Dogman

La variante Garrone della storia del “canaro”

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Dogman
di Matteo Garrone con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli.
Voto 7/8

Marcello è minuto, brutto, vive in un posto assurdo e fa il lavaggio cani. Separato, una figlia, qualche sogno, pochi amici in un bar orrendo gonfio di slot, vivacchia arrotondando con la cocaina. È succube di Simone, pugile – bestia – ladro – picchiatore – cocainomane che lo coinvolge in furti, non lo paga e lo maltratta. Un’amicizia ambigua. Quando non ne può più Marcello chiude in gabbia Simone come un cane e, grazie al cielo, non gli fa quello che fece il vero canaro alla sua vittima (una brutta vecchia storia schifosa a cui Garrone dice di essersi ispirato alla lontana) e si limita ad ucciderlo.
Tutto è “brutto” in questo film: esseri umani faticosi ad ascoltarsi e anche a vedersi, case e negozi osceni con materiali cariati, prospettive di convivenza e futuro disgustose: la sensazione è di essere in un universo spiacevole fino all’insopportabile. Probabilmente perché somiglia troppo a certa Italia contemporanea. Esiste un’estetica alta del brutto? Probabilmente sì, perché questo film non può mai essere definito brutto, mal scritto o mal girato. Anzi siamo ai vertici della rappresentazione dell’orrore quotidiano e dobbiamo ammetterlo: non c’è volgarità in tutta la volgarità, non c’è corruzione nella descrizione della corruzione, persino i cani non recitano da cani. Però, da film dolente e alto, nausea . Dal regista di L’imbalsamatore e Gomorra.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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