David Wark Griffith – Tre capolavori muti

Da mercoledì 30 maggio all'Oberdan Milano un omaggio per i settant’anni dalla scomparsa del pioniere che ha reso adulto il cinema

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Da mercoledì 30 maggio a mercoledì 13 giugno 2018 al Cinema Spazio Oberdan Milano un omaggio per i settant’anni dalla scomparsa del pioniere della magica arte che per primo con le sue tecniche sperimentali ha reso adulto il cinematografo

Fondare la moderna tecnica cinematografica, portare sul grande schermo la magia delle immagini in movimento raccontate secondo una logica narrativa comprensibile, sono solo alcune delle intuizioni di David Wark Griffith, il gigante della settima arte, che ha inventato l’uso del primo piano, la dissolvenza in apertura e in chiusura, il flashback e il campo lungo. Nato il 22 gennaio 1875 nel Kentucky, dopo aver fatto il giornalista e l’attore, entra alla Biograph, una società nata per produrre apparecchi per diapositive e nel 1908 dirige il suo primo film The Adventures of Dollie, lungo 217 metri, storia di una ragazza rapita dagli zingari. Attento all’uso delle luci, il giovane cineasta gira diverse pellicole dimostrandosi anche un ottimo direttore di attori. Il suo montaggio è straordinariamente efficace e i suoi primi piani sono in grado di fare esprimere agli interpreti sentimenti veri e autentici, che colpiscono il pubblico. Nel 1925 con Nascita di una nazione (mercoledì 30 maggio ore 20,15), considerato il suo capolavoro, ma capace di suscitare profonde polemiche per il suo indiscutibile razzismo, il regista mette a punto la sua tecnica narrativa- cinematografica con l’uso di scene parallele. Il film è incentrato sul periodo della Guerra Civile americana e della ricostruzione del sud.

Intolerance

Il successo di pubblico è senza precedenti e così l’anno successivo Griffith firma Intolerance (mercoledì 6 giugno ore 20,30), la sua risposta democratica alle accuse di razzismo. Sono quattro storie ambientate in epoche diverse, l’antica Babilonia, la Giudea di Gesù, la Francia degli Ugonotti e una fabbrica moderna, che si pongono come un manifesto per le libertà politiche e civili di tutti i cittadini. Anche questa pellicola piace agli spettatori benché gli incassi non compenseranno i costi di produzione.  Nel 1919 tocca a Giglio infranto (mercoledì 13 giugno ore 21,15), l’amore di una ragazza bianca per un cinese interpretato da Lillian Gish, una delle attrici più moderne di quegli anni in grado di anticipare una tecnica recitativa davvero all’avanguardia. Dopo aver fondato con Chaplin, Fairbanks e Mary Pickford l’United Artists, una compagnia di distribuzione indipendente in grado capace di imporre una forte concorrenza alle maggiori case di produzione di Hollywood, Griffith dirige film per molti anni non riuscendo più a intercettare i gusti del pubblico. Deluso e amareggiato viene poi definitivamente emarginato dall’avvento del sonoro. Muore nel suo appartamento di Hollywood il 23 luglio 1948 a settantatre anni per un’emorragia cerebrale. Il grande Sergej  Ejzenstejn con onestà intellettuale riconoscerà sempre come suo maestro Griffith, padre del cinema moderno.

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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