Bugo ricomincia dal rock. E con una cover di “Bollicine” omaggia Vasco

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Bugo
@ Foto di Michele Piazza

Ritorno alle origini per Cristian Bugatti, in arte Bugo. Dopo un vuoto di quattro anni, nel 2016, aveva pubblicato Nessuna scala da salire ed oggi ritorna dicendo addio all’elettronica per riabbracciare il rock puro. Risoluto e alla mano, si è concesso a noi durante le prove del suo concerto del 23 maggio al Serraglio a Milano e, tra un sorso di birra ed un morso al panino, ha risposto alle nostre domande.

Vent’anni che sei sulle scene, prima con un gruppo, i Quaxo, e poi come solista. Adesso tiri fuori RockBugo, una raccolta dei tuoi brani più famosi, tutti riarrangiati in chiave rock. Ammetto di averne scoperti anche io diversi ascoltando quest’album, dobbiamo ritenerlo un “best of”?

Beh, fare una raccolta è sicuramente anche un modo per farsi conoscere da chi non ti conosce ancora. Non è una celebrazione della mia carriera, non mi piacciono le operazione autocelebrative. Mi piacerebbe dare la sensazione di essere un emergente, una cosa complicata, lo so, ma riparto dal rock dopo dieci anni di elettronica, quindi riparto dall’inizio in un certo senso.

Nell’album oltre ai tuoi brani c’è anche una cover di Bollicine di Vasco Rossi, che è uno dei tuoi riferimenti musicali. Hai inciso otto album, avevi un sacco di materiale per la raccolta, come mai hai scelto di inserire una cover invece di privilegiare qualche altro tuo pezzo?

Hai ragione, avevo molto materiale da cui attingere, ma ho inserito Bollicine come tributo verso quello che è un grandissimo esponente della nostra musica. Per me lui è il numero uno nel panorama del rock e lo è sempre stato. Ho pensato che mettere una cover di Vasco nel mio disco, reinterpretata alla mia maniera ovviamente, fosse un tributo dovuto, lui è stato ed è fondamentale nella mia formazione e carriera, è un po’ come fosse mio padre. È anche un messaggio che ho voluto dare, di rispetto ed umiltà nei confronti della nostra storia musicale.

Parlando appunto della musica, visto che hai alle spalle una carriera abbastanza lunga, come vedi la discografia oggi e quanto ti sembra cambiata negli anni?

Da artista io credo che le cose vadano abbastanza bene, poi che ci sia sempre la solita crisi lo sappiamo da anni (dopotutto parliamo con l’autore di C’è Crisi, brano del 2008 ndr). È chiaro che sono cambiate molte cose, ma le grandi realtà riescono ad andare avanti, diverse piccole continuano a funzionare. C’è stato sicuramente un mutamento e continuerà ad esserci, credo che il problema sia il fatto che la discografia italiana è stata così simile per tanti anni, che ora che sta cambiando con maggiore rapidità si fa un po’ fatica a starle dietro. Probabilmente l’unico problema reale è il giro economico inferiore, perché spinge ad investire molto meno.

O ad andare a colpo sicuro investendo sui ragazzi figli di prodotti televisivi come i talent show, che hanno avuto modo di fidelizzare già una fetta di pubblico.

Per me quella roba non esiste. Non la contemplo, tutti i miei eroi non avrebbero mai fatto un talent, io stesso non l’avrei mai fatto da concorrente. Mi hanno proposto di fare il giudice, ma non ho accettato, in quel caso non tanto per una questione ideologica, pagavano poco. Io non giudico chi sceglie di farlo, non sono nessuno per dire a qualcuno cosa può o non può fare. Quello che direi ad un giovane che vuole entrare in un talent però è di stare attento. Lì rischi di diventare molto famoso, più di me e anche di Vasco, per dire, in pochissimo tempo. Ti arriva addosso un’onda d’urto che è difficile da gestire per un ragazzo, così, tutta insieme. E infatti in moltissimi si sono bruciati, di quelli rimasti mi viene in mente solo Mengoni. Pensa quanta illusione e poi quanti sogni infranti.

Però hai detto che non hai fatto il giudice per questioni economiche. Quindi non lo escludi a priori?

