Privé. Il ritorno degli Avion Travel

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Fausto Mesolella
Foto di Paolo Terlizzi

Nel 2003 era stata la volta di Poco mossi dagli altri bacini. A distanza di 15 anni da quell’ultimo album, gli Avion Travel ritornano con un nuovo disco, Privé.

«Il titolo è una delle canzoni dell’album. Consideriamo le faccende private narrate in questa canzone una possibilità per leggere faccende che, invece, riguardano tutti», spiega Servillo. Un album, dicevamo, che arriva a ben 15 anni dal precedente: «Per noi è un privilegio aver realizzato questo disco dopo tanti anni. È un lavoro che contiene due anime: è una speranza e un’invocazione. Vogliamo che la parola possa essere una possibilità per alimentare le relazioni individuali: di amore, amicizia e i semplici rapporti con le persone che ci circondano. In questi anni  ci siamo tutti dedicati a percorsi individuali, mettendoci alla prova. Io ho lavorato molto in teatro, Ferruccio Spinetti ha dato via al duo Musica Nuda con Petra Magoni. Nel 2014 abbiamo ricominciato a suonare insieme, ritrovando la complicità dei tempi migliori».

Un percorso che è stato segnato dalla morte improvvisa di Fausto Mesolella: «Avevamo già iniziato a lavorare al disco. Abbiamo cercato di sistemare le canzoni in cui aveva già suonato. Nel resto dell’album non ci sono chitarre: abbiamo lasciato tutto così. Fausto ci manca molto, soprattutto sul palco. La cosa bella è che, nella lavorazione dell’album, per noi era come se lui fosse insieme a noi. Abbiamo fatto delle scelte, ragionato, pensando a quello che ci avrebbe detto lui. Il nostro mestiere ci dà la possibilità di elaborare diversamente il dolore, elaborarlo. In questo disco abbiamo dato forma a questo dolore, pensando che non vada esibito approfittandone, ma che vada ordinato. Un’esperienza del genere aiuta a non essere concentrati su se stessi, a non ambire a essere eterni come questa società ci suggerisce. Perché la morte è un grande taboo».

Tra le “critiche” rivolte spesso al gruppo, quella di essere troppo sofisticati: «Ce lo dicono in molti. Hanno ragione. Però siamo stati a Sanremo, lo abbiamo vinto con una canzone popolare, ma sofisticata. Ci sono state delle polemiche. Si sa, quando si partecipa al Festival bisogna metterlo in conto. L’importante è non pensarci troppo».

Il video di Come si canta una domanda

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su D.Repubblica.it, Amica.it, La Nuova Venezia, il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso.

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