a me piace moltissimo, ovvero il presente progressivo degli inglesi, che è un po’ come il nostro gerundio, cioè “sto facendo un concerto il 25 aprile”, perché quello che stiamo facendo e preparando in vista del concerto in realtà è già presente, quindi è un concetto diverso rispetto al futuro. Quello che fai vale ora e vale finchè non l’hai finito. Quindi… work in progress.

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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