Pino Scotto. Rock’n’roll forever!

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Pino Scotto
Pino Scotto non vuole sentir ragioni. Lui il rock ce l’ha nel sangue e guai a contraddirlo, anche ora che ha superato da un pezzo i 60. Ha osato sfidare il potere precostituito, non ha lesinato ingiurie contro questa società votata al consumismo. Nelle sue trasmissioni radiofoniche (ogni lunedì sera su rocknrollradio.it) e televisive (ogni martedì pomeriggio su Rock Tv Italy in diretta Facebook e YouTube) ama il linguaggio diretto e colorito, spesso ripreso da Blob o da Cruciani che ogni tanto lo invita a intervenire su Radio 24. Insomma, Pino Scotto è diventato un personaggio pubblico conosciuto anche da chi non lo segue come cantante e musicista. Eppure, anno dopo anno, l’artista nato in quel di Monte di Procida continua a crederci, così eccolo fuori con un altro album dal titolo indicativo: Eye for an Eye.  
Allora Pino a che punto siamo del percorso?
In un momento di stanca per il rock che piace a me, quello duro senza troppi fronzoli, ho creduto opportuno tornare alle radici, quelle che hanno condizionato la mia crescita musicale. Dunque ampio spazio a quello che è stato il rock dei ’70 e ’80, con in testa i Deep Purple e certe cose degli Zeppelin, perché il blues è comunque parte del mio discorso musicale, da sempre. 
Nel dettaglio cosa troviamo nel nuovo disco?
Per esempio una ballata dedicata a mia mamma che andavo a trovare al paese d’origine. Si intitola Angel of Mercy. La melodia mi è venuta in sogno, mi sono svegliato di colpo e mi sono alzato per registrarla. Poi ho inserito Wise Man Tale, un brano che ho realizzato con i Fire Trails, stavolta insieme al chitarrista Steve Angarthal che mi ha aiutato negli arrangiamenti, ho impiegato una cornamusa caratterizzandola con uno stile celtico. Testi in inglese molto incazzati su quello che penso degli usi e costumi di questa società, tutto in puro hard rock. Infine anche un omaggio agli Allman Brothers con One Way Out, perché rispecchia la mia passione per il rock sudista da loro rappresentato insieme ai Lynyrd Skynyrd.
Pino Scotto
Anche stavolta hai scelto musicisti diversi per registrare ogni brano?
No, stavolta ho voluto realizzare l’album interamente con la mia band. Quindi con Steve Angarthal alla chitarra, Dario Bucca la basso e Marco Di Salvia alle pelli. Veramente un ospite ce l’ho. Come avrei potuto farne a meno visto che ha sempre partecipato ai miei album. Si tratta di Fabio Treves, meglio conosciuto come il Puma di Lambrate, all’armonica nel brano conclusivo One Way Out
Quindi il blues è stata la tua prima passione?
Certo il blues è entrato nella mia pelle, tanto che quando ero ancora a Napoli ebbi occasione di suonare accanto agli Showmen di Elio D’Anna e James Senese ai sax, con il grande Mario Musella alla voce. La mia passione per la musica si accende quando un giorno, al nostro ritrovo musicale situato in un piccolo negozio di barbiere, un giovane con qualche anno più di noi ci porta un disco di Elvis Presley: Jailhouse Rock. Per me è stata la luce, come nel film dei Blues Brothers. Ebbene qualche giorno dopo mi recai a Napoli per comprare tutti i dischi di Presley consumando i risparmi di mio padre, che al mio ritorno non me la fece passare liscia.
Dopo arrivi a Milano, il gran successo con i Vanadium e poi le prime canzoni in italiano. Non mi dire che ascoltavi anche i cantautori?
Come no? Di De André sono un fans della prima ora, conosco tutta la sua discografia, come anche quella del primo Guccini e De Gregori. E che dire di Battiato con i suoi suoni elettronici. Un genio. Non a caso ho cantato la sua Povera patria nell’album Vuoti di memoria. Battiato lo incontravo negli anni ’70 quando abitava vicinissimo a dove abitavo anch’io.
Ti ho visto sul palco accanto a Giorgio Piazza (già bassista della PFM) e Sergio Poggi (batterista della Fauna Flora e Cemento) in occasione della dedica di una via milanese a Demetrio Stratos. Occasione che si è ripetuta?
No, occasione unica. Lo dovevo a Demetrio. Un grande assoluto, lui e gli Area. Insuperabili. 
E dal vivo, come te la cavi a suonare con forza e potenza come l’hard rock impone?
Invito tutti a venire a trovarmi in concerto. Non se ne pentiranno, perché l’energia che ne esce è ancora quella di quando ero giovanissimo. Concerti ne faccio ancora tanti, basta consultare il calendario. Tra le altre date, sarò a Milano il 19 maggio e a Roma il 1 giugno.
Pino Scotto
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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