End of Justice – Nessuno è innocente

La parabola di un avvocato ossessionato dalla giustizia, fino all'autolesionismo

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End of Justice – Nessuno è innocente
di Dan Gilroy
con Denzel Washington, Colin Farrell, Carmen Ejogo, Lynda Gravatt, Amanda Warren
Voto 7 meno

Il titolo originale è un biglietto da visita: Roman J. Israel, Esq. Esq sta per Esquire, titolo negli Usa riservato agli avvocati, nato in Inghilterra per designare una figura tra il cavaliere e il gentiluomo. Bizzarro. Il protagonista -Denzel Washington- sembra un po’ meno di un avvocato (è un genio dietro le quinte dello studio ma se va in corte combina per intransigenza pasticci procedurali) e un po’ più di un avvocato: la sua etica e la sua morale sono irrigidite (ai limiti dell’autismo) in un’immagine anni Settanta, i capelli afro, l’uso dei termini fratelli e sorelle per designare altri afro-americani, la dedizione alle cause radicali, la povertà esibita come corazza di incorruttibilità, la forma fisica rinnegata, l’ascolto ossessivo in cuffia di Rhythm and Blues. Una specie di idiot savant ora anche infelice. Alla morte del socio di studio si trova proiettato nella realtà (cioè senza lavoro) e accetta un’offerta (ovviamente interessata) da uno studio diretto da Colin Farrell, che ha deposto gli scrupoli e ha fatto carriera, e tuttavia stima il folle collega che da anni culla un progetto di una radicale riforma della giustizia da portare a Washington. Al culmine del suo disagio il cavaliere senza macchia di Denzel Washington fa inversione, passa dalla purezza al crimine, si arricchisce, si riveste, si pettina, cambia casa, trova persino l’amore, e con la stessa velocità si autodeferisce alle autorità e si consegna al castigo. Il regista Dan Gilroy è fratello del Tony Gilroy di Michael Clayton (ricordate? l’avvocato-non avvocato maneggione Clooney che doveva tamponare la follia dell’avvocato Wilkinson esploso per amore e per etica durante un processo scottante), e i due film in qualche modo sembrano uscire dallo stesso bisogno di cambiamento attraverso la follia. Solo che mentre Michael Clayton “saliva”, End of Justice affascina, talvolta, ma ha una discontinuità che condivide col suo personaggio: a tratti geniale, a tratti impossibile. Washington più forte del trucco.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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