Simone Cristicchi: «Ora penso al teatro, fare un disco nuovo non è la mia priorità»

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Simone Cristicchi
Simone Cristicchi, "Orcolat '76" - Foto Giò Alajmo (c) 2017

Simone Cristicchi sarà l’ospite d’onore della prima serata del Festival della Parola, in programma a Chiavari dal 31 maggio al 3 giugno. Spettakolo è media partner della manifestazione ed ha organizzato quattro incontri, che saranno condotti da Massimo Poggini: il 2 giugno, a partire dalle 18, con Claudio Trotta e Pietruccio Montalbetti, e il 3 giugno, sempre dalle 18, con Toni Capuozzo e Riccardo Bertoncelli. Tornando a Cristicchi, giovedì sera alle ore 21.30, porterà in scena uno spettacolo teatrale sotto la tensostruttura allestita davanti alla Cattedrale di Chiavari. Lo abbiamo intervistato.

Al Festival della Parola porterai Esodo, il tuo ultimo spettacolo teatrale. Come in Magazzino 18, continui a trattare il tema dell’esodo giuliano-dalmata dall’Istria nel dopoguerra. Perché questa scelta?
La scelta è dovuta al fatto che le richieste da parte degli enti teatrali, per quanto riguarda lo spettacolo Magazzino 18, erano tantissime. Dovevo in qualche modo accontentare tutte queste richieste, partendo dal testo originale e arricchendolo di alcune parti nuove. Porto in scena una sorta di lezione di storia in forma teatrale, Esodo è uno spettacolo scarno nella sua scenografia, ma ricco di contenuti, che ripercorre dall’inizio alla fine la tragica vicenda dell’esodo giuliano-dalmata. Utilizzo anche la proiezione di filmati dell’epoca e alcune delle canzoni che facevano parte di Magazzino 18, spettacolo che ha raccolto 250.000 spettatori in tre anni di repliche.

Quali sensazioni ricevi dal palco? Quali reazioni suscita questo spettacolo negli spettatori?
Dal palco ricevo la sensazione di riempire un vuoto di conoscenza, lo stesso vuoto che avevo io qualche anno fa, quando ho cominciato ad occuparmi della ricerca storica riguardo la pagina dell’esodo del dopoguerra dall’Istria. La sensazione è quella di dare un servizio al pubblico e rendere giustizia a questa pagina di storia poco conosciuta. E poi c’è l’emozione di entrare nelle piccole storie che riguardano questa vicenda, che vanno a toccare delle corde molto profonde. Il pubblico rimane sempre molto colpito.

Perché settant’anni dopo questo argomento è ancora divisivo?
E’ divisivo per chi vede la storia ancora oggi in maniera errata, a mio avviso. La storia non può essere bianca o nera, rossa o viola: ci sono delle sfumature e ci sono delle pagine che sono state colpevolmente dimenticate e taciute, censurate dalla politica ed anche dalla diplomazia internazionale. E poi c’è un silenzio anche dovuto al fatto che i protagonisti dell’esodo, i cosiddetti esuli istriani, si sono tenuti questa storia dentro, con grande dignità, ma nello stesso tempo anche vergogna. La loro storia ha rappresentato, per tanti anni, il fatto che l’Italia fosse uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Per alcune fazioni politiche estreme questa è una storia che è stata anche molto strumentalizzata.

Torni in Liguria, e nel Tigullio in particolare, dove spesso sei stato con i tuoi spettacoli, sia teatrali che musicali. La scorsa estate, ad esempio, a Rapallo, hai cantato le canzoni di Mogol in piazza, davanti all’autore ed accompagnato da un’orchestra (ndr, per leggere il racconto di quella serata cliccate qui: Cristicchi a Rapallo). Che ricordo hai di quella esperienza?
Fu una serata bellissima ed emozionante. Cantare con un’orchestra è sempre un grande privilegio, c’era tantissima gente tra il pubblico e poi c’era Mogol, con i suoi racconti ed aneddoti di vita, che ha emozionato moltissimo tutti i presenti. Sono contento di tornare nel Tigullio, sono stato qualche mese fa accanto al mio amico don Luigi Verdi, della Fraternità di Romena, proprio a Chiavari, ed è stata una bella sorpresa ricevere questo invito a distanza di poco tempo.

Il tuo ultimo disco, Album di famiglia, risale a cinque anni fa. Perché questo lungo silenzio discografico?
In realtà io continuo a scrivere le mie canzoni, ma lo faccio per i miei spettacoli teatrali. Da sette anni mi occupo soprattutto di teatro ed ho costruito un mio percorso parallelo a quello di cantautore e, nel tempo, con grande pazienza, ho costruito anche un pubblico che mi segue, viene a vedere i miei lavori ed è incuriosito dalle mie ricerche. Mi tengo stretto questo zoccolo duro di pubblico che mi dà l’opportunità di proseguire questa attività artistica meravigliosa.

Ma prima o poi tornerai anche a fare dischi?
Probabilmente sì, quando i tempi saranno più maturi ed avrò voglia di incidere un nuovo disco. Al momento non è la mia priorità.

L’estate 2018 di Simone Cristicchi sarà più all’insegna della musica o del teatro?
In realtà sarà un momento di pausa, nel corso del quale lavorerò al mio nuovo spettacolo teatrale, che sto scrivendo e che si intitolata Manuale di volo per uomo. E’ un racconto sulla bellezza, sulla meraviglia ed anche un po’ sul tornare bambini.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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