Assolutamente no. A me piace stare con i giovani, parlarci, magari dar loro dei consigli. Lo farei con il mio stile, è chiaro, io faccio rock. Ma anche Manuel Agnelli l’ha fatto a modo suo. Però sì, per me la tv è solo un giro economico, quindi sono legato all’ingaggio. Non mi interessa fare quel passaggio lì, se lo faccio lo faccio per soldi. Io amo la mia musica e quella, sì, la porterei in giro anche gratis.

Probabilmente anche i programmi televisivi hanno acuito una netta divisione musicale, molto più marcata di prima. Tu sei un artista che ha sperimentato molto, torni al rock puro dopo dieci anni di ibridazione elettronica, pensi che questo modo di vedere la musica in compartimenti stagni funzioni?

Io ho fatto una scelta drastica con questo disco. Sono passato attraverso diverse fasi, è vero, ma questo progetto per me è il grado 0 di Bugo. Non il grado 1 perché non è un disco di inediti, ma riparto proprio da principio. E, non so se è l’età o proprio il mio percorso, ma sono stufo dei salti. Io mi ripresento proprio così, puro rock, come lo facevo quando ho iniziato negli anni 90. La commistione tra generi mi ha stancato. Le barriere esistono e proprio mescolare gli stili mi ha creato un po’ di problemi, ho scontentato dei fan. È una cosa che ho già fatto e non farò più, perciò io sono favorevole alla divisione, aiuta a capire di che stiamo parlando.

Nel 2012, dopo il tour, probabilmente deluso dal clamore suscitato da Nuovi Rimedi per la Miopia hai lasciato volontariamente le scene. Ma sei anche ritornato, molto up con pezzi come Me la godo. Cosa ti ha ridato la carica che avevi perso e cosa hai fatto nei quattro anni di vuoto discografico?

Sì, l’ho deciso io. Nessuno mi ha cacciato, ma io sono l’autore del mio successo e anche del mio insuccesso. Sapevo che avrebbe scatenato caos quel disco. Dopo Nuovi Rimedi per la Miopia semplicemente non avevo più voglia di scrivere canzoni. Poi la musica mi ha un po’ richiamato e sono tornato. Non ho mai smesso di credere in me, comunque. E se torni mica riparti con il broncio. Io per natura sono uno molto up.

Sei uno che è riuscito a valicare i confini nazionali, in un certo senso. The Guardian ti ha citato tra i grandi artisti della musica italiana. Sappiamo che pochissimi artisti, negli anni, sono riusciti ad imporsi anche all’estero e i nomi sono più o meno gli stessi da tempo. Secondo te perché è così difficile, per la musica italiana, imporsi a livello internazionale nonostante la globalizzazione?

Forse per un problema linguistico, non so. Vasco non è considerato all’estero. Ligabue ha fatto qualcosa, Celentano e Cutugno vanno molto in Russia. Ma anche in quei casi il pubblico è prevalentemente italiano. Non saprei dire perché non va, ma sinceramente non mi interessa. Ho vissuto in India, ma non ho mai avuto la smania di suonare all’estero. Non credo di essermi mai posto il problema. La Pausini, Ramazzotti, vanno forte in America Latina, ma cantano in spagnolo. Noi italiani veniamo visti forse come un po’ provinciali, non so. Ma alla fine non è rilevante, noi abbiamo una forza incredibile, abbiamo dei progetti artistici pazzeschi, che se li sognano nel resto del Mondo. Credo che il problema sia anche la nostra smania dell’esterofilia, lo dice anche Vasco, siamo noi che tendiamo a vedere gli altri più fighi e a svalutarci.

Sei molto diretto. E sappiamo bene che lo sei sempre stato anche sui social, attirandoti qualche critica. Oggi qual è il tuo rapporto con i social network?

Io sui social sono sempre stato molto schietto e sincero, forse è stato questo l’errore. Usarlo in questo modo può essere controproducente, mi esprimo magari in maniera più forte di quanto siamo abituati a leggere oggi, ma dico quello che penso come farei al bar con gli amici. Mi piacerebbe che finisse lì, invece ci costruiscono su un casino ogni volta. Quindi forse è meglio non usarli. Vasco e Celentano hanno smesso di utilizzarli e io mi ispiro ai miei eroi, che hanno la mia stessa indole. È anche un rischio oggi, non esserci. Celentano se l’è preso, per esempio e anche io nel 2011 ho eliminato la mia pagina facebook e la Universal (major con cui collaborava) si arrabbiò parecchio, perché fa parte del lavoro anche quello.

