Irene Maggi racconta Tank girl, l’album nato da una corrispondenza personale

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L’occasione per ascoltarla dal vivo sarà venerdì 4 maggio all’Auditorium Demetrios Stratos di Milano. Lei è Irene Maggi, giovane cantautrice, che ha da poco pubblicato il suo nuovo album, Tank girl, cantato interamente in inglese.

Quando è nata la tua passione per la musica?
Quando ero bambina. I miei genitori mi portavano spesso a sentire della musica dal vivo. Un giorno ho visto una donna che suonava il violino e ho espresso il mio desiderio di iniziare a suonare quello strumento. Così è stato e quella donna è diventata la mia insegnante.

Quindi hai iniziato con la musica classica?
Esatto. Poi, però, una volta arrivata al liceo, essendomi stancata della classica, mi sono presa una pausa di un paio d’anni. Quindi sono passata al jazz, ma come cantante.

Classica, jazz, swing: cosa ascolti?
Praticamente tutto! Swing, blues, jazz. Mi piace molto il pop influenzato dal soul.

Qualche nome?
Justin Timberlake e Bruno Mars.

Parliano del tuo disco, in passato cantavi in italiano. Perché la decisione di cimentarti con l’inglese?
La lingua inglese è ricca di suoni onomatopeici, immagini che in italiano non esistono. Ha un lessico molto più ampio di quello italiano, è una lingua più poetica (anche se tutto ruota intorno alla pronuncia, che deve essere credibile), che si presta molto alla concezione attuale di canzoni: rap, musica elettronica… E poi i testi di questo disco hanno una storia molto particolare…

Cioé?
Sono stati presi da una corrispondenza realmente avvenuta tra me e un’altra persona. Una corrispondenza in inglese che ho preso così com’era e ho trasformato in canzoni.

Quando hai iniziato a lavorarci?
Due anni fa. Alla fine di questa storia d’amore, quando questa persona se n’è andata dalla mia vita. Ho lavorato alla parte musicale con Francesco Sacco e un anno dopo abbiamo iniziato a registrare.

Una scelta emotivamente coraggiosa quella dell’affrontare un periodo doloroso in maniera così analitica…
È un disco che è nato da un’esigenza. Lo considero un album liberatorio e, per questo, molto sincero.

La forte connotazione personale pensi che possa essere un ostacolo per chi ti ascolta?
In realtà molte persone che hanno ascoltato l’album mi hanno detto che si sono ritrovate nelle mie parole. È una storia personale ma, allo stesso tempo, può ricordare esperienze comuni, in cui chiunque si può rivedere: l’innamoramento, la morbosità, il distacco, la rassegnazione.

Lo scrivere in prima persona è un elemento imprenscindibile nella tua musica?
In passato ho scritto anche altro: canzoni ironiche o di protesta. Però sono affezionata alle esperienze della mia vita, quindi tendo a scrivere di quello.

Presenterai il tuo disco dal vivo a Milano il 4 maggio. Che concerto sarà?
Il disco sarà suonato integralmente e in maniera molto fedele agli arrangiamenti originali, infatti con me ci sarà tutta la band. Poi farò delle altre date in estate, tra luglio e agosto.

Qual è il complimento più bello che hai ricevuto per questo album?
Mi è stato detto che in Italia è difficile trovare un album come il mio. Ho un metodo di lavoro molto internazionale, attento a diversi aspetti di composizione e creatività.

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Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

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