L’omaggio della musica italiana a Lucio Dalla a Verona

0
Ron
Foto di Riccardo Ambrosio

Partiamo da un presupposto: buona parte di quanto accaduto sabato sera sul palco del Teatro Romano di Verona, nel corso del Festival della Bellezza, è top secret. E il motivo è molto semplice: la serata sarà interamente trasmessa su Canale 5 a settembre. E quindi, per quanto l’oggetto del pezzo non sia un film giallo ma un concerto, preferiamo evitare gli “spoiler”. E parliamo del concerto in generale. Grande omaggio di Ron all’amico di sempre, Lucio Dalla, a 75 anni dalla sua nascita (qui la nostra intervista a Ron). Evento per il quale sono stati coinvolti tanti altri artisti: amici, colleghi, ma anche semplici “fan”, cioè ragazzi che per motivi anagrafici hanno potuto solo sfiorare la poesia di Lucio.

Padrone di casa del teatro, dicevamo, Ron (coadiuvato da Michelle Hunziker, conduttrice della serata). E il pensiero, usciti da quel luogo (che meriterebbe la definizione di “splendida cornice”, che tuttavia rifiutiamo per principio), è che ognuno di noi dovrebbe avere un amico come Ron. Ron tiene vivo il ricordo di Lucio: canta un suo brano inedito a Sanremo, pubblica un disco reinterpretando le sue canzoni (ma lo conclude con Come è profondo il mare, con la sua voce), porta in giro per l’Italia un concerto per ricordarlo. E inserisce la data di Verona, piena di amici.

Ornella Vanoni

C’è Ornella Vanoni, la “tesora” di Lucio Dalla, c’è Fiorella Mannoia, che lui chiamava Rosalba. C’è Gigi D’Alessio, uno dei simboli della musica di una città che Dalla amava in maniera viscerale, e ci sono i giovani Giovanni Caccamo ed Emma Marrone. E poi, naturalmente, c’è Gaetano Curreri, nato tastierista, diventato anche cantante, proprio grazie a Lucio. Tutti pronti a cantare una canzone, a raccontare un aneddoto e, soprattutto, a ricordare l’amico: la sua genialità, la sua continua voglia di scherzare, la sua fantasia.

Un, due, tre... Fiorella

E poi, dicevamo, c’è Ron. Anche lui, naturalmente, pronto a cantare, a raccontare. Ma anche a fare un passo indietro. A mettersi da parte. A lasciare il palco ai più giovani, ad accompagnarli con la chitarra. Come per dimostrare, con tutta l’onestà possibile, che il suo nome sulla locandina non è che un pretesto, mera esigenza per giustificare l’allestimento del concerto. Gli ospiti (e sono tanti) che si susseguono sul palco hanno il loro nome, ma in quel momento è come se perdessero la loro individualità, complici nel destinare la propria voce e quell’esibizione a un grande concerto di Lucio Dalla. Che non può cantare, ma c’è. E allora gli regalano la loro voce per una canzone. E per oltre tre ore di musica.

CONDIVIDI
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su D.Repubblica.it, Amica.it, La Nuova Venezia, il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here