Il teatro – canzone di Renzo Rubino a Milano

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@Diego di Guardo

Definirlo un semplice concerto sarebbe limitativo. Renzo Rubino sale sul palco di una saletta del Teatro Dal Verme di Milano, con tanto di annuncio iniziale. Elegante, si siede al pianoforte per Il segno della croce. Dietro di lui una scenografia di carta, che ricorda quell’ambiente musicale, fragile da cui si è voluto prendere una pausa di qualche anno: «Sono tornato a casa mia, in Puglia, a coltivare pomodori e zucchine», racconta a un certo punto. Il concerto è un grande spettacolo, in cui il pubblico è parte centrale: con le caramelle distribuite all’ingresso, poi trasformatesi in “percussioni fai da te” per Ora, pezzo presentato a Sanremo 2014; con Il postino (Amami uomo), cantata interamente dalle persone che affollavano la sala; con una donna chiamata ad assistere a parte del concerto direttamente sul palco.

Lo spettacolo è in realtà uno show a tutto tondo e pieno di sorprese. Per L’ape, il toro e la vecchia, Rubino prende spunto dal collega Liberato, facendo salire sul palco quattro musicisti, uno dopo l’altro, vestiti esattamente come lui e avvolti nel buio. Con le ipotesi su chi fosse il vero Rubino che si sprecavano, fino a quando lui non ha fatto capolino dalla parte opposta della sala.

«Signori buonasera, benvenuti in questa follia». Di cose belle, in questa follia chiamata Rubinoland, ce ne sono molte. Cominciando da Custodire, suonata al piano da Renzo (e, nel bis, da tutta la band), con la proiezione dei suoi nonni che ballano, sul mantello che, sul finale, si alza verso il soffitto, a partire dalle spalle di Rubino. E poi un altro ricordo degli altri nonni di Renzo, sulle note di Lulù. E, ancora, l’omaggio a Lucio Dalla, con Attenti al lupo. Anticipata da Giungla, con tutti i musicisti chiamati a indossare diverse maschere di animali.

Dopo un paio d’ore un’altra voce registrata annuncia la fine del concerto, anticipando che non ci saranno bis. Poco dopo, però, come fosse la banda del paese, arriva tutto il gruppo, preceduto dal suo “capitano”, che regala ancora Pop, Il postino (Amami uomo) e, a concludere, una nuova versione di Custodire.

Il teatro-canzone di Renzo Rubino è servito.

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Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

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