“Ti racconterò” di Enzo D’Andrea, 12 sfumature di un cantautore vecchio stile

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Enzo D'Andrea

Enzo D’Andrea è un cantautore non più giovanissimo, che nei moderni tempi dell’usa e getta potremmo accostare all’abusato termine “rottamazione”, un album volutamente fuori moda, delle storie da raccontare. Se dalle premesse l’idea è quella del vetusto memoriale, Ti racconterò, l’esordio di D’Andrea, chitarrista della vecchia guardia, si rivela un lavoro insolito, tra la musica e la letteratura, quasi un poema con 12 stanze, i brani, che danno vita ad una narrazione per immagini di sentimenti senza tempo, esplorando tutta la gamma emozionale dell’artista.

Il disco dall’anima retrò è prodotto da Claudio Poggi (primo produttore di Pino Daniele) e vanta collaborazioni di rilievo tra cui quella con Roberto Guarino (Lucio Dalla, Fabio Concato e Renato Zero sono solo alcuni degli innumerevoli nomi con cui ha lavorato).

Ad Amore di un giorno il compito di introdurci nelle atmosfere senza tempo dell’album. Il pezzo è infatti un sunto di tutto quello che troveremo poi, un rock che passa dal sostenuto al melodico e ci racconta l’amore, la delusione, la solitudine e la malinconia.

Seguendo il fil rouge dell’amore, D’Andrea ci mostra le conseguenze di un sentimento non corrisposto nell’omonimo brano, titolo dell’intera raccolta, Ti racconterò, ambientato in una Ville Lumiere, Parigi, spenta dall’unilateralità del sentimento. Il pezzo si chiude con uno sfumato assolo di tromba, mostrandoci la solitudine senza parole, facendocela provare sottopelle con le note che via via si affievoliscono.

Seguono poi La sbandata, Un bellissimo weekend e Besame mucho che celebrano la donna come incarnazione dell’amore prima (nei primi due brani) e della passione carnale poi (in Besame mucho) con un ritmo up e dei testi a cui non manca mai lo spunto riflessivo di fondo.

Se tutto l’album è un enorme racconto in capitoli, Enzo D’Andrea ha la verve del cantastorie rock alla Ivan Graziani, con qualche leggero richiamo vocale a Bennato e la capacità di far rivivere le immagini come il Principe di Roma, Francesco De Gregori. E proprio alla Capitale è dedicato uno dei pezzi più allegri del disco, È solo il vino, inno alla gioia sui generis, forse frutto dell’ebbrezza, con una meravigliosa Roma che è sfondo e protagonista al tempo stesso.

Ma lo stordimento passa presto e cede il passo ad una lucida e disillusa analisi dei nostri tempi, governati da L’Indifferenza che “non ha valori, si assolve e ride dei suoi peccati” e dagli atteggiamenti falsi e obbligati che ci spingono a mostrare sorrisi di facciata a Capodanno e coprono il senso di vuoto e solitudine interiore. E anime sole sono anche Titti e Gunther o Paolo che “manda giù il silenzio del mondo”, brani ricchi di tensione emotiva.

E, se l’unica soluzione pare essere nel suicidio, Da una finestra ci regala una nuova apertura al mondo, che passa per “la voce di un bambino che ancora non lo sa cos’è falso e cos’è vero”, sinonimo di quella speranza che riporta brio anche nelle sonorità.

E come in un perfetto andamento circolare letterario, torniamo all’amore, questa volta un Amore malandrino, accompagnato da una chitarra acustica prevalente, dichiaratamente “poco serio” come quello di Amore di un giorno, che lascia segni indelebili nell’anima.

Il quadro che ne viene fuori è sicuramente di un cantautore particolare, dall’animo tormentato, che dà vita ad un album che non è probabilmente da primo ascolto, ma ha in sé tutti i richiami alla musica evergreen e le carte giuste per diventare, come quella, senza tempo.

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Nata a Foggia in un’estate di notti magiche in cui si inseguivano goal, a 19 anni parte prima alla volta di Roma per poi approdare a Milano. Ha iniziato a 20 anni a collaborare con riviste cartacee o web scrivendo principalmente di musica e spettacolo. Parla tanto, canta, suona (male), insomma pratica qualunque attività fastidiosa vi venga in mente. Per evitare di snervare eccessivamente chi le è vicino si è “sfogata” al microfono collaborando con alcune radio web e locali. Medaglia olimpica di stage non retribuiti.

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