Deduco che il tuo rapporto con i discografici non sia proprio semplicissimo.

No, non è vero. Io dico sempre quello che penso, anche se non è politicamente corretto. Forse sbaglio nei toni, che sono un po’ violenti e aggressivi, ma sono sempre disponibile a parlare. Mi piace discutere, non sono una persona che porta rancore.

Tornando a RockBugo, avevi una vasta discografia da cui attingere, i brani sono tutti tuoi quindi immagino ci sia molto legato: quanto è stato difficile scegliere i pezzi da includere nell’album?

Sì beh i miei pezzi sono tutti belli (ride ndr). No scherzi a parte, ho scritto anche dei pezzi molto brutti, tipo Malecanevirtuale del primo album, che non rinnego, ma riconosco che insomma, non è un bel pezzo. Non sono di quegli artisti che sono legati per forza a tutto quello che hanno fatto, è chiaro che fa parte tutto di me, ma riconosco le cose venute meno bene come anche quelle belle. In RockBugo ho cercato di inserire tutto: c’è mio padre (Vasco ndr), la canzone d’amore tradizionale Comunque io voglio te in acustico, Ggeell che è un pezzo più divertito, poi c’è Mi rompo i coglioni come contraltare di Me la godo… ho cercato di raccontare tutta la mia storia, tutte le emozioni.

Sei quello che ha predetto già nel 2008, con C’è Crisi, il momento storico che stiamo vivendo. Qual è la tua opinione sulla politica?

Io non sopporto la politica di oggi, sembra che giochino. Fanno le interviste e ridono. Ma cosa c’è da ridere? Vogliono dare sicurezza, ma mi sembrano in un talent, non mi danno l’idea di serietà. Non sei un artista, non sei un comico. Vorrei vederli più seri. L’Italia ha moltissimi problemi, un debito enorme, immigrazione…e loro ridono. Per me non hanno deciso davvero di fare i politici per risolvere le questioni, sono lì solo per i soldi.

E invece il tuo rapporto con la religione? Forse è un po’ provinciale da parte mia, ma mi risulta difficile abbinare la figura di un rocker alla fede.

Sì è vero, non è una cosa usuale. Io andavo a scuola dai preti, ma non è neppure partito troppo da lì. In realtà ho avuto un ventennio di distacco dalla Chiesa, che io distinguo dal cattolicesimo, dopo che mi hanno bocciato alla cresima. Poi ho capito la differenza tra Chiesa e religione, il prete è un uomo, può sbagliare, ma non per questo smetti di credere in Dio e in quello che rappresenta in quel momento. Ci credo molto (tira fuori un crocifisso dalla maglietta ndr). Sono sposato in Chiesa, con mia moglie vado spesso a messa, ma certo non sono proprio un ortodosso.

RockBugo sarà acquistabile in anteprima in vinile in occasione dei concerti in programma il 23 maggio al Serraglio di Milano (via Gualdo Priorato, 5) e il 25 maggio al Monk di Roma (via Giuseppe Mirri, 35) e da lunedì 28 maggio su www.unoday.it

Il tour, invece, proseguirà in estate con altri appuntamenti live, questi i primi annunciati: 2 giugno a Madrid (Matadero), 7 giugno ad Agliana (PT) per il festival Giugno Aglianese, 30 giugno all’Eremo Club di Molfetta (BA), 14 luglio ad Ambria (BG) per l’Ambria Music Festival.

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Nata a Foggia in un’estate di notti magiche in cui si inseguivano goal, a 19 anni parte prima alla volta di Roma per poi approdare a Milano. Ha iniziato a 20 anni a collaborare con riviste cartacee o web scrivendo principalmente di musica e spettacolo. Parla tanto, canta, suona (male), insomma pratica qualunque attività fastidiosa vi venga in mente. Per evitare di snervare eccessivamente chi le è vicino si è “sfogata” al microfono collaborando con alcune radio web e locali. Medaglia olimpica di stage non retribuiti.

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