The Voice. Il peggio della Tv del terzo millennio

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The Voice

Trasmissioni orrende in Tv ce ne sono tante, ma The Voice tocca abissi così profondi che è difficilmente battibile in quanto a bruttezza. E potrei aggiungere inutilità: mi pare che sia poco “utile” alla rete che la ospita riguardo gli indici di ascolto. Ed è assolutamente inutile persino per regalare sogni ai concorrenti: nessuno tra tutti quelli che hanno partecipato alle precedenti edizioni ha mai avuto beneficio alcuno, e quasi certamente pure i partecipanti all’edizione 2018 saranno dimenticati in un batter d’occhi.
Fatta questa doverosa premessa, chiarisco che la mia non vuole essere una cronaca della serata per il semplice motivo che per raccontarla una serata bisogna averla vista per intero. Stavolta mi ero quasi imposto di guardarla dall’inizio alla fine, ma pur con tutta la buona volontà non ce l’ho fatta: l’ho guardata a spizzichi e bocconi, saltellando da un canale all’altro. Ma quel che ho visto mi pare sufficiente per affermare che The Voice è di una noia mortale, con un Costantino Della Gherardesca (che pure in altre occasioni ho trovato simpatico) assolutamente fuori registro.The Voice J-Ax ormai è una macchietta. Francesco Renga è meglio quando canta. Albano è Albano. E Cristina Scabbia è sì un bel personaggio (leggi la nostra intervista), fino ad oggi sottovalutata, almeno in patria. Ma qui rischia l’“effetto Levante”: personalmente la preferisco quando è nel suo ambiente naturale.
The VoicePoi ci sono quelli che dovrebbero essere il fulcro della trasmissione, cioè i concorrenti. E in effetti i “talentini” ci sono. Però dire che lì in mezzo c’è tanto talento, come sostengono a più riprese i giudici, è un’affermazione piuttosto azzardata. O perlomeno, ammesso che ci sia un po’ di talento, viene mascherato molto bene dalla produzione e dalla regia, che privilegiano sempre le inquadrature su fratelli, genitori, fidanzati, cugini, amici del cuore, piuttosto che commenti “fuori onda” o le espressioni (sempre incredule, sempre da “ma guarda quanto è bravo questo!”) dei giudici.
Alcuni sono intonati (non tutti), quasi nessuno sembra avere una grande personalità artistica (del resto metterla in mostra in un minuto e mezzo mica è facile), spesso i look sono da festa all’oratorio, la pronuncia inglese un optional.
Per carità, non che gli altri talent siano meglio. Dipendesse da me li abolirei tutti. Ma X-Factor per lo meno può avvalersi di una grande produzione e Amici (che pure è terribile) ha quel “plus” che si chiama Maria De Filippi, una che o la ami o la odi, ma sa il fatto suo.
A The Voice invece cosa c’è? Il nulla. Un nulla condito di noia. Ma non preoccupatevi, perché al peggio non c’è mai fine. Se fosse ancora vivo quel genio di Freak Antoni, ci fulminerebbe con una delle sue battute stralunate: «Ragazzi, abbiamo toccato il fondo. Adesso cominciamo a scavare!».

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

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