Lo Stato Sociale. Ieri, oggi e domani

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Lo Stato Sociale - Concerto del Primo Maggio 2018 - Roma - © Foto: Riccardo Medana

Ricordo bene la passata edizione del Concertone del Primo Maggio. Tra tutti gli artisti che si sarebbero esibiti in quella ricca giornata di musica ero interessato in particolar modo ad un gruppo che spesso era balzato alle mie orecchie ma di cui, per un motivo o per un altro, non ero ancora riuscito a dare lo spazio che meritava: Lo Stato Sociale.

A distanza di un anno da quella esibizione, a dire il vero non troppo esaltante, ciò che è rimasto maggiormente impresso nella mente della gente è la battuta, non troppo velata, che Lodo Guenzi fece su Matteo Salvini («Se Matteo Salvini ha detto che da una coppia gay può crescere solo un bambino con degli handicap, è anche vero che da una coppia etero è nato lui quindi, possiamo dire che non c’è una formula perfetta…»).

Dopo maggio è arrivata l’estate e con essa un tour che li ha portati, davvero, in ogni angolo d’Italia. Una delle promesse che mi ero fatto era quella di sentirli almeno una volta dal vivo, e così feci, proprio a fine tour, in uno dei festival più interessanti della Romagna, il Frogstock. Quella sera conclusi l’articolo che scrissi sul concerto in questo modo: «Può un gruppo di “cazzoni” senza particolari talenti avere tutto questo successo? E mi sono risposto che sì, quando hai intelligenza, furbizia, faccia tosta, cura e sensibilità da vendere, allora questo successo te lo meriti».

Da quel tour nacque Primati, la loro partecipazione a Sanremo e, soprattutto, Una vita in vacanza. Quando seppi della loro partecipazione al Festival della Canzone Italiana, storsi un po’ il naso, non tanto perché non li giudicassi all’altezza, ma perché, in un contesto così formale come quello del Festival, pensavo potessero risultare fuori luogo, con il conseguente rischio di snaturarsi o ancor peggio, bruciarsi.
Inutile dire che mai mia previsione fu più sbagliata. Per salire su quel palco e rimanere se stessi ci va coraggio e loro han dimostrato di averne da vendere, perchè non solo sono rimasti loro stessi, ma hanno portato tutta la loro visione ed identità. Una vita in vacanza è stata una ventata di freschezza in un Festival di un buon livello, che Lo Stato Sociale ha affrontato con estrema coerenza, un’allegria contagiosa e mantenendo inalterato il loro interesse per il sociale, anzi, portando addirittura sul palco la storia di Marco, Antonio, Massimo e Roberto in nome dei tanti lavoratori che non vedono riconosciuti i loro diritti, precari e disoccupati.
Ma il vero colpo di genio lo hanno tirato fuori nella serata dei duetti, ospitando il Coro dell’Antoniano, una vera e propria istituzione a Bologna, cambiando il testo della canzone in una versione “adatta ai bambini” (da “E nessuno che rompe i cxxxioni” a “e nessuno che buca i palloni”).

Fino ad arrivare a ieri sera. Ieri sera Lo Stato Sociale è stato il gruppo più atteso e soprattutto quello che ha maggiormente scaldato il pubblico, nonostante siano stati messi in scaletta in una posizione non proprio favorevole.
E poco importa se oggi i principali siti e quotidiani si rivolgono a loro per aver ironizzato sul Movimento 5 Stelle e la Casellati.
In fondo nel brano Sono così Indie 2018 avevano previsto tutto questo: «E allora il reato di tortura in Italia / e la polemichetta sul nuovo singolo / Il Jobs act / e la polemichetta sul nuovo singolo / Le libertà civili e la polemichetta sul nuovo singolo / Sfigati, se vi interessaste di quel che succede intorno persino la musica vi sembrerebbe più bella».

Dal Primo Maggio 2017 al Primo Maggio 2018. Sempre una polemica a girare intorno alla band, ma intanto tutto sembra essere cambiato. Lo Stato Sociale ha intrapreso un percorso di crescita che procede ad un ritmo sempre più veloce, riuscendo nella rara impresa di rimanere fedele a se stesso senza perdere di vista l’orizzonte da seguire. In mezzo ad insegnanti di ogni genere Lo Stato Sociale rappresenta una ventata di freschezza pura e genuina, vera ed onesta, che fa riflettere ma che non punta il dito verso l’esterno, ma verso se stessi.
Perché se è vero che siamo noi gli artefici del nostro destino è altrettanto corretto dire che siamo i primi responsabili del cambiamento della collettivà.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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