La lectio magistralis sul rock dei Decibel a Milano

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Decibel
Foto dalla pagina Twitter di Ale Chiffi

Il professor Enrico Ruggeri, accompagnato dai fidati assistenti Silvio Capeccia e Fulvio Muzio (meglio noti come Decibel), poco dopo le 21 sale sul palco del Teatro Nazionale di Milano e tiene la sua lectio magistralis sul rock, dimostrando in due ore e mezzo abbondanti di grande musica che questo genere troppo spesso bistrattato magari non godrà di ottima salute presso un pubblico di adolescenti cresciuti a trap e canzoncine fatte con lo stampino, ma che quando è suonato con le palle è ancora capace di regalare emozioni fortissime. E mica soltanto a chi ha i capelli ingrigiti: in sala ho visto più di un ragazzino, sicuramente al seguito dei genitori, che si divertiva parecchio.
I Decibel lo avevano detto: suoneremo solo musica “vera”. Niente basi registrate, niente loop o “magheggi” che fanno apparire geniali anche chi gli strumenti sa maneggiarli a malapena. E niente autotune per “aggiustare” la voce o regalarne miracolosamente un filo a chi non ce l’ha per niente (permettetemi un piccolo inciso: ma vi rendete conto che spesso ci fanno pagare cifre assurde per assistere a “concerti” i cui suoni al 70-80% escono dal computer? Vogliano chiamarla truffa?).
Per fortuna Enrico e i suoi fidi scudieri non hanno bisogno di ricorrere a questi trucchetti: la voce del Rouge migliora di tour in tour e i musicisti che suonano con lui hanno anima e tecnica. Citiamoli, perché le meritano: oltre agli altri due terzi di Decibel (Silvio Capeccia, tastiere e voce, e Fulvio Muzio, chitarra, tastiere e voce) ci sono una base ritmica micidiale (Fortu Sacka al basso e Alex Polifrone detto “Il Polipo” alla batteria), Francesco Lupi alle tastiere, Paolo Zanetti alle chitarre e Davide “Billa” Brambilla, che interviene con la sua tromba in Buonanotte, brano che chiude il set regolare, e Sally Go Round, il primo bis.
DecibelGrande band, dicevo. A tratti, con tre chitarre e il basso schierati a bordo palco sembrano un fantastico spot a sostegno della Gibson (purtroppo in crisi) e di Prina, mitico negozio milanese di strumenti milanesi che a fine mese chiuderà i battenti. Sentirli suonare con quel vigore, quella passione, quell’energia è qualcosa che fa bene alle orecchie, colpisce allo stomaco e fa battere il cuore.
Probabilmente è soltanto suggestione, ma il loro modo di stare sul palco qui e là ricorda i Talking Heads: l’altra sera sul tardi ho visto su Rai 5 il film-concerto 1984 Stop Making Sense, e l’attitudine di David Byrne & co. riecheggia quella dei Decibel: quel modo un po’ sghembo di imbracciare la chitarra, i giochi con le bacchette del batterista, una scena piuttosto spoglia, dove quel che conta davvero è la musica.
Ecco, questa è un’altra scelta stilistica che ha bene impressionato. Ormai nei concerti è tutto un profluvio di coreografie ed effetti speciali. L’anticristo tour no. Ci sono soltanto una pedana rialzata sulla quale sono posizionati il batterista e un tastierista (ogni tanto ci sale Ruggeri) e bei giochi di luce molto rock che servono a sottolineare la musica, non ad abbagliarla. Unica concessione scenica, durante la prima parte dello show il bassista è racchiuso in una gabbia.
Proprio come succedeva nei concerti di una volta, per oltre un’ora il pubblico segue standosene seduto in poltrona. Ma ad un certo punto scatta una sorta di segnale, e chi ne ha voglia corre sotto il palco e inizia a ballare a perdifiato: è successo quando sono partite le note di A disagio (brano cantato da Silvio Capeccia).
Iesi sera a Milano c’era anche un magnifico “plus”, un grande regalo al pubblico del rock, in particolare a quello che ha riempito il Nazionale: sulle note di Pernod è entrato in scena Midge Ure, e lì sono iniziati una decina di minuti di quelli destinati a diventare leggenda: il frontman degli Ultravox ha proposto due brani epici del suo repertorio, Hymn (dall’album Quartet, 1982) e Dancing With Tears in my Eyes (da Lament, 1984). Che dire? Musica strepitosa, eccitazione e brividi.

decibel
Foto dalla pagina Twitter di Paolo Malcangio

Intenso anche l’omaggio a David Bowie, una cover di Starmanproposta da MIdge Ure in duetto con Enrico (che in segno di rispetto nei due brani precedenti aveva posato la chitarra, accompagnando il musicista scozzese suonando una batteria elettronica). Sul finale Midge Ure torna sul palco per eseguire assieme ai Decibel l’ultimo bis, Lettera dal Duca. Il delirio!
Scaletta della serata:
1) Intro / L’anticristo (2018)
2) Superstar (1978)
3) La bella e la bestia (2017)
4) Noblesse oblige (2017)
5) Baby Jane (2018)
6) Fashion (2017)
7) 15 minuti (2018)
8) Crudele poesia (2017)
9) Universi paralleli (2017)
10) My Acid Queen (2018)
SECONDO TEMPO
11) Decibel (1980)
12) Il fuoco sacro degli dei (2018)
13) Il lavaggio del cervello (1978)
14) A disagio (1980)
15) Indigestione disko (1979)
16) Pernod (1980, entra Midge Ure)
17) Hymn (Midge Ure, brano degli Ultravox, 1982)
18) Dancing With Tears in my Eyes (Midge Ure, brano degli Ultravox, 1984)
19) Starman (cover David Bowie, 1972: duetto Enrico Ruggeri e Midge Ure)
20) Polvere (1983)
21) La banca (2018)
22) Vivo da re (1980)
23) Buonanotte (2018)
BIS 
24) Sally Go Round (2018)
25) My My Generation (2017)
26) Contessa (1980)
27 Lettera dal Duca (duetto Ruggeri e Midge Ure, 2018)

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

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