Bruce ad Asbury Park “presenta” Steve Van Zandt nella Hall of Fame del New Jersey (poi canta con lui)

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Gli amici – quelli veri – sono sempre al nostro fianco, soprattutto nei momenti in cui c’è da festeggiare qualcosa di importante. Tra Buce Sprignsteen e Steve Van Zandt è sempre stato così, anche quando Steve era uscito dalla ESB (vi ricordate Bobby Jean?) o quando Bruce faceva i tour acustici. Non poteva, quindi, essere diversamente ieri (domenica 6 maggio) quando il Piccolo Stefano è entrato ufficialmente nella Hall Of Fame del New Jersey, anzi è stato proprio Springesteen a presentare Steve Van Zandt di Middletown nella cerimonia che si è svolta al Paramount Theatre sul Jersey Shore.

Gli ho messo gli occhi addosso – ha raccontato ieri Bruce – all’Hullabaloo Club di Middletow nel 1966. Appena entrato vidi Steve con la sua band di allora, gli Shadows, che facevano una versione perfetta di Happy Together dei Turtles. E’ stato come incontrare il mio fratello stralunato  acquisito. E’ bastata un’occhiata per capire che io e Steve bevevamo lo stesso Kool-Aid (una bevanda in polvere alla frutta da diluire nell’acqua, nda). Il suo lavoro da solista – ha detto ancora Bruce – parla da sé: le sue innumerevoli canzoni e le produzioni fatte con Southside Johnny come per esempio ‘I Don’t WantTo Go Home’, ‘Love On The Wrong Side Of Town’, per citarne due, Steve è uno dei più grandi interpreti e autori bianchi di soul che abbiamo“.

Springsteen ha anche ricordato il ruolo di Van Zandt come attore (ne I Sopranos e in Lillehammer soprattutto), conduttore radiofonico (il suo canale Underground Garage è una fonte inesauribile di eccellente musica), filantropo e sostenitore dei diritti civili (il suo disco Sun City realizzato nel 1985 per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla situazione che si viveva allora in Sudafrica è stato un caposaldo nella lotta contro l’apartheid). “Steven cammina come parla!“, ha concluso Bruce. Di contro  Steven ha detto: “Abbiamo fatto l’impossibile, abbiamo reso il New Jersey un posto fichissimo!“.

Immancabili – alla fine – il ringraziamento (“Grazie New Jersey, sei stato molto buono con me”) e il duetto con l’inseparabile fratello Bruce (vedi video tratto da Youtube riportato sotto) sulle note di ‘I Don’t Want To Go Home’ e ‘Soulfire’.

 

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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